L'INCHIESTA

Minacce di morte a Pezzopane e Colaiuta, indagine archiviata

Maiorano pubblicò pure la foto di una pistola che fece scattare una perquisizione nella sua abitazione

Redazione PdN

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Minacce di morte a Pezzopane e Colaiuta, indagine archiviata

 

L’AQUILA. La foto di una pistola e minacce di morte pubblicate su Facebook da Alessandro Maiorano contro la senatrice Stefania Pezzopane e il fidanzato Simone Coccia Colaiuta.

Per questo i due hanno temuto per la propria incolumità tanto che lui ha espresso la volontà di andare via per un po’ da L’Aquila e lei ha pensato addirittura di chiedere al Ministro dell’interno una qualche protezione.

Chi ha minacciato, intanto, è stato perquisito: in casa sua, dopo 65 minuti di verifiche, i poliziotti non hanno trovato nessuna arma. Hanno guardato nell’abitazione, nella cantina e pure nell’auto. Non c’era niente.

La Procura di Prato in meno di un mese ha archiviato tutto.

Tra Maiorano, cittadino fiorentino noto per aver denunciato anche l’ex premier Matteo Renzi, e Colaiuta nel corso degli anni ci sono state una infinità di denunce reciproche.

Quella archiviata, firmata da Coccia Colaiuta, porta la data del 24 maggio del 2017 dopo che su Facebook, il 1° maggio del 2017, Maiorano aveva pubblica proprio la foto di una pistola e minacce di morte contro i due, «accusati dal fiorentino di aver a loro volta pubblicato dei post irrispettosi in occasione del decesso di sua madre», così ricostruisce la questura di Prato.

Dopo quel post i due fidanzati hanno sporto una denuncia, avrebbero voluto anche un misura cautelare nei confronti dell’uomo colpevole di aver «distrutto» e reso «invivibile» la loro vita.

«Vado via da L’Aquila», fa mettere a verbale Colaiuta, «perché non mi sento sicuro. Anche Stefania è molto preoccupata di questa circostanza e mi ha riferito che sta valutando se chiedere o meno una tutela da parte del Ministero dell’interno a causa di questo episodio gravissimo».

Le frasi di Maiorano sono pesanti: oltre ad una serie di offese personali l’uomo ha scritto (nel post poi rimosso): «ti sparo in bocca comincia a contare» annunciando che avrebbe ammazzato anche la senatrice alla quale ha riservato una serie di offese irripetibili. «Sei già carne morta… seppellisco mia mamma e ti mando a prendere infame».

La denuncia di Colaiuta, come detto, porta la data del 24 maggio come si può vedere nel documento ufficiale firmato da lui e dal legale Valentini, ma è arrivata in Procura il 29 maggio (come si nota dal timbro).

Eppure già il 23 maggio dalla squadra Mobile de L’Aquila era partita una richiesta ai colleghi di Prato con la richiesta di «voler valutare l’opportunità di eseguire una perquisizione d’iniziativa al fine di ritrovare eventuali armi da fuoco a carico di Maiorano».

Una richiesta scaturita «dal fatto che Maiorano ha pubblicato su Facebook una foto del revolver collegata alle minacce a Coccia Colaiuta».

La perquisizione è scattata il 27 maggio (due giorni prima della denuncia), e nel verbale gli agenti spiegano di essersi mossi «avendo acquisito notizia circostanziata» circa l’illecita detenzione di armi da parte di Maiorano dalla questura de L’Aquila.

La perquisizione è andata avanti un’ora e 5 minuti ed ha avuto esito negativo. Dunque niente armi e indagini archiviata dal sostituto procuratore della Repubblica di Prato, Francesco Sottanti: «non si ravvisa alcuna ipotesi di reato e, trattandosi di perquisizione negativa, la notizia di reato è risultata infondata».

Maiorano che fornisce molto lavoro agli uffici giudiziari (50 esposti contro Renzi, decine contro Pezzopane-Colaiuta) ha già annunciato una controquerela per le accuse false di Coccia Colaiuta ma ha voluto vederci chiaro fin da subito chiedendo spiegazioni anche alla Questura de L’Aquila.

L’uomo ha sempre contestato le modalità della perquisizione e l’anomalo impulso che ha generato «una grave violazione della privacy e ripercussioni su mio figlio minorenne» per questo ha chiesto atti che gli sono stati negati dalla questura opponendo il “segreto di Stato”.

Anche per questo sono partiti esposti alla procura di Campobasso per rifiuto di atti d’ufficio, esposto che si aggiunge agli altri avviati tra il 2015 ed il 2016 a carico anche di due pm aquilani, Antonietta Picardi e David Mancini, attualmente  indagati, insieme ad una agente della digos Giuseppina Terenzi. Gli esposti riguardano inchieste partite da esposti di Maiorano su alcune attività della senatrice Pezzopane poi archiviate.