BUCO NELL'ACQUA

Cam, è di nuovo tempo di scandali e impunità: conti pasticciati e bilanci falsi?

C'è pure l’avvocato che aspetta 1 milione di euro da 22 anni. Relazione impietosa del Consiglio di Sorveglianza

Redazione PdN

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AVEZZANO. Le ultime novità sul Cam, Consorzio acquedottistico marsicano, non parlano solo di 13 milioni di euro di debiti non registrati, che vanno ad aggiungersi ai circa 80 milioni accumulati negli anni.

 

Ma parlano di confusione generale, per essere teneri, numeri sballati, conti e carte pasticciati, soldi mai accantonati per vertenze in atto e richieste di pagamento milionarie che aspettano da 20 anni. Una gestione inaccettabile andata avanti per anni, decenni, roba da mettersi le mani nei capelli.  

Di solito nessuno si è mai accorto di nulla e quando si è trovato chi avesse l’ardire di far trapelare qualcosa poi, comunque, nulla è successo. Comprese un  paio di inchieste giudiziarie totalmente innocue.

E’ tutto scritto nero su bianco nella relazione firmata da Felicia Mazzocchi, componente Revisore del Consiglio di Sorveglianza del Cam.

Quindici pagine impietose, una sfilza di annotazioni imbarazzanti e l’enormità delle accertate scritture di rettifica, per 13mln di euro, imporrebbe ai sindaci azionisti ed all’attuale governance Cam l’accertamento della verità.

Anche per questo due giorni fa il sindaco di Avezzano, Gabriele De Angelis, ha spiegato che ritiene necessario  inviare gli atti alla Procura della Repubblica ed alla  Corte dei conti «per l'accertamento delle pregresse responsabilità».

Si farà mai chiarezza?

 

Forse la storia dell’avvocato Giorgio Sucapane riassume bene il modo di operare all’interno della società.

Un modo confuso, dilatatorio, a tratti pure sciatto.

Il legale aspetta dal 1996 il pagamento per le prestazioni svolte per l'attività legale a favore del Cam.  

Una situazione  ancora pendente dopo 22 anni tanto che il Consiglio di Sorveglianza ritiene «indispensabile e doveroso» procedere alla quantificazione di un congruo accantonamento per le spese legali.

Un accantonamento che non potrà essere inferiore, sottolinea Mazzocchi, a 1,2 milioni di euro perché questa è solo la cifra che chiede Sucapane.

Ma in questi mesi sarebbe in corso una ricognizione generale dei contenziosi per riuscire a capire quale sia la spesa per i giudizi pendenti e la possibilità di soccombenza.

Quando si conoscerà la cifra intera bisognerà provvedere anche all'accantonamento.

 

«Se questo argomento fosse stato preso in considerazione», sottolinea Felicia Mazzocchi nella sua relazione, «avremmo solo avuto bisogno di adeguare un fondo già costituito e non di crearlo con un costo molto rilevante di impatto sul bilancio».

 

 

DEBITO ENEL ENERGIA E BANCA SISTEMA

Ma qualcosa non torna nemmeno nel passaggio del debito da Enel Energia Spa a Banca Sistema spa.  Infatti durante il controllo è emerso che dalle scritture contabili c'è una registrazione del 22 dicembre 2015 che sancisce il passaggio del debito per due somme: 4,3 milioni più 8,2 milioni.  Il 31 dicembre del 2015 c'è stata anche una rettifica, ovvero una diminuzione di 1,2 milioni di euro, con un saldo finale di bilancio di 11,3 milioni di euro.

Ebbene, scrive il revisore, queste scritture non corrispondono ai due atti firmati dall'amministratore delegato ingegner Venturini uno per 5,1 milioni e l'altro per 8 milioni e quindi un totale di 13,2 milioni.

Inoltre è venuto meno anche il rispetto delle scadenze e quindi il 30 giugno del 2017, a firma del presidente Attili, è stato sottoscritto un nuovo atto che allunga il periodo di rateizzazione al 2026.

Si parla di un ulteriore aggravio di interessi per 2.000.000 di euro.

 

CONTENZIOSO ENEL

Per le forniture antecedenti il 2009, invece, il Cam ha un procedimento in corso al tribunale di Avezzano con Enel servizio elettrico spa.  

Il mancato rispetto dei termini della transazione firmata a giugno del 2010 ha fatto riemergere il debito di 3,3 milioni che è stata iscritta in contabilità tra le rettifiche del 31 dicembre 2017.

Per quanto riguarda invece il contenzioso con Burgo energia Spa, l'avvocato Guido Ponziani che sta seguendo la lite ritiene che ci sia il pericolo di annullamento della transazione intervenuta nel 2014 che aveva portato un beneficio alle casse del Cam di 1,1 milioni.

 

 

SANZIONI AMMINISTRATIVE

Il Cam per la sua attività di ripristino delle riparazioni è spesso soggetto ad ammenda da parte della polizia locale ma anche la gestione delle Infrastrutture depurative espone l’ente a subire sanzioni ambientali comminate da Comuni, Provincia e Arta per conto della Regione.

Per questo il revisore chiede di valutare prudenzialmente il rischio di soccombenza per gli eventuali ricorsi in essere «tanto più quando si ha la certezza della somma da pagare di fronte a sentenze negativo». Gli uffici hanno fornito l’elenco: in materia di depurazione  c’è il rischio di un costo di 1,1 milioni sulla base delle ordinanze emesse dai enti che hanno elevato le esenzioni. Si tratta di una cifra che è in corso di rateizzazione in cartelle Equitalia.

 

FONDI DI ACCANTONAMENTO

Secondo il revisore, inoltre,  nel bilancio l'iscrizione dei fondi di accantonamento nel passivo patrimoniale è «del tutto carente» e sono stati identificati tutta una lunga serie di altri ‘pasticci’.

Ad esempio il Cam  risulta socio unico della società Ret Spa in liquidazione ma  non è stata trovata nessuna iscrizione nel bilancio: «non risultano partecipazioni nelle scritture contabili nonostante nel 2006 ci sia stata la costituzione della società con lo scopo di recuperare il sommerso delle utenze idriche».

Inoltre il Cam si sarebbe ‘dimenticato’ pure di pagare l'Imu sull'immobile in cui ha la sede: si parla di 82.350,56 euro per i versamenti che non risultano dal 2012 al 2017, escluse le sanzioni.

Questo debito, scrive il revisore, non si evince dalle scritture contabili: «è evidente che essendo il Comune di Avezzano socio del Cam, questa carenza va ad incidere sulla riconciliazione dei conti reciproci di fine esercizio che per quelli precedenti risultano, quindi, non veritieri».

 

All'elenco dei fornitori al 31 dicembre 2017, invece, sono emerse molte posizioni con segno negativo che quindi potrebbero significare dei crediti del Cam. Ma da un'analisi più accurata con il funzionario Amleto Nuccetelli è emerso che si tratta di partite creditori inesistenti da cancellare con relativa rilevazione di un  componente negativo di reddito.  

«Costo che, correttamente avrebbe dovuto essere rilevato al momento dell'acquisto del bene o del servizio con conseguente detrazione dell'IVA», fa notare Mazzocchi.

Ma se la fattura non è stata registrata secondo le regole contabili è svanita anche la possibilità di recuperare l'IVA. E l’elenco delle fatture era da oltre 700 mila euro.

 

CONTENZIOSI CON DIPENDENTI

È stata poi fatta una ricognizione sui contenziosi in essere: il Cam ha un debito potenziale nei confronti dei dipendenti che hanno promosso giudizi difronte al giudice del lavoro per un totale di 1,3 milioni di euro.

C'è già una condanna definitiva di 104.000 euro. Per tutti gli altri casi il calendario di udienze va da febbraio 2018 a marzo 2019.

Annota il revisore: «nel bilancio 2017 dovrà essere necessariamente creato un fondo capace di far fronte ai versamenti che dovessero rendersi dovuti all'ex personale che ha promosso azioni legali». Si chiedi almeno il 50% della cifra totale ovvero 655.000

Tutto da fare ora, sperando di farcela perché «l’Ad all'epoca in carica, pur conoscendo le varie vertenze di lavoro esistenti, ha ritenuto di non prevedere nessun accantonamento in bilancio».

Amen.

 

Alessandra Lotti