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Comune Chieti ad un passo dal dissesto, revisori: «forti criticità»

Dopo l’allarme di settembre il buco si allarga di quasi 1 milione

Redazione PdN

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Umberto Di Primio

Umberto Di Primio

 

 

CHIETI. A causa della di «forte criticità nella gestione affidata a Teateservizi» il Comune di Chieti rischia il dissesto finanziario.

 

La situazione è difficile ormai da mesi, di soldi in cassa non ce ne sono ed infatti si è arrivati addirittura a pignorare la poltrona del primo cittadino, ma adesso sembra che si sia arrivati ad un punto di svolto anche a causa dell’azienda a totale capitale pubblico che si occupa di incassare i tributi comunali.

I revisori dei Conti ritengono che ormai siano maturi i tempi per avviare la procedura di predissesto finanziario per risanare le casse in profondo rosso: «il Collegio, stante la notevole esposizione di cassa pari a 15 milioni 771 mila euro, ribadisce di valutare l'adozione di un piano di rientro adeguato e, in particolare, di prendere in considerazione l'adesione alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale».

Tutto scritto chiaramente in una determina dello scorso 31 gennaio. E si punta il dito contro la Teateservizi che, come conferma anche  il dirigente comunale Franco Rispoli «non sembra riuscire a garantire l'auspicato balzo in avanti sulla capacità di riscossione che è necessario per il miglioramento e ripristino degli equilibri di cassa, e che determinerebbe anche ricadute positive sulla capacità di spesa, che è già erosa dal Fondo crediti di dubbia esigibilità».

Ma la situazione non è del tutto chiara, ammettono i revisori anche perché «la reportistica trasmessa  non consente di comprendere il reale andamento della riscossione» e a questo punto  «la priorità assoluta» sarebbe proprio «l'accelerazione delle procedure di riscossione insieme alla necessità di uno sforzo di razionalizzazione e riduzione, per quanto possibile, della spesa».

Già a settembre la Corte dei Conti aveva segnalato la voragine nei conti pubblici. Voragine che in meno di 6 mesi si è allargata ancora di più, passano da 14,9 milioni a 15,7 milioni.

E già a settembre i giudici contabili avevano invitato il Consiglio comunale a prenda coscienza dei «profili di criticità segnalati» chiedendo  interventi «idonei a garantire il conseguimento dell’equilibrio nella gestione della liquidità alla fine dell’esercizio in corso, nonché il rimborso dell’anticipazione di tesoreria».

Allarme che però pare essere passato sotto silenzio. E il buco diventa sempre più grande.


«GOFFO TENTATIVO DI DIFESA»

 

Il sindaco Umberto Di Primio avrebbe dichiarato che la responsabilità per la situazione di crisi economico-finanziaria in cui versa l'ente sarebbe da attribuire ai cittadini che evadono le tasse, riferiscono i 5 stelle.

Ma secondo i Consiglieri comunali del MoVimento 5 Stelle Ottavio Argenio e Manuela D'Arcangelo si tratta dell'ennesimo «goffo» tentativo del sindaco di esonerarsi da responsabilità che ormai nessuno può più nascondere.

Secondo Argenio, «siamo di fronte all'ennesima sciocchezza di un Sindaco che in una sorta di delirio onirico cerca di convincere sé stesso ed i pochi che ancora gli danno credito, che lui non ha nessuna responsabilità per quello che sta avvenendo nel nostro disgraziato Comune».

«La verità – prosegue il Capogruppo del M5S - è ben altra e le responsabilità di Di Primio che amministra Chieti da ormai 8 anni, sono tali e tante da essere ormai ingombranti».

Ed Argenio fa anche qualche esempio: «questo sindaco ha sottoscritto un accordo milionario con la società Formula Ambiente relativamente alla raccolta differenziata che di fatto, ha comportato un sensibile aumento della TARI a carico dei cittadini con un contestuale aumento delle difficoltà di pagamento. A nostro avviso il Comune non doveva riconoscere alcunché a Formula Ambiente poiché il Capitolato d'appalto ed il successivo contratto non prevedevano oneri ulteriori a carico dell'ente. Quindi o il contratto era stato redatto da persone poco capaci o è stata poco avveduta l'Amministrazione».

Ma ci sono anche altri esempi, continua la D'Arcangelo «come la cronica incapacità di attrarre finanziamenti e di programmare interventi mirati. Basti pensare ai 700.000 Euro che il Comune non è riuscito a farsi accreditare per il lavori di manutenzione degli asili nido. Situazioni come questa sono il preludio al riconoscimento dei debiti fuori bilancio. Per non parlare dei premi che vengono pagati ai Dirigenti degli uffici senza che sia stata mai fatta una corretta operazione di valutazione delle performance cioè dei risultati realmente conseguiti ai quali sono parametrati i compensi».