LA SENTENZA

L'imprenditore Piero Di Nino condannato per estorsione ma non ci fu voto di scambio

Il fratello Stefano condannato a 9 mesi

Redazione PdN

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L'imprenditore Piero Di Nino condannato per estorsione ma non ci fu voto di scambio



SULMONA. Tre anni e nove mesi di reclusione per estorsione e violazione della sicurezza dei lavoratori per Piero Di Nino, titolare dell’omonimo gruppo autotrasporti.

La notizia la riporta IlGerme.it.  Il pm Giuseppe Bellelli aveva chiesto la condanna a 9 anni.  La sentenza è arrivata ieri sera dopo 4 ore di camera di Consiglio.

Di Nino è stato invece assolto con la formula «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di truffa e falso e per quella di violazione dei diritti politici, ovvero per aver costretto i suoi dipendenti a votare nel 2010 per la figlia Antonella Di Nino alle elezioni provinciali.

Una accusa imbarazzante dal punto di vista politico, tanto più che la sindaca di Pratola (non indagata) è oggi candidata alle elezioni politiche al Senato per Forza Italia.

Il fratello e co-titolare Stefano Di Nino, invece, è stato condannato per il solo reato di violazione dei diritti di sicurezza lavoratori a 9 mesi di reclusione. I due fratelli dovranno risarcire le parti civili.

Le altre condanne, più lievi, hanno riguardato la sola accusa di violazione della sicurezza dei lavoratori, accusa sempre legata alla vicenda dei cronotachigrafi manomessi, e hanno visto la condanna a nove mesi di reclusione di Stefano Di Nino e a sei mesi dei quattro autisti Ottavio Fernando Pisegna, Marco Amiconi, Angelo Santilli e Angelo Campellone.

Proprio qualche giorno fa era emersa la notizia del rinvio a giudizio, nell’ambito di un altro procedimento che si aprirà il prossimo 16 aprile, della Di Nino e dei suoi familiari. La sindaca ha però denunciato la pubblicazione ‘ad orologeria’ di questa notizia «vecchia di un anno», pubblicata solo per screditarla in aperta campagna elettorale.

L’accusa, in quel caso, è di aver indotto, con violenza e minacce, due dipendenti a fare falsa testimonianza nel convincimento da parte dei lavoratori che un loro rifiuto avrebbe potuto avere ripercussioni sul rapporto di lavoro.


«UNA LOTTA DA ANNI CONTRO ACCUSE PESANTI»

«Aspettiamo le motivazioni e con serenità proporremo appello, confidando di poter dimostrare nel secondo grado di giudizio, l’insussistenza anche di questi residui episodi, certi che una sentenza di assoluzione piena sia il giusto epilogo di questa annosa vicenda», commenta in una nota il gruppo dopo la sentenza di ieri.

E su Facebook è ancora una volta Antonella Di Nino a lasciarsi andare ad un lungo sfogo: «Papà sono anni che combatti contro accuse pesanti. Avevano messo in campo un castello accusatorio pesantissimo col quale ti avevano descritto come un delinquente seriale. Dieci capi di imputazione per estorsione. Un capo per truffa, per falso e quello tra i più brutti per voto di scambio per le mie elezioni alla Provincia nel 2010. Anni di lavoro intenso nel preparare insieme ai legali le difese. 
Anni di dispiaceri nel leggere quelle accuse così infamanti proprio da personaggi che pure avevi aiutato tanto.  Anni in cui non hai mai mollato. Facile sarebbe stato arrendersi».

Anche ieri la Di Nino era accanto al padre e lei lo racconta così: «ero accanto a te quando una Procura nelle vesti di un uomo arrabbiato urlava che eri un "padrone" come quelli che si vedevano nell'America degli anni trenta, che eri uno che incuteva timore ai tuoi dipendenti, che minacciavi e soprattutto ero li' stretta a te quando quello stesso uomo gridava alla vergogna e diceva che si doveva credere a quell'accusatore (condannato sinanche per sfruttamento della prostituzione) perché lui diceva la verità e tu mentivi».

La Di Nino ammette la delusione per la sentenza: «non ci basta essere stati assolti da otto capi di imputazione su dieci. Non ci basta che per otto dei tuoi accusatori il Tribunale ha creduto a te e non a loro perché la giusta sentenza era l'assoluzione completa. Certo hai ottenuto l'assoluzione piena dal reato di truffa, di falso e soprattutto da quella grave imputazione sul voto di scambio e per la quale io mi sono sentita per anni in colpa .... tu non avevi fatto nulla di ciò che ti si imputava ed oggi finalmente la verità è stata accertata».