L'INCHIESTA

Rigopiano, la dirigente della prefettura che rispose al telefono: «mi sono confusa, eravamo in emergenza»

Interrogata ieri dalla Procura si è difesa: è iscritta nel registro degli indagati

Redazione PdN

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Rigopiano. Il dirigente: «Quattro dita di polvere sui documenti della carta valanghe»


PESCARA. «Mi sono confusa, mi sono sbagliata, mi riferivo alla stalla che era crollata a Rigopiano quella mattina… erano momenti concitati, eravamo in piena emergenza,  eravamo subissati da telefonate di soccorso. E poi il 118 ci aveva avvertiti che era tutto a posto…».

La funzionaria della Prefettura di Pescara, Daniela Acquaviva, si è difesa così ieri durante l’interrogatorio sostenuto in procura in seguito alla sua iscrizione nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di 29 persone rimaste intrappolate nell’Hotel a Rigopiano abbattuto da una valanga il 18 gennaio 2017.

Interrogata su richiesta dei Carabinieri forestali di Pescara, la funzionaria è indagata per lesioni colpose in concorso.

È la stessa funzionaria che pronunciò la frase, poi divenuta tristemente celebre, «la mamma degli imbecilli è sempre incinta» rispondendo al telefono a Quintino Marcella che tentava di dare l'allarme raccolto dal suo dipendente Giampiero Parete.

All'attenzione degli inquirenti, poi, la telefonata nella quale un carabiniere chiede alla sala operativa della Prefettura notizie sul crollo dell'hotel Rigopiano e la funzionaria risponde: «Ma l'Hotel Rigopiano è stato fatto stamattina». 

La conversazione telefonica e' delle 18:09, quando l'hotel era già crollato e Quintino Marcella aveva già fatto gran parte delle sue telefonate di richiesta di aiuto a tutti (non creduto).

La telefonata è rimasta sconosciuta per  un anno ed è contenuta in una informativa dei carabinieri forestali che hanno segnalato i comportamenti omissivi sia di  Daniela Acquaviva che di Vincenzino Lupi, responsabile della sala operativa della prefettura.

In una riunione del 24 gennaio 2017 il prefetto Francesco Provolo cercò di ricostruire i fatti per cercare di capire anche perchè i soccorsi partirono con due ore di ritardo ma ci si focalizzò soprattutto sulle telefonate del 118.

Dalle informative dei carabinieri forestali, però, si evince che il comandante provinciale dei carabinieri,  Marco Riscaldati, aveva parlato in una riunione pubblica anche di una telefonata arrivata alla sala operativa del 112 poco dopo le 18 durante la quale l’operatore aveva interloquito con Quintino Marcella (che in quei minuti effettuò molte telefonate in cerca di aiuto) e successivamente aveva comunicato il contenuto della conversazione alla Sala Operativa della prefettura.

 

Acquaviva questa volta interloquisce con i carabinieri e a questi trasferisce informazioni palesemente false e inspiegabili.


Rappresentata dagli avvocati Giacomo Di Francesco e Manuel Sciolè, la funzionaria Acquaviva si è difesa sostenendo che la risposta derivava dalla segnalazione che il 118 aveva dato alla sala operativa della Prefettura sul fatto che la notizia del crollo era già verificata e risultava infondata.

Sono 23, nel complesso, gli indagati nell'ambito dell' inchiesta della Procura di Pescara. Ci sono, tra gli altri, l'ex Prefetto, Francesco Provolo, il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, e il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta.

La procura di Pescara ha inoltre chiesto la proroga delle indagini fino ad ottobre riguardanti la tragedia dell'Hotel Rigopiano. Gli inquirenti sono in attesa del deposito dell'integrazione della consulenza tecnica e delle risultanze del materiale sequestrato dai carabinieri forestali alla sala operativa di Protezione civile della Regione Abruzzo, ossia le telefonate pervenute nei giorni dell'emergenza maltempo.

La procura ha chiesto la proroga del termine di sei mesi, previsto dal codice, ma non e' detto che intenda utilizzarlo per intero essendo le indagini ormai in una fase avanzata. L'inchiesta, particolarmente complessa, potrebbe quindi essere chiusa ben prima del termine di proroga.

Probabilmente anche tra un paio di mesi. Maggio potrebbe essere il mese giusto per chiudere e poi fare il punto sulle posizioni più pesanti e che rischiano di più.

Non è detto che gli indagati saranno saranno rinviati tutti a giudizio.

Ci si attende un processo di particolare difficoltà giocato tutto sulle procedure ed i cavilli perchè i fatti non sono mai stati così chiari, certi e incontestati.

Chiare anche le responsabilità oggettive per molte figure istituzionali (responsabilità che derivano dalla legge) e che in questo caso si concretizzano come omissioni prolungate. Responsabilità politiche certamente chissà se poi sovrapponibili a quelle penali...

Si tratta di omissioni accertate e incontestate ma particolarmente frazionate, quasi polverizzate, tra un nugolo di altre figure istituzionali tecniche e politiche risalenti nel tempo, anche più di 10 anni, le quali tutte -ognuna per una parte, magari anche minima- avrebbero contribuito alle omissioni che hanno potuto permettere la strage di Rigopiano.

Argomentazioni nette in linea teorica, molto meno in linea pratica, specie per un processo che si annuncia “maxi” e ancora una volta quasi “sperimentale”.

Agguantare la “Giustizia” anche questa volta sarà particolarmente difficile.

In compenso almeno la verità la conosciamo quasi tutta.