VELENI PERENNI

Nube tossica e veleni nei terreni dimenticati di Chieti Scalo: iter fermo da anni

Il 7 novembre prevista conferenza di servizi mentre è certo l’inquinamento anche di falde

Redazione PdN

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Nube tossica e veleni nei terreni dimenticati di Chieti Scalo: iter fermo da anni

 

CHIETI.  Una probabile risalita di gas recentemente rilevata durante gli scavi, immediatamente sospesi, per l'installazione di un piezometro in un terreno contaminato all'interno del SIR - sito di interesse regionale per l'inquinamento - denominato "Chieti Scalo".

Una sospetta nube tossica che da diversi giorni ha fatto riscoprire all’opinione pubblica l’esistenza di discariche abusive e veleni sotterrati da decenni che sono ancora lì nonostante promesse e impegni istituzionali. Si tratta di una replica del caso Bussi forse ancora più grave perchè molto più vicino a centri abitati e affollati ma non tra le priorità dell eistituzioni pubbliche.

 Domani 7 novembre si terrà una conferenza di servizi per fare il punto della situazione dopo quanto accaduto giorni fa.

Il sito dal quale sarebbe decollata la nube di gas è quello della ditta Sixty Log di via Penne.

Dal 2008 il sito della Sixty è sotto osservazione insieme ai terreni dei confinanti, la Seab e la Mantini, ed è inserito nel Sir di Chieti Scalo.  Nel 2011 è stata scoperta la contaminazione della falda acquifera all’interno dell’area industriale. Nel 2013 è stato effettuato un intervento di messa in sicurezza d’emergenza delle acque di falda.

Il Comune di Chieti da tempo si è attivato per effettuare delle verifiche sul sito. In tutta l’area sono state effettuate indagini esplorative a seguito delle quali è emersa la presenza di una sacca di gas. A quel punto, il Settore Politiche Ambientali ha chiesto alla Sixty di attivarsi e di presentare un piano per completare la caratterizzazione delle aree che sarà all’esame della conferenza dei servizi convocata per il 7 novembre, alla quale parteciperanno Regione, Provincia, Comune, Arta e azienda, al fine di verificare la fattibilità del piano proposto.

 

 

Il Sir è stato istituito con delibera di Giunta regionale del 1.3.2010.

L'area che va da Megalo' sino a San Martino, piu' o meno la stessa del SIR, e' interessata anche da una ordinanza sindacale, la 542 del 29.10.2008, che vieta coltivazioni, consumo di prodotti agricoli non preventivamente verificati dalla Asl, pascolo, emungimento di acqua e movimento terra.

Negli anni anche il WWF ha avuto piu' volte occasione di interessarsene. Gia' nel 2009, all'indomani dell'incendio di un deposito di rifiuti (il 27 luglio), l'Associazione aveva organizzato una assemblea pubblica nel corso della quale, alla presenza di amministratori e di diversi consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione, denuncio' la mancata partecipazione di rappresentanti del Comune di Chieti a una conferenza di servizi nella quale si discuteva l'allargamento del sito nazionale di bonifica (SIN) di Bussi.

Dopo quella riunione, nella quale gli amministratori presenti diedero disponibilita' bipartisan, la pratica per l'inclusione venne riaperta ma senza esito positivo tant'e' vero che per l'area di Chieti Scalo venne invece istituito il SIR, con costi di caratterizzazione e bonifica a carico esclusivamente degli enti locali e segnatamente della Regione.

Nello stesso anno, il 17 ottobre, il WWF con diversi associazioni e comitati organizzo' una significativa marcia "Basta rifiuti a Chieti" denunciando anche le possibili contaminazioni delle colture.

Nel 2013 invece, con una nota inviata a Comune, ASL e NOE, l'associazione segnalo' che nel sito contaminato, a dispetto dei divieti e del buon senso, assurdamente venivano pascolate pecore e c'erano campi coltivati, cosa che peraltro, come ben possono testimoniare le guardie giurate volontarie dell'associazione, tuttora accade.

«Nonostante gli impegni, anche in documenti ufficiali», spiega il Wwf, «gli stanziamenti regionali per caratterizzazione e bonifica non sono arrivati e anche il Comune solo di recente ha cominciato a fare la sua parte, a distanza di molti anni dalla individuazione del problema».

 

L’area interessata è di circa 30 kmq, all’interno dei quali sono presenti tra gli altri 214.000 mq di amianto in attesa di essere smaltiti.

Nell’accordo di programma, siglato nel 2012 da Regione, Provincia e Comune di Chieti, si prevedeva un fabbisogno finanziario di circa 8.000.000 euro per avviare e completare l’azione di bonifica.

Ma si sa l’Abruzzo non brilla in quanto a bonifiche e velocità...