IL SOSPETTO

Nomina direttore Ersi, quando Chiavaroli scelse il collega Di Biase

Il presidente della Commissione non dichiarò la sua incompatibilità

Redazione PdN

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Ersi, feudo dafonsiano: per poltrona di dg si scontrano solo due fedelissimi


ABRUZZO. Se due persone, nel recente passato, hanno lavorato insieme, fianco a fianco, è poi lecito che uno dei due giudichi l’altro e con la sua valutazione contribuisca a renderlo vincitore di un concorso pubblico?

 

La storia riguarda la nomina del direttore generale dell’Ersi, Tommaso Di Biase, 70 anni, già assessore comunale all’Urbanistica con D’Alfonso sindaco (prima in quota Rc, poi Sel poi area D’Alfonso) scelto nei mesi scorsi dopo una selezione che ha avuto anche strascichi al Tar.

A maggio il tribunale amministrativo ha bloccato la nomina dell’ex assessore di D’Alfonso dopo il ricorso di una esclusa, Sebastiana Parlavecchio,  già dirigente del Servizio Gestione e Qualità delle Acque della regione Abruzzo.

A giugno scorso, invece, è arrivata la firma del contratto triennale.

Di Biase era stato  scelto dopo un colloquio di 25 minuti e aveva battuto l’altro (unico) sfidante, ovvero Guido Dezio, altra vecchia conoscenza di D’Alfonso, dirigente del Comune di Pescara, negli stessi giorni in predicato per il ruolo di nuovo dg della Regione dopo l’addio di Cristina Gerardis e già inserito nel cda di Tua, la società di trasporto abruzzese.

Di Biase l’ha spuntata «per la sua propensione ad affrontare problematiche di carattere ambientale come emerge anche chiaramente dall’esperienza riportata nel curriculum».


Adesso, leggendo le carte emerge che la nomina di Di Biase è avvenuta grazie ad un Commissione di Valutazione il cui presidente, Francesco Chiavaroli, ha dichiarato a verbale il 30 marzo che non ricorrevano gli obblighi di astensione di cui all’art. 51 cpc.


E’ noto che fin dal 2015 i due hanno lavorato insieme come componenti esterni del Comitato VIA della Regione Abruzzo (nessun rapporto di dipendenza con la Regione), entrambi nominati (dopo presentazione dei curricula) con decreto del presidente Luciano D’Alfonso (il 10 del 2015). In realtà Chiavaroli ha ricoperto quell’incarico fin dal 2009.

Proprio come da decreto i due, insieme al terzo componente scelto Francesco Paolo Pinchera, hanno dovuto  garantire la loro presenza a tutte le votazioni.

Chiavaroli è rimasto in sella fino al 17 gennaio quando poi ha presentato le sue dimissioni. Appena 18 giorni prima era stato annunciato il suo ingresso all’Arta al posto dell’uscente Mario Amicone.


La domanda è sempre quella: Chiavaroli poteva giudicare Di Biase?



COSA DICE IL CONSIGLIO DI STATO

La materia è ostica ma il Consiglio di Stato si è già pronunciato (23 settembre 2004, n. 7797) sottolineando che   sussiste l’incompatibilità quando « i rapporti personali» fra esaminatore ed esaminando siano tali da far sorgere il «sospetto» che il candidato sia stato giudicato non in base al risultato delle prove, bensì in virtù delle conoscenze personali ovvero quando sia accertata la sussistenza di rapporti personali diversi e più saldi di quelli che di regola intercorrono tra maestro e allievo.

Tecnicamente i due esperti esterni della commissione Via sono stati per almeno un anno e mezzo colleghi.

Sempre il Consiglio di Stato dice che anche quando il legame che corre tra commissario e candidato non sia tale «da essere icto oculi riconducibile entro i casi tassativi di astensione obbligatoria ex art. 51 c.p.c., sussisterà, comunque, l’incompatibilità se tale rapporto sarà idoneo a generare (anche solo) il sospetto di parzialità, cioè (per volere mutuare un linguaggio più consono al diritto penale) se esso esporrà a pericolo(lesione potenziale e non effettiva) il bene giuridico protetto dall’ordinamento (appunto, l’imparzialità e il buon andamento della P.A.)».

            Il massimo organo della giustizia amministrativa ha in tal senso specificato che in presenza dei legami idonei a radicare il «sospetto di parzialità», non è necessario comprovare che questi si possano concretizzare in un «effettivo favore» verso il candidato, essendo sufficiente a radicare l’incompatibilità anche «il solo pericolo» di una compromissione dell’imparzialità di giudizio

 

Per il momento pare che nessuno se ne sia accorto, del resto chi ha nominato la Commissione, Luciano Di Biase, non ha neanche acquisito i curricula per poterne verificare le incompatibilità.