GIUSTIZIA

Mantini giura da procuratore aggiunto della procura di Pescara

Promozione per il pm delle inchieste sulla pubblica amministrazione

Redazione PdN

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Il pm Annarita Mantini

Il pm Annarita Mantini

 

 

PESCARA. Anna Rita Mantini da ieri è ufficialmente il numero due della procura di Pescara avendo giurato come procuratore aggiunto.

Cerimonia sobria davanti al tribunale collegiale in aula 1 dove hanno voluto essere presenti amici e colleghi tra cui molte delle figure di spicco della giustizia abruzzese, dal procuratore generale Pietro Mennini al presidente della Corte d’Appello Fabrizia Ida Francabandera oltre al procuratore Massimiliano Serpi e molti dei sostituti procuratori in sede ed esponenti della polizia giudiziaria nonchè alcuni avvocati.

La sua nomina è stata proposta ad inizio 2017 dalla commissione del Csm presieduta da Luca Palamara con voti unanimi per poi essere accolta lo scorso 21 dicembre 2017 dal Csm presieduto da Giovanni Legnini che ha accolto la domanda presentata da Mantini ed apprezzato il lavoro svolto negli ultimi anni a Pescara.

 Nella delibera ampio spazio è dedicato alle motivazioni che sondano i vari aspetti della carriera di Mantini sin dai tempi di Vasto dove ha condotto numerose indagini sulla criminalità organizzata che le sono valse una scorta 24 ore su 24 sin dal 2002.

 «In relazione a tutte le attività indicate, la dott.ssa Mantini, secondo quanto risulta dalle valutazioni ricevute nei vari passaggi di carriera, ha offerto prestazioni professionali eccellenti, ricevendone giudizi lusinghieri per la costante dimostrazione della sua alta professionalità e della sua elevata capacità di lavoro», si legge nel documento del Csm «con riferimento al parametro del merito, la Corte d’Appello de L’Aquila, richiamando il parere reso ai fini del conseguimento della IV valutazione di professionalità, riporta la valutazioni di estremo apprezzamento ricevuto dalla candidata in tutte le occasioni di precedente valutazione, di tenore ampiamente positivo in relazione a tutti i parametri di merito (capacità, laboriosità, diligenza, impegno) presi in considerazione».

 Il Csm riconosce al procuratore Mantini «una piena conoscenza degli atti processuali, una obbiettiva ricostruzione dei fatti rappresentati nei capi di incolpazione, l’applicazione del principi di diritto e giurisprudenziali che regolano la materia oggetto della valutazione».

Anche con riferimento al parametro della laboriosità si rileva nel parere che i dati statistici relativi all’attività della dottoressa Mantini «indicano standard quantitativi sicuramente elevati e costanti nel tempo, e che al dato quantitativo si coniuga un altrettanto positivo dato qualitativo, sottolineato in particolare nel rapporto reso dal Capo dell’Uffìcio».

 Negli stessi termini la dottoressa Mantini risulta avere dato prova, ad ogni tappa della sua carriera, di «scrupolo, puntualità e attenzione alle esigenze dell’ufficio…positivamente attestati da tutti i rapporti dei Capi dell’Uffìcio e dai dati statistici che indicano come la dott.ssa MANTINI sia un magistrato che rispetta costantemente gli impegni prefìssati…»

 

 

Fra i procedimenti degni di menzione segnalati da Mantini per la sua promozione e condivisi dal Csm ci sono il procedimento  a carico di Carmine Di Nicola ed altri «caratterizzato da rilevante complessità per numero dei soggetti coinvolti e per qualità delle investigazioni, in tema di bancarotte e truffa ai danni di soggetti pubblici, con finalità di evasione dall’obbligo contributivo, al reimpiego dei proventi illeciti, all’indebita creazione di soggetti societari costituiti allo scopo predeterminato di consumare condotte di bancarotta prefallimentare».

 

Ma sono tante le inchieste condotte in questi anni dalla Mantiniche negli anni hanno agitato (anche) il mondo politico.

Si ricorda l’indagine sull’Aca a carico di 23 soggetti e 24 società  che portò all’arresto del presidente Ezio Di Cristoforo con la confessione degli imprenditori D’Alessandro.

Tra le altre inchieste condotte con esito favorevole da Mantini ci sono quelle denominate Earthquake, la maxi inchiesta sulla discarica di Bussi, ma anche altre inchieste che hanno agitato il mondo della politica e della amministrazione pubblica come Rifiutopoli, oppure quella della inchiesta La City  che più volte ha fatto adirare il presidente D’Alfonso che se l’è presa con la polizia giudiziaria.

E poi ancora l’inchiesta Soget  conclusasi improvvisamente, l’inchiesta sulle ordinanze taroccate  del sindaco Alessandrini, l’omicidio di Carlo Pavone a Montesilvano, l’inchiesta sulla cultura che ha coinvolto l’ex assessore De Fanis e prima ancora l’inchiesta sulla Fira scoppiata nel 2006.

 Molte le inchieste ancora aperte da tempo che si avviano a conclusione come quella sulla Saga ed i finanziamenti della Regione, gli stralci pescaresi delle inchieste sugli appalti in Regione provenienti da L’Aquila,  o la delicata inchiesta su Pescaraporto, i palazzi costruiti sul mare da Milia-Mammarella   

 

Mantini dall’aprile 2016 è componente del Consiglio Giudiziario presso la Corte d’Appello di L’Aquila e presidente del Comitato di Pari Opportunità. E’ componente della Commissione ministeriale per la riforma del libro XI del codice di procedura penale e per l'attuazione delle direttive 41/2014UE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Unione europea del 3.4.2014, nonché per l’elaborazione degli schemi dei decreti legislativi finalizzati all’attuazione della Convenzione di assistenza giudiziaria del 2000 (nomina ex D.M. 15/12/2015).