IL FATTO

Violenza sessuale di gruppo al Megà di Pescara, «urlavo aiuto ma nessuno sentiva»

Arrestati due cugini, si cercano altre 3 persone

Redazione PdN

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Violenza sessuale di gruppo al Megà di Pescara, «urlavo aiuto ma nessuno sentiva»



PESCARA. Violenza sessuale di gruppo e lesioni aggravate: queste le accuse delle quali dovranno rispondere due cugini pescaresi arrestati questa mattina dalla polizia.

A difendersi da quelle gravissime accuse saranno i cugini,  Francesco Lombardi, 23 anni nato a Chieti ma residente a Cepagatti, e Andrea Lombardi, nato a Chieti e residente a Manoppello, entrambi già noti alle autorità.


Il gip Gianluca Sarandrea ha deciso per gli arresti domiciliari sebbene il pm avesse chiesto una misura cautelare in carcere. «Non ci sono concrete ragioni per ritenere che i due violino le prescrizioni connesse alla misura domiciliare», spiega il giudice nell’ordinanza, motivando la sua decisione.

I fatti contestati sarebbero avvenuti all’interno della discoteca Megà di Pescara lo scorso 14 febbraio.

Notte degli innamorati drammatica per due giovani sorelle che si trovavano all’interno del locale di via Paolucci in occasione di una festa di un amico.


LA RAGAZZA E’ STATA ACCERCHIATA

Stando a quanto appurato dalla polizia, intorno alle 3 di notte all’interno della discoteca, 5 giovani avrebbero accerchiato una 21enne appena uscita dal bagno, lungo le scale che riportano alla sala principale del locale, e, dopo averla afferrata per il polso destro e bloccata, l’avrebbero palpeggiata sul seno e nelle parti intime.

La giovane ha opposto resistenza ma è stata colpita con schiaffi e calci. Ha rimediato pure un graffio sotto l’occhio e la distorsione del rachide cervicale.

In suo soccorso è arrivata la sorella 18enne, ma il gruppo si è scagliato anche contro di lei.

Entrambe le sorelle sono poi state portate all’ospedale di Pescara con una prognosi, rispettivamente, di 10 giorni per la maggiore delle 2, e di 7 giorni per la 18enne.

Le indagini partite subito dopo l’episodio e condotte dai poliziotti della Squadra Mobile diretta da Pierfrancesco Muriana  avrebbero permesso di identificare due degli aggressori.



«VEDEVO LE LORO MANI OVUNQUE»  

Drammatico il racconto della ragazza messo a verbale subito dopo l’aggressione:

«Ricordo distintamente di aver visto molte mani che mi toccavano contemporaneamente in ogni parte del corpo senza che io potessi sottrarmi a questo palpeggiamento perché uno dei ragazzi mi tratteneva con forza.

Contemporaneamente sentivo le voci di questi uomini che mi invitavano a restare con loro perché mi avrebbero offerto da bere facendo anche apprezzamenti sulla mia forma fisica.  Mentre mi trovavo bloccata ho chiesto più volte aiuto ma la musica ad alto volume non ha permesso agli altri di sentire le mie richieste fino a quando è arrivata mia sorella che ha chiesto perché mi stavano toccando.  Per tutta risposta quello che mi aveva bloccato l’ ha insultata: “ma che vuoi Cessa di m****”. Un altro l'ha colpita con un pugno sul volto gettandole addosso anche il cocktail che lui teneva in mano. Abbiamo cominciato a tirare i calci, mi hanno rotto un dente, mi hanno fatto un graffio sotto l'occhio sinistro, ho una forte contusione al ginocchio sinistro e un trauma distorsivo al collo» .


Anche la sorella ha raccontato quegli attimi tremendi e di quando si è avvicinata per trarre in salvo la sorella:  si è sentita rispondere “vatti ad uccidere”, “Chi sei tu vaffa….”.

« Ad un certo punto non ho capito più niente. Mi sono spaventata perché erano in cinque contro due ragazze, ho cercato di aiutare mia sorella, un ragazzo mi ha spinto via forte, ho opposto resistenza, mi ha tirato un cazzotto sul viso».


La polizia ha mostrato un album fotografico con alcuni soggetti già noti alle forze dell'ordine e loro hanno riconosciuto senza tentennamenti i due cugini.

Alessandra Lotti