PROTEZIONE CIVILE

Pescara, l’eliporto che non funziona tra le strutture strategiche d’emergenza

La scoperta del consigliere del Movimento 5 Stelle, Massimiliano Di Pillo

Redazione PdN

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Pescara, l’eliporto che non funziona tra le strutture strategiche d’emergenza

Ospedale di Pescara

PESCARA. All'interno del Piano di Protezione Civile e più precisamente nelle tavole che illustrano i vari rischi sul territorio del Comune di Pescara, nell'elenco delle strutture strategiche per la gestione delle emergenze, figura l'eliporto sanitario dell'ospedale di Pescara, che però non funziona da oltre 12 mesi.

 

Questa è una delle scoperte fatte dal consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Massimiliano Di Pillo, studiando la documentazione pubblicata sul sito del Comune di Pescara, relativamente all'aggiornamento richiesto dalle varie normative e linee guida regionali e nazionali.

Sempre facendo riferimento a ciò che a tutt'oggi è pubblicato sul sito del Comune di Pescara, addirittura nella stessa   copertina del Piano di Protezione Civile Di Pillo si è accorto che figurano ancora i componenti della precedente amministrazione con l'aggiornamento fermo al 2013.

 Tra gli "edifici/strutture strategiche per la gestione delle emergenze" ci sono il Centro Operativo Comunale (C.O.C.), la Questura, la Prefettura, il comando dei Vigili del Fuoco, l'ospedale civile, l'eliporto dell'aeroporto "Liberi" di Pescara, e l'eliporto sanitario di Via Fonte Romana chiuso formalmente da oltre un anno.

 «Le stesse strutture, almeno quelle che fanno riferimento al Comune di Pescara», va avanti Di Pillo, «sembrano non avere neppure le certificazioni che attestino l'indice di vulnerabilità sismica, un dato fondamentale per avere la certezza, riguardo al rischio sismico, di non ripetere l’esperienza dell'Aquila, dove la Prefettura è crollata in seguito al sisma del 6 aprile del 2009».

Per le strutture che dovrebbero coordinare e gestire qualsiasi tipo di emergenza e per le principali vie di comunicazione, sarebbe fondamentale attuare la microzonizzazione sismica di terzo livello. Lo stesso vale per gli spazi da adibire a campi di accoglienza, che potrebbero subire danni tali da essere inutilizzabili per le pianificazioni dettate dallo stesso Piano di Protezione Civile.

«La mancanza che più sconvolge, però, riguarda le indicazioni fornite dalle linee guida regionali e nazionali per la salvaguardia dei cittadini, che in realtà non esistono», continua Di Pillo.

«Non ricordo di aver mai visto in città ciò che accade ormai in molti edifici pubblici, e cioè prove di evacuazione e nello stesso tempo prove di attuazione del piano di Protezione Civile per verificare il funzionamento dello stesso piano. Così come non ho mai visto documenti o brochure che spieghino ad ogni cittadino cosa lo stesso cittadino debba fare in caso di una qualsiasi condizione di rischio. Non esistono cartellonistiche che identifichino gli spazi che dovrebbero essere adibiti a campi di accoglienza, come non esistono pannelli informativi che spieghino in caso di rischio quali possono essere le strade di fuga dei cittadini per allontanarsi dal territorio interessato da un possibile evento catastrofico».

Oggi Di Pillo ha chiesto con una mozione discussa in Consiglio Comunale di attuare gli aggiornamenti che le linee guida impongono per i Piani di Emergenza Comunali, trasmettendo il tutto alla Protezione Civile e alla Regione Abruzzo al fine di garantire ai cittadini la corretta prevenzione e previsione degli eventi dannosi, e in modo da poter gestire in maniera efficace ed efficiente l'emergenza e gli eventuali soccorsi.

«L'esperienza del terremoto dell'Aquila ha insegnato molto alla macchina della Protezione Civile, ma nulla alla politica e a chi dovrebbe salvaguardare principalmente i cittadini e il bene comune», chiude Di Pillo.