STRANE INERZIE

Quel pasticcio del Comune di Spoltore: ora rischia di sborsare maxi risarcimento danni

La cifra oscilla tra i 250 mila euro e i 7 milioni di euro. La causa una strana inerzia

Redazione PdN

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Quel pasticcio del Comune di Spoltore: ora rischia di sborsare maxi risarcimento danni

 

SPOLTORE. Un pasticcio enorme che si trascina da quasi 10 anni e che costerà caro alle casse del Comune di Spoltore: ora  rischia di dover versare un risarcimento danni ingente a causa della ritardata approvazione di un piano di recupero a iniziativa privata.

Per ora poche certezze: entro settembre si saprà la cifra esatta da addebitare all’amministrazione pubblica in favore di Vittoriano Di Gregorio, Donatella Di Gregorio, Liliana Fattibene, Maria Pia Di Gregorio, difesi dagli avvocati Antonella Bosco e Germano Belli.

Una cifra che potrebbe determinare un buco nelle casse pubbliche e che di certo creerà l’ennesima polemica su responsabilità ombrate e lontane.

 

Se il Comune, difeso dall’avvocato Gaetano Mimola, entro 90 giorni, non provvederà a rideterminare la cifra esatta secondo le indicazioni dei giudici, entrerà in campo un commissario ad acta (pagherà il Comune), ovvero il Direttore dell’Agenzia delle Entrate dell’ufficio provinciale di Pescara, o un funzionario delegato, che dovrà denunciare alla Procura e alla Corte dei conti gli eventuali comportamenti (anche omissivi) di amministratori e funzionari che ne abbiano reso necessario l’intervento.

 

QUEL SILENZIO TROPPO LUNGO

La storia è partita nel 2008 quando i proprietari di un’area nella zona di Villa Raspa hanno presentato una istanza, accompagnata da regolare progetto, richiedendo l'approvazione di un Piano di Recupero dell'area.

Il prg di Spoltore, approvato nel 1994, conteneva una destinazione di zona residenziale di completamento “B” nella frazione di Villa Raspa, per la quale era prevista l’emanazione di un piano di recupero di iniziativa pubblica, e in via alternativa, di iniziativa privata.

In pratica se il Comune non si fosse mosso entro due anni poteva pensarci il privato a sviluppare il piano di recupero su 10.000 metri quadrati di terreno tra la SS. 602 ed il Fiume Pescara e di 5.000 metri quadrati nelle altre aree.

Dopo le richieste dei privati, però, gli uffici comunali sono rimasti «inerti» (tecnicamente silenzio-inadempimento) come accertato anche da una sentenza del Tar, «benché in possesso di tutta la documentazione necessaria ai fini dell'istruzione della pratica».

In pratica pur avendo iniziato la procedura non è stata mai conclusa, «disponendo un rinvio senza indicare una data».

Dopo una diffida i cittadini si sono rivolti al Tar  chiedendo la declaratoria dell'illegittimità del silenzio mantenuto dall'Amministrazione.

 

Il Tar ha accolto il ricorso e nominato  un commissario ad acta, il presidente della provincia di Pescara, che poco dopo ha incaricato Luigi Cerasoli.

A poche ore dall’insediamento di Cerasoli, però, il Consiglio Comunale di Spoltore ha rigettato l’istanza degli interessati, esprimendo diniego.

Nel 2010 è entrato di nuovo in azione il Tar che ha annullato la deliberazione perché «viziata da incompetenza», in quanto adottata dopo l’insediamento del commissario ad acta.

Ad aprile del 2010 il commissario ha verificato che non c’era necessità di Via e ha dato l’ok al piano di recupero.

Ma ormai era troppo tardi perché per i ricorrenti non era più fattibile.

In mano si sono ritrovati, infatti, un contratto preliminare di vendita scaduto.

I cittadini hanno presentato un nuovo ricorso al Tar chiedendo il risarcimento dei danni, risarcimento che ci dovrà essere come ha stabilito il Consiglio di Stato dopo un primo no del tribunale amministrativo.

Resta da capire il quantum.

 


QUALE RISARCIMENTO?

Secondo i calcoli del Comune (che ha risposto dopo 113 giorni, ovvero 7 giorni prima della scadenza fissata dal giudice) i residenti dovrebbero accontentarsi di 256 mila ma secondo la stima di questi ultimi, invece, l’amministrazione dovrebbe sborsare almeno 7 milioni di euro (tra lucro cessante, danno emergente, ristoro delle spese sostenute, spese dei vari giudizi, penalità di mora).

A giugno scorso il Consiglio di Stato, con una ordinanza di ottemperanza, ha dato 90 giorni di tempo al Comune per ricalcolare il tutto, nominato un nuovo commissario ad acta nel caso in cui da Palazzo di Città non facciano le cose per tempo.

Nessuno in 10 anni ha spiegato realmente perchè le cose sono andate in questo modo e chi sia realmente responsabile di questo ormai certo danno erariale.

Solo un’altra storia strana che si aggiunge a tutte le altre già scoperchiate sull’urbanistica dalla procura di Pescara, a quelle mai approfondite dell’accordo di programma dell’Arca, a quelle delle indennità non dovute degli amministratori e via così.  

 

Alessandra Lotti