LA SENTENZA

Università D’Annunzio, giudice annulla provvedimento disciplinare contro Goffredo De Carolis

«Ristabilita finalmente la verità»

Redazione PdN

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Uda, cda apprezza dimissioni del rettore e sospende sanzione per De Carolis

Goffredo De Carolis

 

 

 

CHIETI. Il giudice del Lavoro di Chieti, Laura Ciarcia, ha dichiarato nullo il provvedimento disciplinare dell’Università D’Annunzio contro Goffredo De Carolis, senatore accademico, dipendente e segretario del sindacato CSA Cisal, difeso dall’avvocato Leo Brocchi.

L’Ateneo è stata condannato al pagamento delle spese pari a 3.550 euro.   

 

De Carolis era stato sospeso dal servizio (con conseguente sospensione dello stipendio) per tre mesi, dal 3 aprile al 2 luglio 2017. Il caso aveva creato molto scalpore ed era arrivato anche in Parlamento tramite una interrogazione di Gianni Melilla al ministro per l’istruzione Valeria Fedeli (senza risposta).

A fine marzo 2017 il cda dell’Ateneo aveva sospeso il provvedimento disciplinare.

 

I fatti risalgono al dicembre del 2016 quando De Carolis intervenne nella seduta del Senato accademico in cui si parlava del bilancio annuale autorizzatorio.  

In quella occasione si parlò anche delle competenze accessorie percepite dall'allora direttore generale Filippo Del Vecchio.

Meno di 20 giorni dopo arrivò a De Carolis una sanzione disciplinare in cui si contestava proprio il suo intervento e di averlo divulgato anche sui giornali.

La sua colpa, diceva l'università, era quella di aver lasciato intendere che il personale dell'Ateneo avesse posto in essere una condotta rilevante ai fini penali, contabili e disciplinari.

 

L'Ateneo ha attaccato sostenendo che De Carolis non potesse esprimere dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti dell'amministrazione e doveva evitare situazioni e comportamenti che potessero nuocere agli interessi o all'immagine dell'Ateneo.

Inoltre si diceva anche che le informazioni date da De Carolis erano false.

Da qui l’accusa di aver arrecato un grave danno e la conseguente sanzione.

 

MA QUALE DANNO E’ STATO CAUSATO?

«Tuttavia»,  scrive il giudice Ciarcia nella sentenza, «l'Università non ha offerto prove sulla sussistenza di un danno grave  ma si è limitata a dire che l'immagine dell'Ateneo non è uscita bene agli occhi del lettore medio il quale capisce che l'ateneo non si sia accorto dell'errore da permettere al direttore generale di percepire dal 2012 al 2016 ben 50.000 in più rispetto al dovuto».

 

Secondo il giudice quello che De Carolis disse nella seduta del Senato accademico non avrebbe avuto valore lesivo dell'onore e della reputazione dell'Ateneo:  «il tenore dell'intervento esclude che lo stesso abbia travalicato i limiti di continenza sostanziale e formale».

 

«La sentenza», commenta De Carolis, «ha ricollocato nelle giuste caselle il diritto di esprimere il proprio pensiero sul luogo di lavoro ed il diritto di critica, fra le libertà fondamentali del lavoratore, ed a maggior ragione in un contesto rappresentativo dove è inconcepibile che il lavoratore possa subire ritorsioni per l’espressione delle proprie idee. E’ stata così sonoramente bocciata dall’Autorità Giudiziaria l’autoreferenziale pretesa di insindacabilità delle opinioni e delle decisioni dei vecchi vertici dell’Università D’Annunzio, con la dichiarazione di nullità del provvedimento disciplinare e la condanna alle spese legali».

A questo punto De Carolis annuncia l’inizio di una nuova battaglia, quella per il riconoscimento del risarcimento del danno che devolverà in beneficenza.

 

«Sono stati anni durissimi per me, con danni fisici e morali incalcolabili», ricorda oggi De Carolis: «ho subito pubblicamente gravi vessazioni, violenze, soprusi, derisioni d’ogni genere. Ho dovuto vedere mio padre piangere, a 90 anni, quando la TV ha dato la notizia della mia sospensione. Non mi sono mai piegato davanti all'arroganza, alla prepotenza, alla tirannia e mai lo farò, tanto più quando esse vestono l’abito della strumentale vessazione, svilendo il rispetto dovuto ad una pubblica funzione, nel renderla oppressiva macchietta.

Oggi finalmente un Tribunale dello Stato ha ristabilito la verità».

De Carolis ringrazia tutti i colleghi e gli amici che lo hanno sostenuto.

 

a.l.