LA DENUNCIA

Medici carcere Sulmona: «turni massacranti, aggressioni e dignità calpestata»

La durissima denuncia della Uil Penitenziari

Redazione PdN

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Carcere di Sulmona

Carcere di Sulmona

 

SULMONA. Medici del carcere di Sulmona tra turni massacranti, aggressioni e dignità calpestata.


«È uno scenario che disonorerebbe uno Stato democratico come l'Italia quello che sembra si viva sul fronte medico nel carcere Sulmona», tuona Mauro Nardella segretario generale territoriale Uil penitenziari.

Dal 2008 (anno in cui la riforma ha portato sotto l'egida dell'ASL la competenza sanitaria prima di pertinenza dell'amministrazione penitenziaria) ad oggi quello che sta accadendo ai medici del penitenziario peligno ha dell'incredibile, racconta il sindacalista.
«Contratti in alcuni casi talmente precari da far vivere un lavoro statuito dal giuramento di Ippocrate quasi fosse una tortura. Due medici in particolare vivono ancora alla giornata pur offrendo la loro opera all'interno della struttura da più di 15 anni. E poi ci sono aggressioni verbali e fisiche subite dai sanitari ad opera di detenuti troppo facilmente portati a non rispettare una categoria di lavoratori che invece andrebbe osannata non fosse altro per riconoscenza dei tantissimi sacrifici da loro fatti. C’è un dottore, E.H.,  da solo è stato vittima di tre aggressioni e malmenamenti».
E poi ancora stipendi pagati con notevole ritardo (anche più di 6 mesi) e che avrebbero costretto gli stessi a dover ricorrere alle cure del debito per riuscire a tirare avanti.

«Insomma una situazione talmente deprecabile quella vissuta dai sanitari carcerari che non sarebbe sminuente affermare, considerato il contesto in cui operano, infernale», precisa il segretario generale.
«I dirigenti e direttori ASL non possono non prendere atto della drammatica situazione e risollevarla così come meriterebbe di essere fatto. A loro chiediamo un fattivo impegno affinché ciò che dovrebbe rappresentare un modo per ben rappresentare il diritto ad un lavoro in uno Stato democratico non diventi una spada di Damocle pronta ad essere affondata nei confronti di chi, per quello che sono costretti a dover sopportare, non possono non essere che definiti eroi».