IL FATTO

Multa ‘fantasma’ a questore Pescara: i tre vigili «esempio virtuoso della lotta alla corruzione»

A deciderlo è il Trasparency International Italia

Redazione PdN

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Multa questore Pescara, annullata un’altra sanzione a vigile intervistato dalle Iene

PESCARA. Gli agenti della Polizia Municipale di Pescara diventano simbolo di legalità e lotta alla corruzione.

A consacrare questa prestigiosa posizione è Trasparency International, la più grande organizzazione a livello globale che si occupa di prevenire e contrastare la corruzione, che ha inserito il caso dei vigili protagonisti nella vicenda della “multa fantasma” al Questore di Pescara, all’interno di “Ad Alta Voce”, il report annuale  nel quale vengono riportati casi da tutta Italia che siano di  esempio positivo per la lotta alla corruzione.

«Un esempio nazionale» commenta il consigliere comunale Massimiliano Di Pillo «il M5S ha sempre sostenuto le ragioni degli agenti che solo per aver fatto correttamente il proprio dovere si sono dovuti difendere da ingiustizie dentro e fuori il luogo di lavoro».

 «Chi denuncia deve sempre essere sostenuto» continua Di Pillo. «Tante volte è proprio la paura delle ritorsioni che blocca alcuni uomini onesti a denunciare un illecito di cui sono testimoni o vittime, un riconoscimento come questo a livello nazionale è una vittoria non solo dei protagonisti di questa vicenda, ma anche di tutte le persone che non si girano dall’altra parte e che credono ancora nel senso di legalità».


UNA STORIA LUNGA E COMPLESSA

Queste le parole con cui ‘Ad Alta Voce’ racconta il caso avvenuto a Pescara.

«Tre vigili di Pescara integerrimi.  A dicembre 2011 l’automobile del Questore di Pescara, parcheggiata irregolarmente in un posto riservato alla fermata del bus, viene fatta prelevare dal carro attrezzi su richiesta dei vigili di servizio in quella strada. La macchina però, da quanto ci viene riportato dagli stessi vigili, viene restituita immediatamente al Questore.

A seguito di questo avvenimento, Claudio Di Sabatino, il vigile che aveva redatto il verbale, scopre, insieme ai colleghi Angelo Volpe e Donato Antonicelli, che i costi del carroattrezzi non sono stati addebitati al proprietario dell’auto e che non c’è più traccia del verbale. A marzo 2013, i tre vigili decidono quindi di confrontarsi con l’ex Comandante della Polizia Municipale di Pescara che consiglia loro di preparare una denuncia contro ignoti presso il Comando dei Carabinieri. Ad aprile i fatti denunciati sono però riportati sui media locali e viene aperto un fascicolo in Procura per fuga di notizie. Angelo Volpe viene anche indagato per violazione di segreto d’ufficio (sarà rinviato a giudizio e poi assolto), mentre nulla viene fatto per accertare i responsabili della sparizione del verbale. Tra fine 2014 e inizio 2015, la vicenda riceve una forte esposizione mediatica poiché ripresa in due puntate della trasmissione televisiva “Le Iene”. È a questo punto che per Angelo, Claudio e Donato le cose cominciano a volgere al peggio: la loro posizione nei confronti del Comandante, accusato di aver fatto scomparire il verbale, diviene insostenibile. Subiscono diversi procedimenti disciplinari, e lamentano atteggiamenti sfavorevoli nei loro confronti, nonché demansionamento».

«Per questi motivi», continua la ricostruzione, «l’11 dicembre 2015 Angelo, Claudio e Donato decidono di contattare Allerta Anticorruzione (ALAC). A seguito di diversi tentativi di mediazione falliti con i vertici dell’amministrazione, dal responsabile anticorruzione fino al segretario generale e a il sindaco, abbiamo suggerito ai tre vigili di inoltrare la segnalazione ad A.N.AC.. I fatti purtroppo non sono recenti, essendo oramai passati più di cinque anni dall’inizio della vicenda, ma Angelo, Claudio e Donato meritano quantomeno un chiarimento della loro situazione da parte di un’istituzione terza ed indipendente».



COMUNE CONDANNATO

Oggi la vicenda si è conclusa dopo un ricorso al giudice del lavoro, con una condanna per l'amministrazione comunale di Pescara a risarcire i 3 vigili urbani non solo dello stipendio non corrisposto ma anche degli interessi maturati per tutto il periodo della stessa punizione.

«E’ una vicenda» conclude Di Pillo «che sottolinea il valore di uomini dello Stato che hanno fatto valere i propri principi e i propri valori. Rispettando la divisa con onore e onestà, anche a rischio del proprio lavoro,  a causa dell'assurdo comportamento di chi, nonostante questa famigerata storia, continua ancora oggi a ricoprire un ruolo che probabilmente non ha la capacità di assolvere e che ha causato danni morali ed economici all'amministrazione e all'intera città».