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Emergenza Gran Sasso: Toluene, etilbenzene e xilene nell'acqua già dal 4 maggio

Forum H2O: «non si tratta così un patrimonio idrico fondamentale»

Redazione PdN

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Emergenza Gran Sasso: Toluene, etilbenzene e xilene nell'acqua già dal 4 maggio


TERAMO. Nell'acqua del Gran Sasso erano presenti Toluene, Etilbenzene e Xilene nei campioni raccolti il 4 maggio e il 5 maggio 2017, dunque già prima dell'emergenza di lunedì scorso.

A rivelarlo è il Forum dell’Acqua guidato da Augusto De Sanctis.

In occasione dei lavori di verniciatura realizzati tra il 3 e il 5 maggio nei tunnel, racconta l’associazione ambientalista, sono stati condotti prelievi per due giorni consecutivi in vari punti a Isola del Gran Sasso (uscita gallerie; primo fontanino) e l'Arta vi ha riscontrato la presenza di Toluene con concentrazioni variabili, con picco di 18,6 microgrammi/litro, assieme a tracce di Etilbenzene (0,2 microgrammi/litro) e (p)Xilene (max 0,8 microgrammi/litro).

L'Arta risulta aver segnalato con una nota di anticipazione dei risultati la presenza di queste sostanze alla ASL di Teramo l'8 maggio, evidentemente perchè rilevante ai fini delle valutazioni della ASL.

Quest'ultima, con nota dell'8 stesso (data in calce al documento; in realtà la data di uscita del protocollo è il 9 maggio), ha scritto a vari enti circa il ritrovamento di queste sostanze nell'acqua, ponendole in possibile relazione ai lavori di verniciatura realizzati nelle gallerie.

Si legge infatti nel documento firmato dal direttore del servizio Igine degli Alimenti, «è pertanto possibile il nesso  tra verniciatura con utilizzo di toluene eseguita dall’Autostrada dei Parchi e comparsa di tale sostanza nell’acqua destinata ad uso umano prelevata nei giorni 4 e 5 maggio».

Ieri proprio Strada dei Parchi si era tirata fuori attaccando quanti li avevano chiamati in causa.




L'EMERGENZA DELL'8 MAGGIO


L'8 maggio è anche il giorno della raccolta dei nuovi campioni di acqua al Gran Sasso, risultati non conformi per odore e sapore al prelievo secondo la comunicazione dell'ARTA alla ASL.

«Questi due parametri», spiega il Forum, «sono previsti dalla legge ai fini della prevenzione. Il 9, non appena ricevuta la comunicazione della non conformità da parte dell'ARTA, la ASL ha posto le restrizioni al consumo alimentare, operando, come abbiamo già detto ieri, secondo le normali ed obbligatorie prassi operative (a maggior ragione visti i risultati dei giorni precedenti; le concentrazioni potevano essere molto più elevate e le sostanze presenti potevano essere le più diverse viste le condizioni di irregolarità strutturale delle captazioni nel Gran Sasso)».

Il toluene, secondo una nota della ASL, fu già trovato in passato nelle acque del Gran Sasso, come dimostra un passaggio di una nota della ASL del 10/10/2016.

«Ribadiamo con forza la richiesta di pubblicare tutti i referti delle ultime settimane», insiste il Forum, «e la corrispondenza intercorsa tra i vari enti, sia sul lato teramano che sul lato aquilano, visto che ai primi di maggio anche su quest'ultimo versante sono arrivate segnalazioni di acqua maleodorante nei giorni scorsi.  
Ovviamente esprimiamo tuta la nostra indignazione per le condizioni di rischio in cui versa uno degli acquiferi più grandi d'Europa, risorsa strategica fondamentale per la vita di centinaia di migliaia di persone e per la biodiversità. I fenomeni di contaminazione si stanno ripetendo e non si può rincorrere i problemi perchè con l'acqua si deve fare prevenzione. Evidenziamo che la crisi che abbiamo visto, con scene di panico e isteria, sarebbe nulla in confronto con quello che accadrebbe con un eventuale incidente massivo con il coinvolgimento delle migliaia di tonnellate di sostanze tossiche e/o pericolose stoccate nei laboratori del Gran Sasso (tra l'altro, 1.250 tonnellate di trimetilbenzene e 1.000 tonnellate di acqua ragia). In tal caso è lecito aspettarsi conseguenze per decenni visto che tali materiali sono stoccati praticamente all'interno di una montagna piena d'acqua e uno sversamento causerebbe danni probabilmente permanenti in un tale contesto geologico».

«È del tutto evidente che le importanti ricerche in corso nel Gran Sasso devono tener conto dei rischi per vastissimi territori», insiste De Sanctis, «che comprendono tre province (l'acqua del Gran Sasso sgorga nelle sorgenti dell'aquilano, teramano e pescarese, Sorgenti del Pescara incluse). Un incidente più rilevante stravolgerebbe per anni l'intera area. Per questo devono essere imposti limiti severi all'uso delle sostanze. Ovviamente sia sul versante laboratori sia su quello autostradale servono anche interventi infrastrutturali sulle captazioni ma questi ultimi non inciderebbero se non di poco sui rischi di incidente rilevante».

L'emergenza peraltro sembra finita solo "ufficialmente" perchè chiusa con la nota della prefettura che sanciva e accoglieva i risultati delle analisi effettuate dall'Arta in tutta fretta e ordinate la sera del 9 maggio scorso appena diramata l'emergenza da parte della Asl. Risultati precipitosi, veloci, quasi istantanei che segnano un record per la tempestività con i quali sono stati forniti il che dimostra che i risultati possono essere prodotti in 3-4 ore dai prelievi. 

Emergenza finita ufficialmente ma non per i cittadini che ora sono tutt'altro che rassicurati e criticano quelle istituzioni che non hanno saputo negli anni eliminare del tutto il rischio di continue contaminazioni dell'acquedotto.

Del resto tutti gli enti coinvolti (nessuno escluso) è sempre stato più concentrato nel fare bella figura piuttosto che individuare responsabilità, risolvere criticità e perseguire il bene comune che in questo caso è la salute pubblica.

Lo si vede per l'ennesima volta dopo 15 anni dalla prima emergenza: nessun ente pubblico coinvolto ha sentito il dovere morale e giuridico di informare la popolazione su cosa sia realmente accaduto e come sia possibile tutto questo oggi.

Mancano all'appello tutti.

Una situazione talmente tanto grottesca e parossistica che alcuni sindaci (quelli che hanno direttamente i contatti con la popolazione spaventata e imbufalita) oggi chiedono "trasparenza" e "chiarezza" sull'accaduto.

Peccato che fino ad ora gli stessi primi cittadini sono rimasti in silenzio e soprattutto non hanno fatto nulla di quanto era in loro potere per pretendere trasaprenza e chiarezza sui fatti che avvengono da 15 anni.

E non è con i comunicati "postumi" che ci si può costruire una credibilità o mettersi al riparo da enormi responsabilità politiche che si giocano tutte intorno al loro ruolo dentro la società pubblica Ruzzo (che va bene a tutti quando bisogna assegnare poltrone...)