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Errori e sviste tecniche: nuovi intoppi per la bonifica di Bussi

Il Ministero sospende la conferenza di Servizi

Redazione PdN

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Errori e sviste tecniche: nuovi intoppi per la bonifica di Bussi

 

BUSSI. Qualche leggerezza di troppo, mancanza di dialogo preventivo, garbugli tecnici che si potevano prevedere ed evitare.

Risultato: conferenza di servizi per l’approvazione del progetto di bonifica di Bussi sospesa dal Ministero.

Proprio quello che non ci voleva dopo 11 anni di palleggio e rimpalli, inerzie e ricorsi per obbligare la Edison alla bonifica di buona parte del Sin di Bussi.

La cosa incredibile è che l’Arta non ha validato le analisi effettuate sui terreni e le acque sotterranee che indicano che l’inquinamento è ancora in atto (come del resto si sa da anni).

Eppure nulla si riesce a fare per impedire conseguenze all’ambiente. 

La notizia è stata diffusa ancora una volta dal Forum H2O che da anni sembra sostituirsi agli enti pubblici obbligati per legge anche ad informare i cittadini sui passi avanti (e quelli indietro) nella complicata e stanca procedura amministrativa verso la bonifica che non ci sarà a breve.

«La magistratura intervenga», esorta ancora una volta il Forum, «su ritardi e omissioni per bonifica e messa in sicurezza, direttore ARTA Chiavaroli valuti comportamento dei propri uffici sulla validazione».     

 La questione dell'inquinamento a Bussi da tragedia ambientale sta assumendo anche i toni di una «vergognosa farsa» da analizzare sotto moltissimi punti di vista.

Ieri è arrivata dal Ministero una lettera con allegata la documentazione dell'Arta relativa sia al progetto Edison sia allo stato di contaminazione del sito della discarica Tremonti e delle aree immediatamente a valle di questa.

 Dalla documentazione emerge che il Direttore Generale del Ministero Gaia Checcucci ha sospeso la Conferenza dei Servizi decisoria convocata in maniera asincrona per valutare il progetto di bonifica di Edison.

Tale scelta è basata sulla richiesta di ARTA di integrazioni documentali.

 L'Arta nella stessa nota richiede ulteriori interventi urgenti di Messa in Sicurezza di Emergenza (misure di prevenzione) in quanto la contaminazione è migrata anche in porzioni di terreno limitrofi alla Tremonti. Quindi a valle non è inquinata "solo" la falda come sappiamo dal 2007 ma lo sono anche i depositi palustri.

 L'Arta, distretto di Pescara, «con motivazioni che sarebbero considerate fantascientifiche in un mondo normale», commenta Augusto De Sanctis, «ad esempio, mancati accordi preventivi con l'altro laboratorio sui metodi di campionamento e analisi, a 11 anni dalla scoperta della discarica e con l'enorme attesa di tutti per il progetto di bonifica, a distanza di ben 5-9 mesi dalle varie analisi ha pensato bene di non validare quelle su terreni e acque sotterranee».

Nel documento principale che fa riferimento alle considerazioni del distretto di Pescara si può leggere «La difformità dei risultati analitici non consente la validazione dei campioni di acque sotterranee e terreni prelevati in contraddittorio».

Questioni tecniche sì ma intervenute in un movimento in cui bisognava arrivare agli agognati risultati ed invece intervengono inciampi che si dovevano evitare.  

 

Da più parti erano arrivate critiche al fatto che l'ARTA già nella conferenza dei servizi del 19 dicembre scorso non si fosse presentata con le proprie analisi e con il documento di validazione pronto, utile alla discussione.

Oggi lo fa in un momento delicatissimo, con la conferenza dei servizi decisoria aperta.

Nelle conclusioni del documento di validazione si può leggere «Nel caso in cui, per le successive valutazioni o elaborazioni, sia richiesto un più alto livello di confrontabilità tra i dati analitici di parte e quelli ARTA, potrebbe essere utile procedere, almeno per le acque, con la ripetizione dei prelievi e delle analisi, da effettuarsi, però, dopo che siano stati definiti e concordati con il laboratorio ARTA, sia i metodi analitici che le procedure di campionamento conservazione e trasporto».

 

«Ripetizione dei prelievi? Altri 6 mesi di ritardo in azioni che dovrebbero essere già terminate da anni? In un sito dove ci sono montagne di analisi delle acque sotterranee che testimoniano una gravissima contaminazione?», fa notare il Forum, «ci chiediamo se la Magistratura intenda finalmente intervenire per verificare le responsabilità di questi incredibili ritardi in particolare per l'omessa bonifica e per la mancata adozione di misure reali ed efficaci di messa in sicurezza per il confinamento della contaminazione. Ricordiamo che la legge prevede che le misure di messa in sicurezza di emergenza debbano essere fatte "ad horas" per non determinare il peggioramento delle condizioni dei siti inquinati con la fuoriuscita dei contaminanti. Inoltre chiediamo al Direttore dell'ARTA di far luce sul funzionamento dei propri uffici in quanto è intollerabile che le validazioni, per un sito strategico a livello internazionale, siano arrivate con tempi del tutto inadeguati».