QUESTI FANTASMI

Ma quali vigili eroi anticorruzione: per la procura non ci sono stati illeciti

Il caso della multa fantasma al questore: una vicenda rimasta oscura e con troppi dubbi irrisolti

Redazione PdN

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Tribunale pescara

Tribunale di Pescara

 

 

PESCARA. Quando le storie nascono storte l’unica strada possibile è quella dell’oblio: chiudere il capitolo, far finta di dimenticare e tutto si “aggiusta” magicamente.

Sembrava storia digerita quella della multa fantasma all’ex questore di Pescara, Paolo Passamonti, ma ieri è piombata in città la notizia di un ponderoso encomio ai tre vigili e “martiri” giudicati alla stregua di veri e propri eroi dell’anticorruzione da Trasparency International, una organizzazione mondiale che monitora la corruzione nel mondo.

Claudio Di Sabatino, il vigile che aveva redatto il verbale per la rimozione dell’auto del questore, insieme ai colleghi Angelo Volpe e Donato Antonicelli, sono finiti nel mezzo di uno scandalo mediatico e giudiziario che alla fine dei conti ha stabilito che non vi fossero colpevoli, nè illeciti ma solo vittime: proprio i tre vigili che hanno denunciato presunti illeciti pagandone conseguenze pesantissime, subendo inchieste penali (archiviate) e procedimenti disciplinari (archiviati) per poi provare a riprendersi soldi, tempo e reputazione perduta ottenendo un risarcimento dal Comune per l’ingiusta punizione subita.

Parallelamente alla vicenda dei tre vigili, la procura di Pescara ha tentato di fare chiarezza sui fatti e accertare eventuali irregolarità commesse senza riuscirvi e, forse, commettendo anche qualche errore.

  In breve i fatti accertati: l’8 dicembre 2011 il questore Passamonti parcheggia la sua Mercedes in divieto di sosta nei pressi di una fermata bus; il vigile Antonicelli firma un verbale di rimozione forzata e l’auto viene portata via ma non sa a chi appartiene. Il questore Passamonti fa in tempo a vedere andar via la sua auto e pochi secondi dopo è al telefono con il comandante dei vigili, Carlo Maggitti, per informarlo dell’accaduto e chiedergli un passaggio per potersi riprendere l’auto.

Maggitti fornisce ordini orali ai suoi sottoposti per la restituzione immediata dell’auto al questore aggiungendo «poi domani penso io a sistemare tutto».

L’auto venne riconsegnata senza alcun pagamento della multa nè oneri per la rimozione.

Il verbale e le relative annotazioni dal registro sparirono poi misteriosamente...

A marzo 2013 da parte dei vigili venne presentata una denuncia per l’accaduto, ad aprile il primo articolo su Il Tempo di Marco Patricelli che venne indagato e pure perquisito insieme ai vigili per rivelazione di segreto d’ufficio. Si tratta di un’altra parentesi giudiziaria molto contestata sia per le perquisizioni al giornalista (vietate dalla Corte di Giustizia europea) sia per la presunta rivelazione di “segreti istruttori” mentre si raccontavano solo fatti accaduti due anni prima e a conoscenza di diverse persone  (non documenti della procura relativi alle risultanze delle indagini). 

 Il fatto divenne di dominio pubblico grazie a Le Iene e sulla procura di Pescara si scatenò anche una polemica con Ncd (il partito della  sottosegretaria Federica Chiavaroli) che chiese persino una ispezione di cui non si è saputo mai più nulla.

A consigliare una denuncia cautelativa ai tre vigili fu il loro ex comandante, Ernesto Grippo, che oggi, letta la notizia del riconoscimento di Trasparency, fa un ragionamento che non lascia scampo.

L’ex comandante dei vigili di Pescara sostiene che se siamo in presenza di “eroi” si deve presumere che vi siano stati illeciti o atti che abbiano violato leggi (per esempio la restituzione illegittima dell’auto al questore da parte del comandante Maggitti).

Ma questo non risulta.

Anzi secondo la procura di Pescara proprio la restituzione dell’auto con quelle modalità e l’annullamento di una multa regolare non costituisce alcun illecito.





L’ANNULLAMENTO IN AUTOTUTELA

Tutto scritto nella richiesta di archiviazione firmata dall’ex procuratore Federico De Siervo e l’ex sostituto Giampiero Di Florio che dopo aver ricostruito i fatti e accertato che la contravvenzione fosse regolare venne di fatto «annullata in autotutela emanando disposizioni orali ai suoi sottoposti».

Nessun colpevole per la sparizione degli atti e nessun falso commesso da nessuno.

«Una contravvenzione però», spiega Grippo, «può essere annullata in autotutela solo in pochissimi e precisi casi come un errore palese di persona, una notifica errata o errata rilevazione della targa. Ad esempio non si può chiedere l’archiviazione di un verbale per eccesso di velocità rilevato tramite autovelox se sulla strada non era presente il cartello di avviso preventivo; né è possibile chiedere l’annullamento di un divieto di sosta elevato in una zona dove il parchimetro era rotto o il cartello poco visibile. In altre parole, il ricorso in autotutela può essere eseguito solo nei tre casi appena elencati e a chiarirlo è il regolamento di attuazione del codice della strada.  C’è poi l’art. 21 octies e nonies della legge 241 del 1990 che prevede l’annullamento per eccesso di potere, violazione di legge o incompetenza. Nel caso della multa del Questore nulla di tutto questo era accaduto.  La multa era stata elevata in modo ineccepibile. Il Questore poteva solo fare ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace e appellarsi eventualmente alla scriminante dell’art. 4 della legge 689/1981 perchè nell’adempimento del dovere da dimostrare e poi da valutare da parte del Prefetto e poi del Giudice.  La Procura di Pescara a mio giudizio ha formulato una richiesta di archiviazione fondandola su una autotutela priva di qualsiasi valido riferimento normativo».

 

Una brutta storia che è meglio dimenticare per sempre.