RETROSCENA

Non decolla il processo sull'appalto mensa e le assunzioni blindate dalla politica restano fuori

Cir Food chiamata in garanzia, rigettata eccezione difese su atti irripetibili senza azienda

Redazione PdN

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Comune di Pescara, social indignazione per il concorso “farsa”… per legge

Comune di Pescara

PESCARA. Tre udienze ma il dibattimento non è ancora iniziato e non comincerà nemmeno la prossima volta. Le difese stanno proponendo una serie di eccezioni preliminari tra le quali ci sarà anche quella per competenza di territorio per cercare di spostare il processo da Pescara.

Nella terza udienza del processo sull'appalto per l'affidamento del servizio mense scolastiche a Pescara nel triennio 2010/2013, il presidente del tribunale collegiale Maria Michela Di Fine ha accolto la richiesta dell'avvocato Lorena Petaccia, che assiste il Comune di Pescara (costituitosi parte civile), di chiamare in causa in garanzia, per quanto concerne la copertura economica, l'azienda Cir Food, che conta tra i suoi dipendenti quattro dei sei imputati.

Le difese si sono opposte, sostenendo che erano già stati compiuti degli accertamenti tecnici irripetibili nei confronti degli imputati, ai quali la Cir Food non ha partecipato e che rischia di vedere utilizzati a suo carico.

Il giudice ha rigettato l'eccezione presentata dalle difese e ha invitato contestualmente il pm a produrre gli atti.

L'azienda, se deciderà di costituirsi nel processo, potrebbe presentare ulteriori eccezioni. Il processo è frutto di un'inchiesta nata nel 2014, in seguito ad un esposto presentato dal consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Massimiliano Di Pillo. Sotto la lente del pm, la gara d'appalto vinta dalla Cir Food che la precedente amministrazione comunale aveva bandito per rinnovare la gestione del servizio ristorazione nelle mense scolastiche per il triennio 2010/2013.

Le accuse, a vario titolo, sono di corruzione, falso, turbativa d'asta e frode nelle pubbliche forniture: nello specifico Germano Marone, ex dirigente dei settori Pubblica istruzione e Politiche sociali e Paolo Di Crescenzo, ex responsabile del Servizio mense, sono accusati di corruzione e turbativa d'asta, mentre solo Di Crescenzo deve rispondere anche di falso; Marcello Leonardi, procuratore della Cir Food, Giorgio Righi, capo area, Alberto Santini, responsabile commerciale e Camillo D'Ercole, dipendente dell'azienda, sono accusati di frode nelle pubbliche forniture, con i primi tre che devono rispondere anche di concorso in corruzione e il solo Leonardi che deve rispondere anche di falso. L'udienza è stata aggiornata al 13 dicembre e le difese hanno annunciato che in quell'occasione verrà presentata un'eccezione relativa alla competenza territoriale.



LE SEGNALAZIONI DEI POLITICI PER LE ASSUNZIONI NON RIENTRANO NEL PROCESSO

 Un foglio excel trovato nel corso di una perquisizione: una lista di nomi di persone da assumere ed accanto ad alcuni nominativi il nome dei politici locali che avrebbero segnalato gli stessi lavoratori alla cooperativa Cir Food.

 

 

La lista è stata trovata negli anni scorsi dalla Finanza mentre indagava sul maxi appalto per la ristorazione scolastica di Pescara

L’intera vicenda delle spintarelle seppure approfondita dagli investigatori è stata lasciata a margine delle accuse principali tanto che nessuno dell’attuale amministrazione comunale risulta indagato anche se sono stati provati frequentissimi contatti e incontri anche privati.

 

Secondo l'accusa, all'indomani dell'aggiudicazione dell'appalto, Marone e Di Crescenzo avrebbero proposto alla Cir Food di modificare il contratto e invece di realizzare un centro cottura nella scuola "11 febbraio '44", come previsto dalla clausola inserita nell'offerta, avrebbero permesso di provvedere alla fornitura tramite «altra e diversa prestazione, rinegoziata contra legem, mediante l'acquisto e fornitura di beni strumentali da utilizzarsi come supporto alle mense scolastiche del Comune di Pescara, il cui valore complessivo risultava pari a 93 mila euro, ben inferiore a quello falsamente attestato come pari a 221 mila euro nel verbale di consegna del 18 giugno del 2011».

In questo modo la Cir Food avrebbe risparmiato circa 700 mila euro, ai quali occorre aggiungere, sempre secondo l'accusa, altri 600 mila euro che la ditta avrebbe risparmiato facendo figurare un numero di ore lavorate superiore a quello effettivamente prestato. In cambio la Cir Food avrebbe assunto il figlio di De Crescenzo, innescando il presunto fenomeno corruttivo.

 

 

«COMUNE IN BALIA DEL PRIVATO»

 Secondo quanto è emerso dalle indagini il Comune di Pescara sarebbe stato «in totale balia della Cir Food» e non avrebbe tenuto sotto controllo l'esecuzione dell'appalto.

Ma soprattutto sono state rilevate una serie di anomalie nelle modalità di assunzione di gestione del personale.

Il caso più eclatante è quello rappresentato dall'assunzione di Angelo Di Crescenzo di 27 anni, figlio di Paolo Di Crescenzo, rup della gara  ovvero colui il quale doveva gestire i compiti connessi alla vigilanza e alla corretta esecuzione dell'appalto.

Il caso è stato già al centro di una condanna alla Corte dei Conti.

Il ragazzo  è stato assunto il 3 ottobre del 2011 temporaneamente, con la promessa di un contratto a tempo indeterminato dopo l'aggiudicazione della gara.

 

Di questa attività si sarebbero resi promotori, secondo l’accusa, il responsabile commerciale Alberto Santini e il responsabile di area Giorgio Righi «anche perché l'assunzione non poteva venire senza il consenso di quest'ultimo».

 

Anche la moglie di Paolo Di Crescenzo, indirettamente, avrebbe confermato che l'assunzione del figlio era un'operazione correlata al ruolo del marito.

Infatti la donna riferì alla sua amica che il coniuge era disposto a tacere sulla realtà dei fatti fino a quando non si toccava l'assunzione del figlio Angelo.

 

Secondo la Procura proprio dalle intercettazioni telefoniche sarebbe emersa «l'inutilità» della figura di Angelo Di Crescenzo all'interno della Cir food ma anche il ruolo di privilegio che è consentito al ragazzo .

Via sms il ragazzo raccontava ad un'amica che si annoiava, quando venne spostato si augurò che le cose cambiassessore in fretta e tornassero a lui favorevoli anche in virtù di alcune azioni di rivalsa poste in essere dal padre nei confronti dell'amministrazione comunale che lo aveva avvicendato dal suo incarico di responsabile del servizio ristorazione e trasporto.

 

Per l'accusa l'assunzione è di certo «una contropartita al mancato controllo sull'esecuzione dell'appalto da parte del padre».


 

LE SEGNALAZIONI DEI POLITICI

Ma oltre a questo caso la Finanza si accorge fin da subito, in fase di indagine, dell’esistenza di «un consolidato sistema di segnalazioni provenienti da personaggi politici locali».

Non una novità, dice l’ipotesi accusatoria, ma un tipo di attività «assicurata nell'ultimo decennio dalla Cir Food».

Ma come è stato possibile? Basta considerare, ad esempio, sostengono gli investigatori, che il Comune ha sempre previsto la cosiddetta ‘clausola sociale’ che prevede che la ditta aggiudicataria assuma tutto il personale che già lavorava nel precedente appalto nel servizio mensa.

Dunque in pratica il personale assunto presso il servizio mensa del Comune di Pescara grazie a questa previsione risulta blindato con garanzia di mantenimento del posto di lavoro a prescindere dall'azienda vincitrice dell'appalto.

Un principio ottimo che salvaguarda i lavoratori ma...

«Quindi con questo metodo non si sbaglia ad affermare», scrivono gli inquirenti nelle relazioni girate al pm, «che le persone assunte in questo servizio di fatto è come se fossero dei dipendenti comunali. Gravano sulla collettività sotto  le mentite spoglie di dipendenti dell'azienda aggiudicataria che nell'ultimo decennio è stata la Cir Food».

 

Dunque il sistema permette all'ente comunale che non può procedere ad assunzioni, per il rispetto del patto di stabilità o altro, di creare posti di lavoro i cui costi non gravano direttamente su quelli del personale dell'Ente ma si traslano su quelli dell'appalto per i servizi di supporto alle mense.

 

Forse è questo il meccanismo a cui si riferiva Germano Marone quando a settembre del 2014, durante la settima  Commissione consiliare permanente sul crescente costo del servizio mensa, disse «un elemento che potrebbe far diminuire il costo è la diminuzione del costo della politica».

Sì, secondo gli inquirenti l’ affermazione è «chiaramente allusiva ad un sottostante sistema generatore di costi inutili sul quale si potrebbe intervenire».


 

LE TELEFONATE: «PREPARATI CHE LUNEDì SI COMINCIA»

E nel corso delle indagini tante sono state le conversazioni ascoltate relative alle assunzioni di personale direttamente o indirettamente riconducibili a personaggi politici locali.

 

Decine le telefonate che fanno comprendere meglio il funzionamento del meccanismo, sempre uguale a se stesso: a chiamare era sempre il dipendente della Cir Food Camillo d'Ercole che avvertiva di volta in volta Angela, Monica, Alessandro, Franco, Flavio, Simona, Flavia, Chiara, Barbara, Manuela… e  tutti gli altri che presto sarebbero tornati al lavoro.

Quando squilla il telefono alcune di queste persone si mostrano anche stupite della telefonata di D'Ercole che cerca di spiegare di aver ricevuto il numero di telefono da ‘qualcuno’ senza specificare chi.

Secondo gli inquirenti negli anni è stato collaudato un vero e proprio sistema di assunzioni anche tramite l'interposizione fittizia dell'agenzia interinale di lavoro.

Curioso che tutti si stupiscano di ricevere telefonate dalla azienda alla quale avrebbero dovuto mandare curriculum per offrire le loro prestazioni.

«È chiaro che l'agenzia offre solo una schermatura ad assunzioni già decise in altre sedi», dice l’accusa, «non effettua selezione di personale, si limita ad assumere e girare alla CIR food i nominativi segnalati».

Se sia stato proprio così lo si chiarirà nel processo.

Durante le perquisizioni sulla scrivania di Giorgio Righi è stato trovato un appunto con una serie di  nomi: «alla luce delle conversazioni», scrive la Finanza, «sembrerebbero essere stati forniti proprio dal vicesindaco Enzo Del Vecchio».

Indizio che si aggiunge ad altre telefonate e qualche incontro romano di cui si è saputo poco.

Troppo poco per la procura per tirare dentro l’ex vicesindaco Del Vecchio e gli altri politici della lista che non sono indagati e sono fuori dal processo in corso.