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Petrolieri di nuovo all’attacco: resuscita il progetto della ex Forest Oil a Bomba

Il progetto fu oggetto di feroci battaglie e bocciature ma...

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Petrolieri di nuovo all’attacco: resuscita il progetto della ex Forest Oil a Bomba


ABRUZZO. I petrolieri resuscitano il progetto di estrazione di gas sotto il lago di Bomba, bocciato, dopo una lotta di popolo e di carte bollate, dalla Regione Abruzzo, dal  comitato Via, dal Tar e, in ultimo, pietra tombale in via di rimozione, dal Consiglio di Stato.

Si tratta del progetto denominato “Colle Santo” ed il proponente non è più la Forest Oil ma la CMI Energia Spa e il progetto è stato persino ampliato  arrivando a coinvolgere 11 comuni della Val di Sangro: Perano, Roccascalegna, Atessa, Pennadomo, Torricella Peligna, Collidimezzo, Altino, Villa Santa Maria, Archi, Bomba e Paglieta.


Proprio a Paglieta è prevista la costruzione della raffineria che nel precedente progetto ricadeva, invece, nel comune di Bomba.

Cambiamenti forse minimi o forse decisivi che ad oggi con buona probabilità sarà più difficile bloccare per via delle nuove norme approvate dal governo Renzi-Gentiloni.

All’epoca lo scontro fu violento ed impari con le istituzioni molto poco critiche e “volitive”. Furono molti i sospetti e le ombre mai chiarite nemmeno dalla procura che venne attivata più volte.

La Forest Oil offrì persino un viaggio ad alcuni esponenti di allora della Provincia di Chieti con l’obiettivo di visitare un impianto simile a quello che si sarebbe voluto realizzare a Bomba. Un fatto che per certi versi scandalizzò ma passò subito nel dimenticatoio come cosa irrilevante.

 

Molto critico Alessandro Lanci di Nuovo Senso Civico: «’Colle Santo’ già il nome è ossimoro tipico dei nomi usati per i loro progetti dai petrolieri con l’intento di provare, senza esito, a distrarre la pubblica opinione. Insomma, dopo più di 40 anni dalla Sangro Chimica, provano ancora a colonizzare di nero idrocarburo una zona del nostro Abruzzo che ha già dato, in termini di sviluppo industriale, con la Sevel e tutta la costellazione di piccole e grandi imprese che operano nell’area, più o meno impattanti sul nostro ambiente».


«Che si estragga gas sotto una diga con 80 milioni di metri cubi d’acqua», aggiunge Nuovo Senso Civico, «con il rischio di un disastro peggiore del Vajont, ai petrolieri non frega niente. C’è da comprenderli, fanno impresa, profitto.  Non ci stupiamo di loro perché, è il loro lavoro.  Ci stupiamo, però, fino ad indignarci furiosamente,  della politica che non prende posizioni e che fa orecchie da mercante, dai Sindaci al Presidente della Regione Abruzzo».


Lunedì 10 luglio è stata convocata un’assemblea pubblica per discutere le modalità di mobilitazione da mettere in atto e le misure tecniche e legislative da intraprendere.

L’obiettivo è fronteggiare la minaccia incombente che si profila, in virtù del decreto legislativo che esautorerà le Regioni dalla valutazione d’impatto ambientale, stabilendo che sarà esclusivo appannaggio del comitato VIA nazionale la facoltà di decidere se il parere debba essere un sì o un no.


Lunedì 10 luglio, alle ore 20:30, nel Bar Kristal di Paglieta, dovrebbero essere presenti tutti i sindaci dei Comuni interessati dal progetto, dovrebbe essere presente il Presidente della Provincia di Chieti, l’Assessore all’Ambiente e il Presidente della nostra Regione.


«Questo accadrebbe se la politica fosse concretamente credibile», sferza Nuovo Senso Civico, «dopo che l’intera comunità della Val di Sangro ha già espresso il proprio inequivocabile parere sul Progetto “Colle Santo”, in quasi dieci anni di assemblee, manifestazioni, flash mob, comunicati, incontri informativi, concerti etc.   Quando arriverà il giorno in cui il nostro volontariato cesserà di essere necessario?    Quando si potrà fare a meno di cittadini volontari che sacrificano il proprio tempo e il proprio danaro per contrastare attacchi così palesi e indifendibili al bene comune? Chi governa, quando comincerà a farsi carico degli obblighi che derivano dal patto con i cittadini, sancito dal voto? »


Secondo l’associazione ambientalista il progetto a cui hanno cambiato l’abito, «peggiorandone la sostanza» sarebbe proprio lo stesso già bocciato dal Consiglio di Stato.

«Cari presidenti, caro assessore, cari sindaci», conclude l’associazione, «stanno prendendo in giro voi e la comunità che rappresentate, lunedì 10 luglio mostrate davvero il vostro attaccamento alla terra che state avendo l’onere e l’onore di rappresentare.  È quello che faremo noi, in prima linea, preoccupati del destino contro cui per l’ennesima volta ci troviamo a combattere, riservandoci  ancora la speranza di poter scegliere quale terra calpestare e quale terra far calpestare ai nostri figli. Lazzaro questa volta non deve risorgere, perché non sarebbe la resurrezione della vita ma della morte. E poi i petrolieri, tutto sono,  tranne che Gesù».