RIFIUTI E AMBIENTE

Discarica consortile Atri, tanti dubbi senza risposta poi Mazzocca prova a chiarire

Chiesto l’intervento di D’Alfonso

Redazione PdN

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Discarica Atri, le 14 domande alle quali nessuno risponde

ATRI. La discarica consortile è gestita in modo da preservare l’ambiente e la salute dei cittadini?

Se lo domandano da mesi dalla sezione ‘Bassanini’ di Italia Nostra Atri ma per il momento non sono arrivate risposte.

Ieri l’associazione ha inviato al presidente Luciano D’Alfonso una ennesima missiva nella quale si sollecitano risposte ad una precedente lettera dello scorso mese di ottobre, che venne inviata al fine di rassicurare l'opinione pubblica in merito alla corretta gestione della discarica consortile di Santa Lucia di Atri.



TUTTI I DUBBI

I cittadini vogliono sapere se la “vecchia” discarica è stata definitivamente e correttamente bonificata e in cosa è consistita l’eventuale bonifica effettuata. In caso contrario, perché non si è proceduto in tal senso considerato che il finanziamento per la creazione del terzo invaso comprendeva una somma per la bonifica e messa in sicurezza dei due invasi creati in precedenza?

Ma i dubbi senza risposta sono anche altri: nel terzo invaso (ovvero la “nuova discarica”) vengono solo conferiti rifiuti secchi? Chi esercita i controlli sulla loro effettiva consistenza? Quali tipo di controlli vengono effettuati? La “nuova discarica” è stata regolarmente collaudata prima della sua attivazione? E’ vero che i rifiuti provengono da diverse località italiane e, forse, anche dall’estero? Perché in discarica vengono conferiti rifiuti che non provengono dagli otto Comuni del Consorzio Piomba-Fino, che dovrebbero essere i soli a fruire della discarica attiva?

Chi ha autorizzato il conferimento in discarica dei rifiuti che provengono da fuori Regione? Quante migliaia di metri cubi di pattume sono state finora conferite, a partire dalla sua attivazione, nella “nuova discarica” e qual è, a tutt’oggi, la sua capacità residua? Sono state fornite le necessarie garanzie finanziarie per la chiusura della “vecchia discarica” e quelle per la gestione della “nuova”?

Esiste un sistema di controllo automatico che impedisca il conferimento in discarica di sostanze pericolose, come per esempio quelle radioattive, collegato con gli Organi di controllo? Quale garanzie di ordine sanitario e quali controlli sono stati e vengono effettuati sulla qualità ambientale del sito, considerando che è scientificamente dimostrato che le discariche costituiscono una seria “fonte di rischio” per le popolazioni che vivono nelle sue vicinanze e, comunque, entro un raggio di cinque chilometri dal suo centro?

L’associazione chiede a D’Alfonso di attivarsi al più presto «affinchè Mazzocca e Gerardini siano indotti a rispondere ai nostri quesiti».


«RISPOSTO GIA’ DIVERSE VOLTE»

«Ho risposto in aula a diverse interrogazioni sull’argomento sulla base di relazioni tecniche predisposte dal Servizio Gestione Rifiuti e ne ho parlato direttamente con i cittadini interessati durante una delle 230 assemblee alle quali ho partecipato dall’inizio del mio mandato», replica il sottosegretario all’Ambiente Mario Mazzocca. «La risposta ai quesiti sollevati da Italia Nostra è stata inviata il 3 luglio scorso dal Servizio Gestione Rifiuti al Presidente dell’associazione Domenico Zenobio tramite pec. Rimando quindi alla lettura del documento per le questioni tecniche sollevate nella richiesta di informazioni. Tuttavia, Italia Nostra pone anche una questione politica sulla governance del Consorzio sulla quale è bene fare chiarezza».

«Già al tempo della sua nomina - continua Mazzocca -  resi pubblico il mio disaccordo su Alessandro Italiani quale commissario del consorzio: essendo stato fino ad allora Presidente del Cda, certamente non rappresentava il bisogno di discontinuità che gli enti locali avevano esplicitamente richiesto. Per questo avevo chiesto al Presidente D’Alfonso di sostituirlo a fine del mandato, che invece è stato prorogato (mi dicono, per ragioni tecniche) per altri 45 giorni. L’eventuale nomina di un ex membro del Cda nel Collegio dei Revisori dei Conti, come riportato dalla nota di Italia Nostra, rappresenterebbe un atto quantomeno inopportuno, per il quale sono più che giustificate le preoccupazioni formulate dal Movimento “Atri non si tocca” e dal “Gruppo Silvi 2024”».