DELITTO E MISTERO

Omicidio Neri, la mamma: «mio figlio non era preoccupato, era beato»

Laura Lamaletto smentisce contrasti interni

Redazione PdN

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Omicidio Neri, la mamma: «mio figlio non era preoccupato, era beato»


PESCARA. «Mio figlio non era preoccupato, era beato».

E’ certa Laura Lamaletto, la mamma di Alessandro Neri, il 29 enne sparito da Spoltore una settimana fa e ritrovato cadavere giovedì scorso alla periferia di Pescara.


La madre del giovane, intervistata dalle trasmissioni Mediaset, si è detta certa che il figlio non avesse preoccupazioni particolari: «era beato. Se sapessi con certezza matematica di qualche lite in famiglia lo avrei detto subito. Secondo voi me lo terrei dentro? Io voglio la verità».


Nelle ultime ore è stato Il Messaggero a parlare di  rapporti tesi in casa Lamaletto a causa dell'estromissione di Laura dall'azienda vitivinicola “Il Feuduccio”, a Orsogna in provincia di Chieti, realtà fondata vent'anni fa con passione da Gaetano Lamaletto al suo rientro dal Venezuela dove aveva costruito una fortuna.

Una estromissione avvenuta due anni fa. Su questo filone gli investigatori hanno fatto domande e cercato di capire che tipo di clima vi fosse dopo l’uscita dalla gestione della azienda.

A Caracas l'anziano imprenditore aveva lasciato al figlio Camillo la conduzione della fabbrica di ceramiche per edilizia, la Grupo Lamaletto Balgres e l’azienda abruzzese adesso è guidata dal nipote Gaetano jr, tornato in Italia dopo aver fatto studi di economia a Boston.

Ieri anche i carabinieri hanno smentito l’ipotesi di contrasti tra le famiglie Neri e Lamaletto.

«Alessandro era un ragazzo generoso», ha detto ancora la mamma, «che se aveva qualcosa da donare non si tirava indietro, lo dona. È diventato senza volerlo, inconsciamente, figlio unico (era in realtà il terzo di quattro figli ma i fratelli vivono a Bologna, Dublino e Miami). Ora la cosa importante è trovare la verità, ne abbiamo bisogno tutti».


Oggi sono iniziati i rilievi del Ris sulla macchina del giovane, ritrovata mercoledì mattina in centro a Pescara, in via Mazzini, a 7 km circa dal luogo del ritrovamento del cadavere.

Gli inquirenti sono alla ricerca di tracce perchè è ormai chiaro che la macchina è stata messa lì quando Alessandro era già morto, da qualcuno che ha agito senza preoccuparsi nemmeno delle telecamere di sorveglianza che ci sono in centro.

Per loro fortuna si tratta di impianti per la maggior parte non funzionanti.   

Intanto la salma è stata restituita alla famiglia e sabato prossimo alle 15,30 nella chiesa di Villa Raspa di Spoltore si terranno i funerali. In arrivo anche parenti dal sudamerica, alcuni dei quali verranno presumibilmente sentiti dagli investigatori dei carabinieri, per ricostruire il quadro dei rapporti all’interno della famiglia Lamaletto.

Restano sullo sfondo ipotesi sfocate e confuse che parlano di delitto passionale o legato a certi ambienti che sarebbe meglio non frequentare.

Quello che trapela è un quadro ancora troppo confuso e ampio ma è certo che gli inquirenti hanno ben più elementi perchè telefoni e pc stanno iniziando a parlare e comunicano dati importanti.

Forse qualche conferma.


L’ORARIO DELLA MORTE

Se da un lato l'attività degli inquirenti è finalizzata a trovare un movente, dall'altro si prova ad accertare cosa sia accaduto dal momento in cui il 29enne è uscito di casa, lunedì 5 marzo, a quello del ritrovamento della sua auto, una Fiat 500 cabrio di colore rosso, il mercoledì seguente. È in quella fascia temporale, secondo gli inquirenti, che il 29enne è stato ucciso. L'ipotesi è che Neri sia morto 48-60 ore prima del ritrovamento del corpo. Il suo cellulare, infatti, si è spento lunedì sera, dopo aver consentito di individuare la presunta zona, in cui, poi, giovedì, sono intervenuti i cani molecolari. Se il cellulare è stato recuperato, effetti personali, come documenti o carte di credito, non sono stati ritrovati. Manca anche il portafoglio, ma il giovane generalmente non lo utilizzava. E mancano anche le chiavi dell'auto. Aspetti che in parte potrebbero essere chiariti dal lavoro del Ris sul veicolo: sul caso vige il massimo riserbo, ma quanto emerso dagli accertamenti del Reparto investigazioni scientifiche è ora al vaglio degli inquirenti. Dopo aver ascoltato più volte i genitori del ragazzo, i carabinieri stanno sentendo - in alcuni casi anche più di una volta - amici e conoscenti. Al momento non ci sono indagati.