IL FATTO

«Attentato a Pezzopane»: la soffiata accusa l’uomo che denuncia politici del Pd

Alessandro Maiorano ha subito una perquisizione: cercavano pistole e bombe (che non c’erano)

Redazione PdN

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«Attentato a Pezzopane»: la soffiata accusa l’uomo che denuncia politici del Pd

Maiorano e Taormina

 

 

L’AQUILA. Ore 6.50, cinque poliziotti della squadra Mobile di Prato bussano al citofono di un palazzo di 5 piani alla periferia della città toscana. Una manciata di minuti per le formalità di rito che irrompono nel dormiveglia e nella tranquillità familiare del sabato mattina e alle 7.05 gli agenti iniziano una perquisizione alla ricerca di armi, nello specifico pistole ma anche qualcosa di più grosso per un presunto attentato in preparazione ai danni della senatrice aquilana del Pd Stefania Pezzopane. L’appartamento è modesto con poche camere, il tutto si esaurisce in meno di un’ora.

Risultato: niente armi, pistole o altro.

 

La perquisizione però non è come tante altre, così come il soggetto passivo non è esattamente un perfetto sconosciuto: si tratta di Alessandro Maiorano, fumantino, brusco e fin troppo diretto, la cui reputazione recente è legata strettamente ad una serie di denunce precise e circostanziate, oltre che tutte firmate, ai danni di molti politici soprattutto del Pd, da Renzi all’attuale sindaco di Firenze, Dario Nardella, fino ad incrociare fortuitamente anche la “nostra” senatrice aquilana Stefania Pezzopane. Più che un incrocio è uno scontro con il fidanzato, Simone Coccia Colaiuta, che avviene su Facebook qualche anno fa e dà vita ad una serie di denunce incrociate che stanno sfociando in grosse polemiche, inchieste, strascichi, ripercussioni e qualche processo.

Le denunce non si sono esaurite, l’ultima risale a una settimana fa,  e nemmeno gli attacchi via social: l’ultimo video di Maiorano è di pochissimi giorni fa e l’argomento è il solito (senatrice e compagno).

Parrebbe che proprio questo video sarebbe la “fonte primaria” della presunta notizia di reato che ha scatenato la reazione della polizia.

Una reazione che per Maiorano sarebbe "indotta" tanto da definire «mandanti della perquisizione» la senatrice ed il suo compagno.

 

 

E che Maiorano non sia proprio uno qualunque lo dimostra anche il fatto che è stato arrestato e processato, molti anni fa, a Firenze con ben 39 capi di imputazione relativi a banda armata, terrorismo, esplosivi, armi, sfruttamento della prostituzione, minacce aggravate, furto, ricettazione, estorsione, truffa aggravata, associazione a delinquere ma dice di essere stato completamente assolto da ogni accusa (ma dice anche di essere pluripregiudicato) e racconta anche di essere stato poi «perseguitato dalla giustizia» dovendo subire altri processi (uno anche a Terni) e almeno 10 perquisizioni che hanno sempre dato esito negativo.

Poi la sua ossessione è diventata Renzi e poi Nardella fino a sconfinare in Abruzzo. Pochi mesi fa una commissione ministeriale lo ha giudicato come persona “ad alta pericolosità sociale” ed è stato messo in pensione anticipata dal Comune di Firenze dove lavorava.    

Succede che tra giovedì e venerdì agli agenti della Squadra Mobile di L’Aquila arrivano notizie «circa l’illecita detenzione di armi presso l’abitazione» di Maiorano e siccome per i poliziotti di Prato si tratta di «notizia circostanziata proveniente dalla Squadra Mobile di L’Aquila abbiamo proceduto (alla perquisizione) ritenendo sussistenti i presupposti dell’art. 41 Tulps», scrivono nel decreto di perquisizione.

L’articolo di legge citato in effetti autorizza la polizia a svolgere perquisizioni ovunque (anche case private) qualora ricevano notizie, o anche semplici indizi, della presenza di armi il che significa che gli agenti possono operare d’iniziativa e senza l’autorizzazione del pm.

L’articolo ha subito alcune limitazioni dalla Cassazione che ha stabilito che il mero sospetto non basta ma occorrono dati certi e fondati.  

 I quattro agenti (più uno che filmava) che hanno rovistato nella casa di circa 100 metri quadri di Maiorano hanno fatto in fretta non tralasciando nemmeno il garage o l’auto ed il vano motore. Alla fine esito negativo.

 

Il tempo di digerire la brutta avventura e Maiorano va su tutte le furie e promette insieme al suo avvocato (Carlo Taormina) nei prossimi giorni una battaglia (se possibile) ancora più violenta di quelle passate.   

 

«E’  emerso», dice, «che sono arrivate notizie alla Squadra Mobile de  L’Aquila diretta da Tommaso Niglio su un presunto attentato che io avrei in animo di compiere ai danni della senatrice Pezzopane. Queste notizie sarebbero in qualche modo legate ad un video di pochi giorni prima nel quale secondo loro avrei minacciato di morte la donna. Ma i poliziotti non hanno trovato nulla ed io, la mia compagna e mio figlio di 12 anni abbiamo dovuto subire una cosa sgradevole come una perquisizione senza che in alcun modo il minore fosse tutelato. Io sono abituato perchè di perquisizioni ne ho subite 10 negli anni scorsi ma non è una cosa piacevole e coinvolgere un minore è una cosa che mi fa incazzare come una bestia. Io ed il mio avvocato andremo a fondo in questa storia. Nei prossimi giorni ci incontreremo per decidere cosa fare ma le iniziative sono diverse  e su più fronti perchè chi ha sbagliato deve pagare».

Sotto accusa da parte di Maiorano pare di capire ci sono le modalità con cui sono scaturite le perquisizioni anche a fronte del fatto che non è stato trovato nulla e, dunque, la soffiata (o la denuncia) forse poteva essere verificata meglio -sostiene Maiorano.

C’è da dire che i numerosi video contro Pezzopane e Coccia sono sempre infarciti di improperi, offese e accuse ma nel video che sarebbe stato preso come “fonte”  non vi sono minacce di morte esplicite ma Maiorano in un punto ripete più volte tra molteplici pause la frase «sto seriamente pensando di …» e poi dopo l’ennesima pausa «se dico quello che sto pensando veramente eh...». Seguono ulteriori epiteti ai danni di Simone Coccia Colaiuta...  

Sta di fatto che per la loro valutazione i poliziotti aquilani hanno potuto beneficiare di un parere fresco fresco di una commissione ministeriale che ha stabilito l’alta pericolosità sociale del soggetto in questione tanto da mandarlo in pensione anticipata (Maiorano era usciere del comune di Firenze).  

In un altro scritto a lui riconducibile si legge: «un potenziale killer, quindi, Alessandro Maiorano, per nulla disposto a farsi mettere i piedi sopra, o a farli mettere sopra ai suoi amici ed alle persone a lui care, e tra queste certamente la sua mamma, venuta a mancare da pochi mesi, tempo addietro pesantemente offesa e derisa da persone senza cuore, senza scrupoli, e prive di morale, oltre che di intelletto, che lui ha giurato di voler distruggere e far sparire dalla faccia della terra. Parole dure, forse anche troppo, che danno però l’idea di chi è Alessandro Maiorano, un uomo senza paura, e soprattutto un uomo che ritiene la vendetta e la giustizia personale le armi giuste per combattere ed annientare i suoi nemici, tanto da farlo definire, da alcuni che lo conoscono bene, più crudele e spietato di Renato Vallanzasca e Felice Maniero, due storici criminali che hanno terrorizzato l’Italia negli anni passati, però sempre in grado di far tremare le persone solo nel sussurrare i loro nomi».

 

Parole che da sole sono state ritenute pericolose da alcuni poliziotti de L’Aquila e prodotto effetti a 340 km di distanza.

O c’è dell’altro?