LA SENTENZA

Pasticcio Liceo Pollione: Provincia L’Aquila condannata ma l’ex direttore Specchio si salva

Deve pagare 580 mila euro ma Valter Specchio per la Corte dei Conti non è responsabile

Redazione PdN

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LICEO VITRUVIO POLLIONE

 

 

 

L’AQUILA. Una richiesta di condanna al pagamento di 300 mila euro in favore della provincia di L’Aquila: l’imputato Valter Angelo Specchio, all’epoca dei fatti direttore generale dell’ente e presidente della commissione aggiudicatrice dell’appalto, si è salvato.

Dunque la richiesta del pm non è stata accolta dal giudice della Corte dei Conti, Gerardo De Marco .

Il procedimento si è basato tutto sul riconoscimento, da parte della Provincia stessa, di un debito fuori bilancio conseguente ad una sentenza del Tar Abruzzo  del 2012 (la numero 365), confermata anche dal Consiglio di Stato, con la quale l’ente locale era stato condannato al risarcimento del danno (580.000 euro) in favore di una impresa che aveva partecipato ad una gara d’appalto per i lavori di adeguamento del Liceo Linguistico Pollione di Avezzano.

 

L’INCHIESTA PENALE

Si tratta di lavori notissimi in città e in tutta la Provincia perché finirono anche nel mirino della magistratura ordinaria che dispose l’arresto di Specchio nella sua qualità di presidente della commissione aggiudicatrice.

 

Le accuse erano di quelle gravi: illegittimità nelle procedure di affidamento degli appalti ma anche gestione di beni e denaro pubblico «in modo personalistico e dispersivo, a fini di vantaggi personali».

 

 

Il Tar de L’Aquila giudicò «illegittimo»  l’affidamento dell’appalto per i lavori post sisma del liceo scientifico Pollione di Avezzano a seguito di un ricorso presentato da un’ Ati, associazione temporanea di imprese formata da Limaco, Codimar e Tecnoclima, arrivata seconda in graduatoria dopo la ditta Pellegrini srl (quella dell'indagato Pischedda) di Cagliari, aggiudicataria dei lavori.

Il pacchetto di appalti gestito dalla Provincia de L'Aquila per le scuole superiori di Avezzano e Sulmona ammonta a oltre 50 milioni di euro.

Per i giudici amministrativi alla base della sentenza “Pollione” ci sarebbe un’ irregolarità nell’affidamento dei lavori. La commissione di gara, infatti, avrebbe dovuto escludere la ditta vincitrice dell’appalto poiché nella busta riservata all'offerta tecnica erano stati inseriti parametri economici, possibilità vietata dal bando.

Ma alcuni mesi prima, precisamente a febbraio, su quei lavori ci fu anche un altro ‘caso’ che finì con un violento scontro tra il presidente della provincia Antonio Del Corvo e alcuni giornalisti.

Il quotidiano Il Messaggero scrisse che la documentazione relativa ai lavori di adeguamento post sisma del Liceo Scientifico Vitruvio Pollione e del Liceo Classico Torlonia di Avezzano era «incompleta» e «sparita nel nulla». Del liceo Pollione mancavano i documenti sugli appalti dei lavori, fatture intestate ad imprese impegnate nella demolizione e ricostruzione della scuola, i progetti originari della struttura esistente, i verbali della commissione giudicatrice, l’offerta completa degli elaborati presentati in sede di gara, il progetto definitivo/esecutivo, i computi metrici delle opere, il contratto.

L'ex presidente della Provincia Del Corvo annunciò querele.

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La notizia della sparizione venne fatta uscire da Lucia Proto (Idv), la stessa che nel mese di novembre 2011 espresse perplessità per la demolizione del liceo Pollione.

«L’istituto dopo l’ultimo terremoto non aveva subito un graffio», disse il membro del dipartimento Idv ambiente, «ed era stato dichiarato agibile ed utilizzato per un anno e mezzo (la palestra è ancora in funzione). Ora, a detta della Provincia, risulterebbe non sicuro non al 100% ma all’80%, percentuale comunque regolare per edifici pubblici, anche per l’ultima legge antisismica».

 

 

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PROVINCIA CONDANNATA, COLPA DI SPECCHIO?

Gli stessi lavori sono dunque finiti al centro del procedimento arrivato al Tar che ha portato alla maxi condanna della Provincia (da mezzo milione di euro) e poi sfociato alla Corte dei Conti. In pratica i giudici amministrativi hanno ritenuto fondate le censure dell’Ati seconda classificata, secondo cui la prima arrivata ed aggiudicataria avrebbe dovuto essere esclusa per aver inserito nella busta dell’offerta tecnica anche un’offerta economica, in violazione del bando e della normativa di settore.

Secondo la Procura della Corte dei Conti la condanna subita dall’ente locale era da imputare alla colpa grave di Specchio che con «gravissimo errore», una volta rilevata la problematica (sia in sede di gara, sia successivamente, dopo la presentazione da parte della seconda classificata dell’istanza di annullamento dell’aggiudicazione in autotutela) non operò per sanare il vizio, neppure in autotutela.

 

«NON C’E’ RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA»

Ma secondo il giudice non è così perchè «non sussiste la responsabilità amministrativa del convenuto», si legge nella sentenza, «difettando l’elemento psicologico della “colpa grave”».

In pratica non sono state rilevate la «negligenza intollerabile», la «trascuratezza imperdonabile» o la «condotta inopinata e sconsiderata, caratterizzata da un errore tale che nessun soggetto diligente l’avrebbe commesso».

Il giudice De Marco si è soffermato a verificare se il modus operandi adottato dopo l’apertura delle buste fosse  viziato da un errore imperdonabile. E per la Corte la risposta è no: «l’errore commesso non era infatti connotato da una particolare sconsideratezza o gravità».

Per il giudice, anzi,  il problema dell’offerta sarebbe nato «con l’infelice formulazione del bando; al momento dell’apertura delle buste, la commissione si trovava ormai in un cul de sac, ed ogni iniziativa, in un senso o nell’altro, sarebbe stata suscettibile di possibili censure».

 

Alessandra Lotti