RESA DEI CONTI

Teate Splashing, dirigente comunale condannato dalla Corte dei Conti

Dovrà versare al Comune 15 mila euro

Redazione PdN

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Teate Splashing, dirigente comunale condannato dalla Corte dei Conti


 

CHIETI. Giuseppe Di Paolo, dirigente del settore sport del Comune di Chieti è stato condannato dalla Corte dei Conti a restituire al Comune di Chieti 15 mila euro.

E alla fine gli è andata pure bene dal momento che l’accusa aveva chiesto per lui la condanna a 70 mila euro.

Secondo le contestazioni mosse del Pubblico Ministero contabile, il dirigente sarebbe responsabile di un «ingiustificato carente controllo» da parte del Comune di Chieti sul corretto adempimento degli obblighi assunti dall’A.S. Teate Splashing per la gestione dello ‘Stadio del Nuoto Comunale’ e per la realizzazione delle opere di adeguamento.

E’ stata a lui addebitata la «deficitaria attenzione sulla regolare esecuzione delle obbligazioni a carico dell’associazione privata, particolarmente significativa (quale anche l’evidente mancato pagamento del canone)».

Nella sentenza si ricostruiscono i fatti: l’associazione sportiva affidataria della gestione dello “Stadio del Nuoto Comunale” non solo ha omesso, fin dall’inizio del rapporto, di pagare i dovuti canoni periodici in favore del Comune nonché le bollette idriche, ma si è resa anche inadempiente rispetto agli obblighi, contrattualmente assunti, di eseguire opere di adeguamento accessorie obbligatorie per l’importo di 434.600 euro ed interventi di miglioria alla struttura per un importo di 1.026.953 euro secondo l’apposito cronoprogramma».


Il Comune, di conseguenza, ha risolto il contratto (con provvedimento confermato dal TAR in primo grado) ed ha agito per il recupero dei canoni arretrati nonché per l’incameramento della cauzione; tuttavia, non ha fatto valere le specifiche penali, pur contrattualmente previste, relativamente al ritardo nell’esecuzione delle opere di adeguamento e miglioria della struttura.

Secondo i giudici il dirigente, che aveva chiari obblighi, si è limitato a contestare, blandamente, il solo mancato pagamento del canone annuo e di richiedere assistenza al VII settore (tecnico) per effettuare un sopralluogo presso la struttura, per verificare lo stato di tempestiva esecuzione, da parte del gestore privato, delle migliorie e delle opere prescritte dal contratto.
Ma dopo il no del settore tecnico «non ha poi assunto nessuna altra iniziativa in proposito, fino al suo trasferimento ad altro incarico. Il dirigente subentrante, invece, si adoperò per un nuovo accesso presso la struttura, cui conseguì in effetti la risoluzione del contratto».

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«Pare a questa Corte», sottolineano i giudici, «evidente la gravità della negligenza in capo al dirigente trattandosi di un adempimento tutto sommato “banale”, concernente una vicenda che per di più era, in quel periodo, al centro dell’attenzione pubblica, al punto da suscitare un dibattito in seno all’organo consiliare dell’ente locale».


La pena richiesta di 70 mila euro è stata scontata dai giudici a causa «delle precarie condizioni di salute del dirigente, il concorso di terzi nella produzione del danno, la carenza d’organico dell’ufficio sport, l’atteggiamento perplesso dell’ente nel rapporto con il gestore, la mancanza di personale tecnico disponibile per l’effettuazione del sopralluogo e la disorganizzazione generale dell’apparato amministrativo quale emersa nella vicenda».

Insomma nessuno si salva dal giudizio dei giudici.