L'ATI OSCURA

Bussi, la gara pasticciata per la bonifica delle discariche 2A e 2B è stata aggiudicata

Dopo due anni mezzo la procedura giunge al termine ma sono molti i punti nevralgici

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

651

Bussi, la gara pasticciata per la bonifica delle discariche 2A e 2B è stata aggiudicata

 

BUSSI. Due anni e mezzo per dirimere e sbrogliare una matassa ingarbugliata in 10 anni tra conti segreti, errori, pasticci ed equivoci. Alla fine Laura D’Aprile, responsabile delle bonifiche per il ministero dell’Ambiente, prima di abbandonare la scomoda poltrona, ha firmato l’aggiudicazione definitiva dell’appalto per la bonifica delle discariche 2A e 2B.

Si tratta di una piccolissima area dell’intero Sin di Bussi con fondi a disposizione per 45 mln di euro e base d’asta di 38,5mln.

La gara è andata all’Ati capeggiata dal colosso belga Dec-Deme e composto da Safond Martini Srl, Elios Ambiente Srl, Sidra Società italiana dragaggi Spa e Cooperativa San Martino soc.coop.

Società già note a livello nazionale per la caratura ed i curricula a volte ultradecennali ma anche per gli inciampi giudiziari di cui ancora si trova traccia… 

La gara era stata aggiudicata provvisoriamente lo scorso aprile 2017 e dopo quasi un anno si è arrivati alla definizione ma i ritardi non sono mai stati chiariti.

Nel frattempo Laura D’Aprile è stata chiamata dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, e a fine mese prenderà servizio in campidoglio e contestualmente lascerà il servizio ministeriale e l’affair Bussi.

Fonti del Ministero parlano di una persona che si è detta più volte sollevata per essersi liberata di questa “patata bollente” che è stata Bussi, una delle prime procedure di bonifica avviate in tutta Italia da moltissimo tempo a questa parte. Una sorta di apripista anche dal punto di vista giudiziario diventata una foresta inesplorata e piena di insidie.

Secondo fonti interne più volte D’Aprile avrebbe schivato pressioni di vario genere e non meglio identificate che hanno caratterizzato una procedura con al centro il colosso Edison, un impegno non esattamente comune e con interessi giganteschi in ballo che hanno creato qualche tensione di troppo nei palazzi delle istituzioni che dovrebbero tutelare esclusivamente gli interessi pubblici (in questo caso alla salute e all’ambiente).


Cosa è successo, quali intoppi ci sono stati, che pressioni ha ricevuto D’Aprile è difficile dirlo perchè il leit motiv che avvolge Bussi è il silenzio che si trasforma spesso in omertà.

I fatti parlano chiaro e non rasserenano: 10 anni per non avviare la bonifica, oltre due anni per terminare una gara di appalto, pasticci mai chiariti con i soldi gestiti senza controllo dall’ex commissario Goio, e ancora l’appalto senza copertura integrale, la fuga ripetuta dei rup tutti scappati a gambe levate anche dopo pochi giorni  ma sempre per «problemi personali».

Troppe ombre mai dissipate che aumentano quando si ricorda che proprio negli ultimissimi mesi il ministero (D’Aprile) è sembrato cambiare passo diventando duro e netto come mai prima, contro Edison, bocciando progetti di bonifica insufficienti e intimando tempi e adempimenti.

A cosa è dovuto questo inasprimento delle posizioni ministeriali, benchè tardivo?

La partenza improvvisa di Laura D’Aprile hanno attinenza con tutto questo?

Ed il fatto che la dirigente ministeriale abbia vissuto male questa esperienza ed abbia deciso di accettare una chiamata dal M5s può essere un indizio ulteriore per decifrare i segnali incompresi che arrivano da Roma?


  

COMMISSARIO ABUSIVO E LA GARA SCOPERTA

A gara definita oggi ritornano d’attualità tutta una serie di vulnus che potrebbero inficiare la procedura fragile, ma solo in caso di impugnazione degli atti, cosa che al momento sembra essere esclusa.

La gara fu bandita a dicembre 2015 da Adriano Goio dieci giorni prima di essere sostituito proprio da Laura D’Aprile.

Il punto è che nel momento in cui firmava la gara Goio non era più commissario da 3 anni e nessuno lo sapeva. 

 

A dicembre 2012 una legge nazionale aveva azzerato tutti i commissari e vietata la proroga superiore a sei mesi. Goio, però, ha continuato a fare quello che faceva prima con gli stessi poteri fino alla fine, poteri assoluti propri di un commissario senza peraltro controllo sui conti da parte della Corte dei Conti ma solo della Protezione Civile- Palazzo Chigi.

 

Persino il legislatore non se ne era accorto (o non se lo ricordava) e nella legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Art. 1, comma 815), entrata in vigore il 01.01.2016, viene disposto che «il Commissario delegato Goio  doveva provvedere entro il 30 giugno 2016 ad avviare, sulla base di appositi bandi di gara,  gli interventi  finalizzati  alle  attività  di  bonifica»  (dove bonifica qui sta ancora per  reindustrializzazione’).

Uno Stato che prima aveva cancellato tutti i commissari che tre anni si contraddice fornisce il metro della perizia con cui si portano avanti queste delicate questioni.

 

Sarà un caso ma la contabilità degli ultimi tre anni di Goio è risultata un vero pasticcio senza ordine nè pezze d’appoggio ma la scoperta è stata tardiva e anche questi aspetti non sono mai stati chiariti da D’Aprile.

Questo ha comportato che la gara definita ieri non avesse l’integrale copertura che, per la giurisprudenza consolidata e l’Anac, non è una cosa che fa stare tranquilli.

Dopo i pasticci del passato speriamo almeno che le ruspe inizino subito a lavorare per risolvere la bonifica di quel piccolo fazzoletto di terra senza altri intoppi o sorprese.

 






PIANO D’ORTA

Inoltre, per quanto riguarda il sito industriale dismesso di Piano d'Orta, sempre nel SIN di Bussi, la stessa dirigente ha risposto alla richiesta di ritiro in autotutela di alcune decisioni del Ministero contenute nel verbale della Conferenza dei Servizi del 19 dicembre 2017 avanzata dal legale della Società Moligean Srl. che ne contestava i presupposti.

Nella replica il Ministero non ha accolto le rimostranze e ha confermato la propria posizione circa l'obbligo per la società di rimuovere i rifiuti da demolizione presenti sul sedime e di mettere in sicurezza o abbattere gli edifici industriali per permettere la messa in sicurezza ed ulteriore caratterizzazione del sito.

«Nell'ultimo anno diversi procedimenti amministrativi che erano fermi da troppo tempo sono stati riattivati e come Forum H2O non possiamo che esserne soddisfatti», dice lo stesso Forum H2o, «Ora bisogna portare a compimento i lavori in maniera efficace e secondo i termini di legge. Come al solito saremo vigili per evitare ulteriori perdite di tempo e per verificare che il risultato sia all'altezza delle enormi aspettative delle comunità della val Pescara».