PROPAGANDA SACRA

Comizio del Pd in chiesa, vittime Rigopiano aspettano D’Alfonso ma lui non si presenta

«Assurdo evento elettorale lì: quello è un luogo sacro»

Redazione PdN

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Rigopiano. Matrone: «Ci hanno scortati verso la morte»  

 

ATRI. Protesta ieri pomeriggio nella chiesa di Sant’Agostino sconsacrata di Atri dove era atteso il governatore Luciano D’Alfonso per un comizio elettorale.

Ad aspettarlo, però, c’erano anche alcuni familiari delle vittime di Rigopiano. Il presidente alla fine non si è visto ed è scoppiata la protesta della delegazione del Comitato  che avrebbero voluto avere un confronto con il governatore.

Finora erano rimasti in silenzio durante la campagna elettorale, per evitare strumentalizzazioni, ma sapere (e vedere) che il Partito Democratico aveva organizzato un incontro politico proprio dov'era stato celebrato il funerale di tre delle 29 vittime (per indisponibilità del Duomo), che il tavolo dei relatori era posizionato sull'altare dove c'erano i feretri, e, soprattutto, che doveva parlare anche il Presidente della Regione e candidato al Senato, Luciano D'Alfonso, tutto questo per loro è stato davvero troppo per non intervenire.

 «Vergogna, qui c'erano le bare» hanno gridato alcuni di loro agli organizzatori che aspettavano D'Alfonso.

«Si permettono di fare il comizio del Pd dove un anno fa hanno fatto i funerali di tre vittime di Rigopiano, è inaccettabile, ci devono guardare negli occhi» ha detto Giampaolo Matrone, uno dei parenti, alle telecamere del Tg1.

Matrone, rimasto sotto le macerie per 72 ore, e che nel crollo ha perso la moglie Valentina, ha rivelato che D’Alfonso avrebbe volutamente evitato di partecipare all’evento perché informato dai suoi della presenza dei parenti delle vittime: «Noi stavamo in prima fila. E’ arrivato Monticelli e un ragazzo bruno che appena si è seduto davanti a noi ci ha fatto una foto e poi si è messo ad armeggiare e a parlare con il telefonino. E dopo cinque minuti hanno comunicato alla platea che D’Alfonso aveva avuto un contrattempo e che non sarebbe arrivato. Ma è chiaro che l’hanno avvisato».


«LO STAVAMO ASPETTANDO TUTTI»

«Lo stavamo aspettando tutti, ma non ha avuto il coraggio di affrontarci. Lui sa bene di avere sulla coscienza tutte queste persone, questi giovani, ragazzi e ragazze, che non ci sono più, vite distrutte e rovinate: questo è lo “schifo” dell'Abruzzo e delle istituzioni», ha detto ancora il pasticciere di Monterotondo, che è assistito da Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro.

«Mi deve guardare negli occhi. A 35 anni quello che è successo non lo accetto: rovinato io, mia figlia, rovinate le famiglie qui attorno. Oggi non dovevamo essere qui, io dovevo stare a casa con mia figlia e mia moglie, al caldo, non andare in giro a cercare coloro che ci hanno distrutto la vita. E che si permettono pure, in questa chiesa dove l'anno scorso hanno celebrato tre funerali, di fare un comizio del Pd, di fare propaganda. D'Alfonso se ne vuole andare al Senato? Piuttosto ci dia spiegazioni: perché quel 18 gennaio non ci sono venuti a salvare, a tirare fuori; perché ci hanno lasciato morire come topi, io e tutti gli altri. Passino un'ora sotto le macerie di tutte quelle che io e queste persone abbiamo trascorso lì sotto e vediamo se si presentano ancora a fare questi comizi e se vanno ancora in giro a promettere. Il 17 gennaio 2017 dovevano promettere, la mattina del 18 gennaio dovevano prometterci che ci venivano a liberare; invece no, abbiamo aspettato la morte sequestrati dentro a quell'hotel senza una via di fuga. Quel maledetto 18 gennaio dov'era quell'impegno che D'Alfonso sta mettendo oggi nella sua campagna elettorale? Cos'ha fatto allora? Perché non ci ha mandato una turbina? Questo voglio chiedergli. Il Governatore ha le maggiori responsabilità, ci aspettiamo l'avviso di garanzia anche per lui» ha concluso Matrone, alludendo ai già diversi funzionari regionali iscritti nel registro degli indagati per non aver realizzato, tra le altre cose, la carta per il pericolo valanghe.


«QUELL’ALTARE E’ SACRO»

«E' un mese che sappiamo che D'Alfonso va in giro a fare comizi per la sua campagna elettorale, ma mai e poi mai ci saremmo aspettati che sarebbe venuto in questo luogo sacro dove tre vittime di Rigopiano, Claudio, Sara e Cecilia, stavano là, nell'altare – ha aggiunto Gianluca Tanda, il Presidente del Comitato Vittime di Rigopiano - Finora non l'avevamo contestato, abbiamo anche spostato la nostra manifestazione che organizziamo ogni mese per non dare vantaggi ad altri politici. Per ora per noi i politici sono tutti uguali, qualunque sia la loro appartenenza, da loro vogliamo solo spiegazioni, la verità vera: fino ad oggi ne sappiamo solo una parte, l'altra ce le devono dire. Questo però per noi è stato veramente tanto, troppo: siamo venuti qui per dire al Presidente «almeno scendi da quell'altare, che per noi è sacro, e vai da un'altra parte a fare il tuo comizio».

«Dopo il 4 marzo – ha avvertito Tanda – ci organizzeremo e per noi inizierà la battaglia vera: in questo modo non rischiamo la strumentalizzazione di nessuno. Non vogliamo che passi il messaggio che siamo qui perché ce l'abbiamo con questo o quell'altro partito. Ce l'abbiamo solo con chi ha ucciso 29 persone, siamo qui perché attacchiamo chi è coinvolto in questa strage. D'Alfonso se ne vada pure al Senato: lo raggiungeremo anche là, non abbiamo paura di nessuno. Non abbiamo più nulla da perdere».