IL FATTO

Lanciano. Si inietta antibiotico e muore per shock anafilattico a 46 anni

Morto dopo poche ore all’ospedale. Donate le cornee

Redazione PdN

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Lanciano. Si inetta antibiotico e muore per shock anafilattico a 46 anni

LANCIANO. Muore per uno shock anafilattico a 46 anni dopo aver preso un antibiotico.

La drammatica vicenda si è consumata ieri, 19 marzo, a Lanciano.

La vittima si chiama Filippo Marconetti , 46 anni, e si è sentito male subito dopo aver assunto una fiala di antibiotico somministrato per via intramuscolare forse per una influenza. Subito dopo ha iniziato ad avere fastidi, pruriti e dolori. Ha accusato difficoltà di respirazione ed una forte tachicardia.

E’ stata chiamata subito l’ambulanza del 118 ed in breve MArconetti è stato ricoverato all’ospedale Renzetti.

  

I medici hanno sottoposto l’uomo al trattamento primario per l’anafilassi ma era ormai in arresto cardiaco e da allora tutte le pratiche messe in atto per strapparlo alla morte non hanno avuto esito favorevole.


Lascia moglie e due figli, MArconetti era amministratore di condominio ed in passato aveva avuto anche interessi per la politica.

A tarda notte i familiari, distrutti dalla tragedia che si è consumata nel giro di qualche ora, hanno acconsentito al prelievo delle cornee, mettendo in moto le procedure previste dal protocollo, che consentono, per tali organi, di procedere a cuore fermo.

L’intervento è stato eseguito dall'équipe composta dall’oculista Alessio Liberatoscioli, dall’anestesista Rosalia Di Martino e dal coordinatore trapianti Fabrizio Fumarola, che hanno poi inviato le cornee alla Banca degli occhi dell’Aquila.

La nobiltà del gesto della famiglia è stata sottolineata dalla responsabile della Rianimazione dell’ospedale di Lanciano: «Abbiamo fatto l’impossibile per salvare il giovane papà - dice Nadia Carosella - noto a molti di noi per il suo impegno civico anche in parrocchia e nella vita associativa. I colleghi del 118 che lo hanno soccorso gli avevano già prestato in emergenza tutte le cure del caso e poi, una volta giunto in ospedale, abbiamo fatto il resto, tentando disperatamente di rianimarlo per più di un’ora, ma è stato tutto inutile. Di fronte a una tale tragedia, pur con l’animo devastato, la moglie e i figli hanno acconsentito alla donazione, ultimo atto di altruismo di un uomo che si era sempre speso per la comunità. Un gesto in continuità con il suo stile di vita».