IL CASO

Rifiuti interrati nella sabbia a Silvi: «errore del Comune posticipare l’intervento»

L’Asl a luglio chiese di chiudere la spiaggia ma per evitare contenziosi con balneatori si è rimandato

Redazione PdN

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Rifiuti interrati nella sabbia a Silvi: «errore del Comune posticipare l’intervento»

 

 

SILVI. «Speriamo che la caratterizzazione e poi la bonifica dei punti dove è necessario intervenire terminino quanto prima».

Augusto De Sanctis del Forum Acqua si domanda quanto tempo servirà ancora per liberare il tratto di spiaggia di Silvi dalla recinzione arancione e restituire l’arenile ai bagnanti.

A cinque mesi dalla stagione turistica cresce l’attesa per i balneatori e i proprietari delle case della zona

Tempi certi, al momento, non si conoscono. Quello che si sa con certezza è che a luglio scorso, Arta e Asl avevano chiesto al Comune di chiudere immediatamente i 250 metri di spiaggia nei pressi di via della Marina, ricompresa tra il Circolo Nautico Silvi, a nord, ed il camping Lake Placid, a sud, in corrispondenza del canale di scolo delle acque bianche con sbocco a mare. Ma le recinzioni sono arrivate solo due mesi dopo.

 

 Si tratta di una porzione di spiaggia che occupa una superficie di circa 12.500 metri quadrati.

A marzo del 2014 l'erosione marina aveva fatto emergere uno strato di rifiuti, ad aprile il Comune si era  attivato con indagini ambientali, studi e analisi per constatare lo stato di contaminazione e l'estensione dei rifiuti.

 

 Le analisi eseguite dalla Said  e dallo studio Geta  non hanno evidenziato la contaminazione del terreno, né sopra ne sotto la massa di rifiuti.

 Il Comune di Silvi ha comunque affidato ad un gruppo di professionisti esterni l'incarico per la elaborazione di un progetto di messa in sicurezza di emergenza e per lo smaltimento dei rifiuti affiorati in superficie.

 E’ stato predisposto anche il piano di caratterizzazione ambientale di tutto il tratto dell'arenile presumibilmente interessato dalla presenza di rifiuti interrati.

 

I lavori di rimozione dei rifiuti sono stati iniziati il 20 ottobre del 2015 e si sono conclusi il 15 gennaio 2016. C’è comunque attualmente un’altra area della spiaggia ancora non bonificata.

 

 I rifiuti non pericolosi sono stati smaltiti presso l'impianto nel comune di Torre San Patrizio. I lavori, prima del rinterro con la sabbia, si sono conclusi con la caratterizzazione dell'area interessata. Sono stati prelevati 4 campioni sul fondo: due sono risultati negativi mentre altri due

 hanno superato i limiti per le diossine. Da qui c'è stato bisogno di un ulteriore approfondimento della caratterizzazione del sito.

A maggio del 2016 è stato affidato al gruppo CSA Spa di Rimini l’incarico di eseguire campionamenti ed analisi per trovare diossine e furani nello specchio acqueo antistante il tratto di arenile già interessato dai lavori di rimozione dei rifiuti interrati.

I risultati arrivati a metà giugno del 2016 hanno  rivelato valori inferiori a limiti.

 

Nelle conclusioni del documento tecnico dell’analisi di rischio si può leggere che il rischio per la salute umana «può ritenersi accettabile perché non ci sono particolari vincoli per la fruizione del sito».



LA SCORSA ESTATE

Poi l'estate scorsa si è deciso di fare nuove indagini ambientali. L’appalto è stato aggiudicato alla Sondedile srl di Teramo.

L’Arta e l’Asl avevano chiesto nel mese di luglio di recintare l’area e cominciare i lavori ma il Comune ha posticipato al 30 settembre «per non creare ingiustificati allarmismi, tutelare la sicurezza dei bagnanti e degli utenti ma anche per non creare difficoltà o impedimenti di sorta alle attività balneari e per non esporre l’ente al rischio di risarcire danni derivanti da immotivate interdizioni all'utilizzo dell'area demaniale marittima da parte dei concessionari».

 

Una mossa che oggi De Sanctis contesta con fermezza: «se l’Asl ti dice di recintare lo fai perché è l’autorità che dà consigli di carattere sanitario. E’ vero che è importante difendere il turismo ma la salute viene prima».

Per il Comune, comunque, non c’era nessuna fretta proprio perché l'analisi del rischio aveva evidenziato un rischio accettabile e sottolineato che non c'erano particolari vincoli da rispettare per l'utilizzo del sito interessato.

 E poi c'erano i dati emersi dai prelevamenti della società di Rimini nello specchio acqueo: anche in quel caso i valori buoni.

 

 


I RIFIUTI ANCORA LI’

La maggior parte dei rifiuti interrati sono stati sepolti sottoterra presumibilmente negli anni 60 e si tratta si rifiuti dell'Industria alimentare.

Su quella spiaggia è stata trovata un’area dove è stato subito rimosso tutto e un’altra (davanti ai grandi alberghi) dove i rifiuti vanno piano piano a scomparire.  

In quest'area è stata riscontrata la presenza di rifiuti da demolizioni e costruzioni per uno strato di 10 centimetri di spessore ad un metro e mezzo di profondità che esclude quindi ogni tipo di contatto con i bagnanti.

 

I lavori, da quanto emerge dall'ordinanza, sono stati consegnati in via d'urgenza l’ 11 agosto del 2017 ma nello stesso giorno è stata disposta la sospensione a causa della presenza dei bagnanti.

Da qui la richiesta del Comune di fare tutto dopo l’estate.

Nuova data di avvio dei lavori? L’ 11 settembre, ma anche quel giorno c’è stato un problema ed è stato tutto rinviato al 12.

Pure il 12, però, il cantiere non è partito: i tecnici del distretto provinciale di Teramo dell'Arta hanno rilevato la mancanza di una adeguata delimitazione dell'area.

 

Ad oggi l’area è ancora delimitata. Dalla sabbia spuntano i famosi piezometri rossi per le indagini.

Intanto mancano cinque mesi all’inizio della stagione balneare e tutti sperano che si faccia tutto in fretta.

Eventuale bonifica compresa.

 

 

a.l.