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Banche è il momento della decisione: arriva il test della Bce

Per sbloccare assicurazione depositi. Nuova proposta mercoledì

Redazione PdN

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Banche è il momento della decisione: arriva il test della Bce


ROMA. Comincia oggi una settimana importante per il sistema bancario europeo. Domani mattina sono attesi i risultati degli stress test consolidati per paese condotti dalla Bce sui 110 istituti europei vigilati.

La 'prova' serve a misurare il rischio legato ai tassi d'interesse ma è priva di veri e propri parametri da rispettare e consente un velo di riserbo sulle indicazioni che l'Eurotower darà poi a ciascun istituto.

L'appuntamento quindi non dovrebbe creare ulteriori problemi alle banche italiane dopo 'il macigno' (come lo ha definito il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli) piovuto questa settimana su di loro con la stesura dell'addendum messo in consultazione da Francoforte per inasprire ancora di più le norme destinate a gestire le sofferenze bancarie.

Per cercare di sbloccare il dossier Unione bancaria, e di far avanzare l'ultimo pilastro, ovvero lo schema comune di assicurazione sui depositi (EDIS), la Commissione europea ha deciso invece di modificare la sua iniziale proposta del 2015, andando di conseguenza incontro alle esigenze di chi, come la Germania, non vuole una condivisione dei rischi prima della loro consistente riduzione.

Per questo Bruxelles, salvo sorprese dell'ultima ora, mercoledì prossimo annuncerà una revisione dell'EDIS che rinvia soltanto ad un secondo momento la messa in comune dei rischi. E soltanto dopo che una revisione della qualità degli attivi (AQR) avrà certificato la riduzione, ad esempio, degli stock di crediti deteriorati.

Il nuovo testo, hanno spiegato fonti dell'Unione europea, arriva dopo le elezioni tedesche, con la speranza di sfruttare lo slancio del nuovo Governo di Berlino. Anche perché la sua principale resistenza, cioè la mutualizzazione del rischio, sarebbe in questo modo affrontata e superata.

L'EDIS è una forma di 'condivisione' di risorse, quelle degli attuali fondi nazionali di tutela dei depositi, che progressivamente finiranno in un unico salvadanaio entro il 2024 pronto a intervenire quando una banca fallisce e occorra rimborsare i depositi sotto i 100mila euro.

Il fondo sarà neutrale per gli istituti, perché si riempirà usando una parte del contributo versato nei fondi nazionali di tutela dei depositi, aggiustato al 'rischio' di ogni banca. Ovvero: le banche con più rischi verseranno di più.



Sono 110 le banche sottoposte allo stress test della Bce per misurare il rischio legato ai tassi d'interesse e privi di parametri da rispettare.


L'esito degli esami è atteso per lunedì, quando saranno diffusi dati aggregati, con un velo di riserbo sulle indicazioni che l'Eurotower darà a ciascun istituto. Del resto la Bce ha già colpito duro sugli Npl, con ripercussioni in Borsa soprattutto per le banche italiane, mentre quelle spagnole erano alle prese con gli effetti del referendum in Catalogna. L'ondata di vendite che è scattata nelle ultime 5 sedute in Piazza Affari ha colpito soprattutto Banco Bpm (-8,57%), Bper (-6,71%), e Ubi (-5,93%). Meno coinvolte Unicredit (-3,82%) e Intesa (-2%).

In controtendenza Mediobanca (+0,77%), che, secondo gli analisti di Equita, «beneficerà delle nuove linee guida della Bce sulle esposizioni non performing», avendo già una copertura del 95% degli Npl. Minori invece le difficoltà previste con l'arrivo del pacchetto di Basilea 4.

In questo caso le banche italiane e quelle spagnole sembrano essere più avvantaggiate delle altre in quanto, secondo gli analisti di Bloomberg, hanno già anticipato in parte la revisione del calcolo dell'incidenza delle 'Attività Ponderate per il Rischio' (Raw) nei loro portafogli. Già oggi le banche italiane li calcolano in media al 55%, con Mediobanca al 100%, rispetto alla media europea del 34%. Basilea prevede una soglia del 75% al 2021 per raggiungere progressivamente il 100% nel 2027.