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Mercato piazza Muzii, assessore Cuzzi conferma la revoca ai 23 commercianti

Ieri nuova seduta in Commissione

Redazione PdN

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Mercato piazza Muzii, tutto bloccato: Cuzzi non firma la revoca e aspetta ancora

 

PESCARA. Nulla si muove nel caso dei 23 artigiani in attesa dell’assegnazione dei box nel mercato coperto di piazza Muzii.

Da un lato la giunta Comunale continua a non approvare la delibera di revoca delle assegnazioni, dopo quattro anni di governo della città, e dall’altro il dirigente competente non procede con la firma dei contratti e la consegna delle chiavi dei box.

«Tutto questo è semplicemente vergognoso perché 23 imprenditori a Pescara non hanno il diritto di conoscere il proprio destino e sono condannati a vivere in un limbo amministrativo», denuncia il vice capogruppo di Forza Italia, Vincenzo D’Incecco.

Gli artigiani in assenza di un atto di revoca formale sono anche nella condizione di non poter fare un eventuale ricorso al Tar, ma al tempo stesso non possono lavorare.

«Ora questa vicenda deve finire», chiede D’Incecco: «l’assessore Cuzzi deve assumersi le proprie responsabilità e, se ritiene, deve firmare la delibera di revoca che va approvata in giunta. Altrimenti, entro cinque giorni, chiediamo al dirigente responsabile, oggi influenzato, di chiudere la procedura in corso come prevede la legge e di consegnare i box. In caso contrario valuteremo i successivi atti da adottare a tutela di 23 famiglie che hanno il diritto di lavorare».



IERI IN COMMISSIONE

Ieri  in Commissione l’assessore Cuzzi ha ribadito le proprie intenzioni di ‘sfratto’ degli artigiani, senza essere però in grado di presentare né la delibera né tantomeno il nuovo progetto per la diversa sistemazione del primo piano del mercato. Né ha saputo dare una data per la revoca delle assegnazioni e la ragione, secondo Forza Italia è chiara: l’avvocato Petaccia ha infatti detto che effettivamente la giunta può revocare la precedente legittima assegnazione dei box, purchè dia contezza nella delibera ‘delle motivazioni sopraggiunte in merito all’interesse pubblico che giustifichino quella revoca’.

«In questo caso», spiega D’Incecco, «l’interesse pubblico deve poggiare su solide fondamenta giuridiche inoppugnabili e dimostrabili, non si possono revocare quelle assegnazioni solo sulla base di chiacchiere od opinioni personali, ed è questa la difficoltà della giunta Alessandrini, ovvero non sapere cosa scrivere in quella delibera, quali motivazioni inoppugnabili metterci. Hanno chiaramente paura di un ricorso al Tar da parte degli esclusi, un ricorso che dopo sette anni di inutile attesa, riterrei assolutamente fondato e giusto da parte degli artigiani e soprattutto andrà a bloccare per anni ogni ulteriore procedura inerente il mercato».

Ancora più duro l’intervento del Capogruppo Antonelli: «l’assessore Cuzzi non aveva e non ha alcun diritto di palleggiare con quei cittadini così come il Dirigente competente che da tempo avrebbe dovuto mandare avanti le pratiche e chiudere la procedura in assenza di ulteriori formali indicazioni da parte della giunta, ovvero di atti e delibere perché un pubblico amministratore parla con gli atti. E ancora oggi l’assessore deve assumersi le proprie responsabilità, deve approvare la delibera di revoca, se lo ritiene, non può lasciare 23 imprenditori in un limbo, non è né giusto né normale che dei cittadini stiano ad aspettare quattro anni i capricci di un assessore. A questo punto chiederemo che ci venga subito consegnata la proposta di delibera che deve andare in giunta per studiarla, in caso contrario entro cinque giorni il Dirigente, oggi assente dalla Commissione perché influenzato, dovrà procedere con la stipula dei contratti, o valuteremo tutte le azioni necessarie per ripristinare il rispetto delle regole e della dignità umana in una vicenda imbarazzante per la città».

 


CUZZI CONFERMA LA REVOCA

Ma l’assessore Giacomo Cuzzi da la colpa al centrodestra per aver «illuso i commercianti» con un bando «sbagliato dal primo momento in quanto il bando è stato avviato nel 2010 e tenuto in caldo fino alle elezioni avvenute nel 2014, quando agli operatori venne fatto credere dalla vecchia Giunta che i lavori erano ormai finiti. In realtà ci sono voluti altri due anni per completare un mercato che per esplicita scelta della passata amministrazione è stato isolato dal contesto della mobilità e reso irraggiungibile in automobile sia per i clienti che per i fornitori. Ecco perché il quartiere si è trasformato radicalmente, diventando un attrattore di ristoranti e pubblici esercizi: pensare oggi, in quel contesto, di far aprire attività artigianali legate a settori merceologici totalmente sconnesse dalla nuova vocazione del quartiere vorrebbe condannare a morte sicura le attività. Lo testimonia la recente chiusura di alcune attività commerciali annesse al mercato. Ecco perché, alla luce anche del parere dell’Avvocatura comunale che ci conferma la validità della nostra scelta, a breve procederemo con l’atto di revoca del bando, per fare del primo piano del Mercato Muzii un hub dell’eccellenza enogastronomica abruzzese, affidandone la gestione a privati: sarebbe infatti impensabile che un settore a così alta vocazione commerciale venga gestito dai servizi comunali. La nostra è una scelta serena, assunta nell’interesse pubblico alla luce di una analisi di mercato basata su dati statistici e sull’evoluzione del settore commerciale negli ultimi otto anni».


CNA: «SI DECIDA CON LE IMPRESE ASSEGNATARIE»

«Le imprese artigiane che attendono da anni l’assegnazione di un box all’interno del mercato di Largo Muzii vanno coinvolte nelle decisioni che l’amministrazione comunale assumerà sul futuro della struttura». Lo afferma il direttore della Cna di Pescara, Carmine Salce secondo cui «non possono esser certo i titolari di una ventina di piccole attività, in lista d’attesa da anni e anni per l’assegnazione di spazi previsti da un bando comunale, a pagare adesso per ritardi e omissioni di varia natura, dai tempi di completamento dei lavori di ristrutturazione ai requisiti previsti dal bando, che sono eventualmente attribuibili alla politica e alle strutture amministrative comunali».

Per Salce, così, «qualunque decisione sul futuro del mercato e sul suo eventuale ulteriore riassetto interno, anche alla luce delle vocazioni che nel frattempo sono emerse, non può essere presa senza il diretto coinvolgimento di piccoli imprenditori che aspettano da anni, invano, quanto previsto in un bando pubblico cui hanno risposto nei tempi e nei modi stabiliti».

«D’altra parte - conclude - in questo momento appare davvero eccessivo ed affrettato tirare conclusioni o parlare “di sicura condanna a morte” per queste attività in un momento di grandi cambiamenti come quello attuale: per poterlo dire sarebbe stato almeno necessario che si fossero insediate, avessero avviato le loro produzioni, avessero avuto un impatto con il pubblico. Cose, queste, che non sono mai avvenute».