APPALTI E MAZZETTE

Tangenti in Puglia, arrestato l’imprenditore che sta costruendo la scuola di Celano

A Bari scoperto presunto giro di tangenti della società Apulia srl

Redazione PdN

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Tangenti in Puglia, arrestato l’imprenditore che sta costruendo la scuola di Celano



 

ABRUZZO. C’è anche la Apulia srl tra le società che figurano nella maxi inchiesta della procura di Bari che nella giornata di ieri ha portato a 12 arresti eclatanti e le accuse di tangenti in cambio di appalti in alcuni comuni della provincia pugliese.

 

La società nei mesi scorsi si è aggiudicata un appalto a Celano, provincia di L’Aquila: quello della costruzione di una scuola elementare in Via Granatieri di Sardegna (località Campo Bonaldi)   che ovviamente non c’entra nulla in questa inchiesta.

Un appalto da quasi 4 milioni di euro che aveva creato qualche malumore in paese, con la minoranza di centrosinistra che nel 2015 attaccò la maggioranza di aver fatto tutto «nelle segrete stanze» senza nessun passaggio in Consiglio comunale. E ieri proprio in paese quel nome finito negli articoli di stampa nazionale non è passato inosservato.

L’Ati aveva presentato una offerta da 3,4 milioni di euro oltre a 88 mila euro per oneri della sicurezza che non sono soggetti a ribasso. Una offerta che rientrò nella soglia di presunta anomalia in quanto «anormalmente bassa», così come la sua diretta concorrente, la Eacos. Sono state richieste delle spiegazioni, poi fornite e superate.


Qualche settimana dopo il sindaco Settimio Santilli ha pubblicato sul suo profilo Facebook, per la prima volta, le immagini dell’istituto scolastico «all’avanguardia in termini di sicurezza, sostenibilità energetica, servizi didattici, ludici e ricreativi».

Quei lavori sono ancora in corso. E proprio in queste ore la società sta vivendo un momento nero con l’amministratore Salvatore Fatigati finito da 24 ore ai domiciliari e accusato di istigazione alla corruzione assieme all’altro imprenditore Tommaaso Procino e ai tecnici comunali Acquaviva delle Fonti (Bari) Marco Cuffaro e Vito Raffaele Lassandro, ai tecnici-progettisti Antonello Zampiello, Giovanni Francesco Boscia e Nicola Valerio Lamanna.

Secondo le indagini di Carabinieri e Finanza, Fatigati e Procino avrebbero offerto una somma di 5.000 euro (e la promessa di ulteriore corresponsione di denaro di «10-20 mila euro…», non accettati, all’allora vice-sindaco di Acquaviva delle Fonti, Austacio Domenico Busto, che ha denunciato il tutto ai carabinieri.

In cambio dei soldi il vice avrebbe dovuto  favorire l'ati "Apulia srl-Pi Group srl" nell'aggiudicazione della gara d'appalto per i lavori di recupero del Teatro comunale di Acquaviva delle Fonti.


Si parla di un bando dell’ottobre del 2015 da 3,2 milioni di euro.

In più si chiese l'affidamento di futuri contratti di evidenza pubblica. Contestata pure la turbata libertà della gara d'appalto. Quest’ultima, sempre secondo l’accusa, sarebbe stata aggiudicata alla stessa Ati dalla commissione presieduta da Cuffaro, dirigente dell' Ufficio tecnico comunale di Acquaviva delle Fonti, grazie alla nomina di Lassandro, dirigente dell'Ufficio Tecnico del comune di Gioia del Colle, quale componente della commissione aggiudicatrice - concordata da Fatigati, Zampiello e Procino con Cuffaro, e successivamente mediante l'attribuzione di punteggi di favore all'offerta tecnica presentata dalla medesima Ati.

Proprio dopo gli arresti il vice sindaco che ha rifiutato i soldi e denunciato la tangente ha raccontato ai giornali delle pressioni subite: «ho denunciato tutto per dignità e coerenza, non ci ho pensato un attimo. Ero indispettito dal fatto che qualcuno potesse compromettere la mia immagine pubblica, costruita in tanti anni di duro lavoro. Era la prima volta che mi veniva proposta una tangente – ha detto ancora Busto – Conoscevo il contesto in cui questo avveniva, per cui non posso dire sia stato un fulmine a ciel sereno, seppure ancora adesso stento a crederci. Inizialmente ho creduto si trattasse di una singola tangente proposta a me, non parte di un sistema più complesso».