IL VERBALE

Rigopiano, quel pomeriggio c’era riunione per emergenza: non si parlò di pericolo valanghe

Soccorsi improntati all’improvvisazione perchè mancava un piano di emergenza regionale 

Redazione PdN

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Rigopiano, quel pomeriggio c’era riunione per emergenza: non si parlò di pericolo valanghe

 

 

ABRUZZO. Il piano di emergenza regionale non c’è, forse per questo i soccorsi in piena emergenza neve e terremoto furono così caotici, a tratti tardivi e improntati all’improvvisazione.

Ci fosse stato il piano tutta sarebbe stato codificato, le mansioni precise già assegnate, gli uomini sul campo preparati e pronti a stress e a muoversi. Un pò come succede per gli eserciti che si preparano prima alla guerra e provano movimenti e strategia, così accade anche nelle Regioni che formano la protezione civile regionale e comunale.

Così il verbale del Core, il Comitato Operativo Regionale per le Emergenze, del 18 gennaio 2017,  tenutosi tra le 15.40 e le 17.25 (proprio mentre cadeva la valanga sull’hotel Rigopiano) assume un valore importante ai fini dell’inchiesta della Procura di Pescara che l’ha acquisito ed inserito in un ulteriore filone che riguarda la Carta Valanghe mai realizzata dalla Regione Abruzzo.

Si tratta del verbale della riunione del primo pomeriggio tenutasi alla Provincia di Pescara, alla presenza di tutte le principali autorità regionali delle province di Pescara, Chieti e Teramo. Non solo, dunque, l' ex prefetto Francesco Provolo e il presidente della Regione Luciano D'Alfonso.

Gli inquirenti hanno ritenuto ininfluente il contenuto della riunione ai fini dell'emergenza in quanto il Core è sì istituito da legge regionale per eventi di calamità naturale ma, mancando sia il Piano Regionale Rischi sia la Carta Valanghe, mai redatti, nulla avrebbe potuto stabilire o valutare anche in caso di Rigopiano.

Diverso è il suo utilizzo per le vicende che riguardano la mancata realizzazione della Carta di rischio per le valanghe.

Il piano di emergenza regionale è lo strumento che definisce in via preventiva, quando si verifica un evento calamitoso, le responsabilità ed i compiti di chi deve intervenire, la catena di comando e le risorse da attivare per la salvaguardia dei cittadini e del territorio.

E’ un protocollo specifico che si attiva nel momento del concretizzarsi dell’emergenza ed è tutto codificato e pianificato per evitare ritardi, caos, problemi o difficoltà di comunicazione e per rendere il più possibile efficace la macchina della protezione civile.

Invece dalla lettura del verbale non si evince alcuna direttiva pregressa o piano di azione codificato.

 Il verbale si apre con una sommaria descrizione della situazione meteorologica generale della Regione da parte di D'Alfonso che poi passa la parola al presidente della Provincia di Chieti, Mario Pupillo, che spiega che in quel momento almeno 25000 utenze elettriche erano disattivate. E l’Enel rassicura che saranno riattivate in poche ore (ma non sarà affatto così…).

La parola allora passa al presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, che evidenzia, invece, forti criticità sul versante Vestino della provincia nei comuni di Farindola, Villa Celiera, Penne ed in quelli della Maiella come Sant'Eufemia dove stavano già operando due turbine e a Roccamorice verso cui stava convergendo un altro mezzo per liberare le strade invase da oltre un metro di neve. 


Si cerca di fare il punto su dove inviare con priorità le turbine e si segnalano località come Corvara, Montebello, Farindola, Civitella.

La parola, allora, passa al prefetto di Pescara, Provolo, che comunica le molte criticità nel comune di Montebello e spiega che i carabinieri ed i vigili del fuoco stanno intervenendo mentre la Provincia sta coordinando gli interventi e poi aggiunge: «la viabilità allo stato non preoccupa particolarmente» si legge nel verbale «anche se il prefetto ha disposto il fermo dei mezzi pesanti in alcune zone».

Potrebbe sembrare eclatante la frase sulla viabilità pronunciata in quel momento quando nelle zone al di sopra dei 500 metri la neve raggiungeva il metro. Già centinaia erano le segnalazioni di problemi legati all’isolamento, alle difficoltà di spostamento, al rifornimento alimentare e di carburante.

Potrebbe darsi che la frase di Provolo possa spiegarsi con ragioni di estrema sintesi nella verbalizzazione.

Nell'intervento successivo D'Alfonso,  parlando della necessità di fare intervenire l'esercito oltre che nella provincia di Teramo e Chieti anche in quella di Pescara, dice «come ha detto il prefetto ci serve anche nella zona Vestina».

Di sicuro dopo le 18.30, cioè un paio di ore dopo questa riunione, Provolo chiamò l’esercito affinchè potesse dare una mano proprio per migliorare la viabilità nelle situazioni più critiche. 



IN QUEI MOMENTI ARRIVAVA ANCHE LA MAIL DALL'HOTEL

La richiesta di intervento dell'hotel Rigopiano è in una mail delle 15:44, poco prima del disastro, firmata dall'Amministratore unico, Bruno Di Tommaso e indirizzata al prefetto, al Presidente della provincia di Pescara, al Comando della Polizia Provinciale di Pescara e al sindaco del Comune di Farindola.

 

In quella riunione non venne presa in considerazione ma in quel momento le richieste fioccavano a decine ogni ora.

 

«Con la presente comunichiamo che a causa degli ultimi eventi la situazione è diventata preoccupante. In contrada Rigopiano ci sono circa 2 metri di neve e nella nostra struttura al momento 12 camere occupate (oltre al personale). Il gasolio per alimentare il gruppo elettrogeno dovrebbe bastare fino a domani, data in cui ci auguriamo che il fornitore possa effettuare la consegna. I telefoni invece sono fuori servizio. I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all'aperto. Abbiamo cercato di fare il possibile per tranquillizzarli ma, non potendo ripartire a causa delle strade bloccate, sono disposti a trascorrere la notte in macchina. Con le pale e il nostro mezzo siamo riusciti a pulire il viale d'accesso, dal cancello fino alla Ss42. Per quanto sopra, consapevoli delle difficoltà generali, chiediamo di predisporre un intervento al riguardo. Certi della vostra comprensione, restiamo in attesa di un cenno di riscontro».