LA DENUNCIA

Rsa De Cesaris, direttore D’Angelo costretto alle dimissioni. «Paolucci verifichi cosa accade lì dentro»

Pescara Mi Piace: «struttura accreditata, Regione non può far finta di nulla»

Redazione PdN

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Rsa De Cesaris, direttore D’Angelo costretto alle dimissioni. «Paolucci verifichi cosa accade lì dentro»

Carlo D'Angelo


SPOLTORE. Un vero e proprio terremoto si sta consumando nel completo silenzio istituzionale all’interno della Residenza sanitaria assistita De Cesaris di Spoltore.

Nei giorni scorsi il Direttore Sanitario Carlo D’Angelo, noto in Abruzzo per aver ricoperto sino alla pensione il ruolo di primario del Reparto di Geriatria dell’Ospedale civile di Pescara, è stato ‘invitato a fare un passo indietro’, ovvero alle dimissioni.

 Invito che il professor D’Angelo ha accolto inviando però a tutto il personale una lunga lettera di commiato in cui traspare amarezza e soprattutto il clima tutt’altro sereno in cui tali dimissioni sono dovute arrivare, quattro pagine fitte in cui si segnalano gravi disfunzioni di una struttura privata di lungodegenza, luogo di ricovero per malati terminali, accreditata dal pubblico.

«La Regione», denuncia Armando Fosci membro dell’Associazione ‘Pescara Mi Piace’, «non può far finta di ignorare la denuncia del Direttore sanitario dimissionario e sul quale chiediamo venga fatta piena luce».


L’abbandono da parte di un medico di tale esperienza, fama e soprattutto di lungo corso, della direzione sanitaria di una struttura sanitaria di spicco, secondo Foschi avrebbe dovuto suscitare uno scontato clamore, e invece sta inspiegabilmente passando sotto silenzio, senza che le Istituzioni sanitarie regionali abbiano avvertito la necessità di approfondire la vicenda.

 

LA LETTERA DI D’ANGELO

Ma a sollevare un velo di dubbi, perplessità e preoccupazione è stata proprio la lettera che l’ex Direttore D’Angelo, dimesso su ‘richiesta della proprietà aziendale’, ha inviato a tutto il personale.

 Nella nota, quattro pagine in tutto, il dottor D’Angelo ha elencato le mille cose realizzate in pochi anni alla guida della struttura, specie sotto il profilo organizzativo e umano, come la turnazione delle visite mediche e dei servizi di riabilitazione; l’istituzione del registro reclami per il personale infermieristico; la presenza, nelle ore notturne, di un numero di infermieri professionali nei due piani delle Rsa adeguato al numero dei degenti in modo da garantire la gestione contemporanea di più emergenze e urgenze; il controllo di gestione dei farmaci e la distribuzione personalizzata ai pazienti; la vaccinazione antinfluenzale sull’80 per cento dei ricoverati.

 E poi la proiezione all’esterno della stessa Rsa, la sua apertura al territorio, rafforzando i rapporti con i familiari dei ricoverati, l’organizzazione delle Feste di Natale, di Carnevale, tese a mantenere saldo il legame dei lungodegenti con il proprio contesto familiare, e le uscite fuori con i pazienti ancora abili per farli sentire ancora parte di una comunità sociale.



QUELLO CHE NON VA

 Eppure, nonostante i risultati ottenuti, al professor D’Angelo è stato chiesto di rinunciare al proprio incarico, facendo.

 D’Angelo, nella sua lettera di commiato, ha messo in evidenza anche le criticità: «una azienda ha bisogno di investire non di tagliare, investire su risorse umane, creando innovazioni e lavorando tutti insieme. Questo non si realizza – si legge nella lettera firmata dal professor D’Angelo - quando l’azienda ha costantemente una spaccatura insanabile tra i dirigenti e i dipendenti; l’assistente sociale è delegata e oberata da funzioni amministrative ed è reclusa nell’area direzione senza essere a contatto con i degenti; la psicologa svolge per la maggior parte del tempo servizio di assistenza all’area dei pazienti affetta da demenza, assistenza che potrebbe invece essere svolta da personale con qualifica inferiore, mentre la laureata dovrebbe essere impiegata in un colloquio continuo in reparto, con i nuovi arrivi, con i pazienti in dimissione».

E poi ancora «la terapista occupazionale dovrebbe essere prevista sempre, per tutti, per sollecitare le capacità residue dei ricoverati e dare un senso alle lunghe ore di attesa dei pazienti. I terapisti della riabilitazione dovrebbero avere una maggiore disponibilità di attrezzature tecniche in palestra. Il personale infermieristico dovrebbe godere di carichi di lavoro meno pesanti o comunque di incombenze che non obblighino a una continua turnazione che spesso grava su molti, mentre pochi eletti ne sono risparmiati. L’area della dirigenza dovrebbe usare metodi più ‘umani’ cercando di creare un clima di cordialità tra i lavoratori. La politica del bastone non ha mai vinto e in tutte le epoche storiche i regimi che la usavano sono finiti».



INTERVENGA LA REGIONE

«Dopo una lettera del genere e dopo aver appreso delle problematiche che, tra le righe, comunque vengono denunciate e che rischiano di ricadere sulle spalle dei pazienti della struttura privata accreditata dalla Regione Abruzzo per la lungodegenza - ha sottolineato Foschi – riteniamo sia necessario che l’assessore alla Sanità Paolucci si interessi della vicenda, aprendo un’indagine interna su quanto accade all’interno della clinica De Cesaris di Spoltore, per appurare quanto segnalato dall’ormai ex Direttore Sanitario. Nel merito chiediamo anche di conoscere chi ha assunto oggi l’incarico del professor D’Angelo e quale sia la situazione organizzativa e sanitaria che sta vivendo nella struttura. Se è vero che la De Cesaris è una struttura privata, riteniamo sia altrettanto vero che, come struttura accreditata per la lungodegenza, la Regione Abruzzo abbia il dovere di vigilare e di verificare la corretta gestione a tutela dei pazienti che vi sono ricoverati».