APOCALISSE FINANZIARIA

Regione Abruzzo: caos bilancio, pasticci, casse vuote e leggi incostituzionali

La Corte Costituzionale ha bocciato il rendiconto 2013 ma la notizia è stata tenuta segreta perchè sgradita

Redazione PdN

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ABRUZZO. Si fa presto a dire “debiti”. La situazione è talmente tanto incasinata, complicata, problematica, stratificata e ingarbugliata che persino per individuare i debiti tra le carte si fa grossa fatica.

La Regione Abruzzo vincerebbe qualunque premio per la gestione economica più complicata, tanto complicata che non ci capisce niente nemmeno chi sta lì e dovrebbe fare le cose per bene.

Lo certifica una devastante sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il rendiconto del 2013 (quello approvato con due anni di ritardo) e giudicato incostituzionali una folta lista di leggi regionali. E’ caos ma la sentenza è stata tenuta segreta perchè sgradita al potere (mentre continua a farsi i complimenti e a diramare ufficialmente notizie fin troppo parziali, ma quella è un’altra emergenza...)

 


Ma che cos’è il rendiconto?

Semplicemente l’accertamento di quanto incassato e quanto speso dall’ente.

Semplice no?

Macchè.

Se ci sono voluti più di due anni per approvare un documento contabile che si deve fare per legge a fine anno ci sono valanghe di ragioni che spiegano difficoltà insormontabili tanto che sembrano sempre meno le vie di uscita.

E dopo la faticosa approvazione è arrivata la Corte Costituzionale a bocciare il rendiconto.

Un risultato negativo lo si attendeva perchè la Corte dei Conti locale era già stata fin troppo chiara avendo tacciato il bilancio ufficiale presentato come non veritiero.

Più grave di così c’è solo la sentenza n.89 emessa il 27 aprile scorso, segreta fino a questo momento.

Una beffa che rasenta il ridicolo e certifica superficialità, incompetenze, irregolarità, e forse anche l’impossibilità di redigere un bilancio davvero corretto anche per il futuro se non si farà piazza pulita davvero.


Dopo i giochetti di prestigio illusionistici al Tavolo di monitoraggio della sanità e la liquidità a zero e insufficiente anche per la spesa corrente, si continuano a preferire i sentieri del passato e continuare ad incasinare tutto con manovre non consentite che non risolvono nulla ma creano ulteriori difficoltà.

Ora arriva la Corte Costituzionale a creare nuovi problemi perchè quel rendiconto è incostituzionale, sbagliato e inaccettabile.

E ci sono anche molte leggi spazzate via in un colpo solo che sono per certi versi la vera causa dello sfacelo (leggi approvate ad hoc per provare a salvarsi, ulteriore escamotage che la Corte non si è bevuta).

Per semplificare si potrebbe dire che i “notabili contabili” regionali sono inciampati nella difficoltà di riuscire a giustificare a tutti i costi tutti gli “strappi alle regole”, a trovare toppe credibili  e trovare le pezze di appoggio delle spese (i famosi riaccertamenti): ed il pasticcio è servito.

E siamo solo al rendiconto del 2013.

Mancano ancora quello del 2013 (da rifare) poi quello del 2014, 2015, 2016.

Tutti i nodi non risolti si ripercuotono e amplificano negli anni successivi ed è questo il vero dramma

Auguri di tutto cuore.


«Come si legge nella sentenza», commenta Mauro Febbo che ha scovato e letto la sentenza, «oltre le osservazioni formulate con la legge 16/2017 non ci sono state le risposte che la Corte aveva richiesto, e questo peraltro contrasta con quanto ci erano venuti a raccontare in Commissione Bilancio l'ex direttore Ebron D'Aristotele (dimessosi e sostituito da Fabrizio Berardini) e l'ex dirigente Rosalia Ciancaglione (dimessa dalla Gerardis per incompatibilità con la carica politica). La sentenza è la certificazione del caos che regna sovrana. Ciò che preoccupa è che in un settore di primissimo livello come il bilancio abbiamo assistito alla fuga prima del dottor Cipollone, poi a quella di D'Aristotele a cui vanno aggiunte quelle di dirigenti strategici come la Marcantonio e la Ciancaglione. Nei fatti casse regionali a zero, manovre di cassa "illegittime" e rendiconti e residui che non si approvano».


NUMERI E SBERLE


Dal conto per l’esercizio 2013 emergerebbe, come illustrato nel corso del giudizio di parificazione, un disavanzo d’amministrazione pari ad euro 538.201.471,80, risultante dal saldo algebrico tra fondo cassa (+372.586.542,75 euro), residui attivi (+2.189.508.684,93 euro), residui passivi (-1.377.808.708,02 euro) e somme vincolate da reiscrivere in competenza (-1.722.487.991,46 euro).


Uno dei problemi emersi e contestati è il disinvolto utilizzo di economie vincolate (cioè quello che la giunta D’Alfonso ha fatto lo scorso 28 aprile sottraendo di nuovo più di 37 mln di euro al capitolo sanitario) e nel caso della redazione del rendiconto cercare di rimettere tutto in ordine in maniera credibile.

Operazioni complicatissime di per sè ma ingigantite a dismisura perchè, a posteriori, occorre riordinare carte e numeri e nel frattempo si compiono nuovi errori, si fanno ulteriori operazioni non autorizzate e il ginepraio diventa un vortice che risucchia tutto.


Ora per semplificare e rendere comprensibile a tutti quello che è accaduto si fa presente che molte operazioni di bilancio sono state contestate, anzi lo stesso procuratore ha in udienza chiaramente detto che «molte delle leggi regionali che si occupano della redazione del bilancio sono incostituzionali».

E per un motivo molto semplice: «le norme impugnate compongono un “mosaico” finanziario che produce contestualmente un allargamento della spesa consentita ed una alterazione del risultato finanziario caratterizzante, allo stato, la Regione Abruzzo».



Insomma bilanci in ritardo, poi non veritieri, poi incostituzionali e sulla base di leggi incostituzionali.


Cose tecniche per tecnici si direbbe.

E invece no perchè se si applicassero davvero correttamente tutte le norme (senza sveltine o furbate) in realtà il disavanzo del 2013 che la Regione avrebbe fissato a 538mln dovrebbe subire un incremento a variabile tra  62mln a 174mln.


Trattandosi di disavanzo d’amministrazione, che deve essere obbligatoriamente ripianato, esso condiziona anche l’equilibrio degli esercizi futuri.

In realtà essendo nel 2017 ed avendo a questo punto un rendiconto del 2013 irregolare abbiamo la certezza che pagheremo conseguenze amare di questo pasticcio per diversi decenni.


Leggendo la lunga sentenza (come ripetiamo estremamente tecnica) si ha però l’impressione che la Corte sia in presenza di uno scolaro svogliato e impreparato colto a compiere errori da principianti.


Basta solo un esempio: gli esercizi finanziari dal 2014 in poi si basano su un “avanzo presunto” cioè quello che si presume sia rimasto in cassa e si è costretti a presumerlo perchè la Regione stessa non è stata in grado di approvare il rendiconto dell’anno precedente.

Ma cosa dice la Corte Costituzionale?

L’avanzo presunto non esiste sicché  tirarlo in ballo non si può.


Nella memoria presentata dall’avvocato Stefania Valeri per la Regione Abruzzo si dice poi chiaramente:


«L’esercizio finanziario del 2013 sarebbe stato di fatti l’ultimo esercizio nel quale la Regione Abruzzo avrebbe fatto ricorso alla riprogrammazione di economie vincolate al fine di assolvere obbligazioni pluriennali già sussistenti ed il cui inadempimento avrebbe prodotto rilevanti danni alle finanze. A partire dal 2014 non è stato più necessario ricorrere all’utilizzo di economie vincolate».



E in conclusione i giudici lasciano cadere la loro mannaia:

«Così, alla data di approvazione del bilancio di previsione 2013, alla Regione che lo ha adottato non sarebbero dovuti sfuggire i disavanzi acclarati negli esercizi 2009 (413,6 milioni di euro), 2010 (433,1 milioni di euro), 2011 (484,5 milioni di euro) e 2012 (454,96 milioni di euro). Detti disavanzi non sarebbero mai stati oggetto di manovre di recupero mediante iscrizione nei bilanci degli esercizi successivi.

L’ultimo disavanzo, quello dell’esercizio 2012 non sarebbe assolutamente compatibile con l’iscrizione e l’utilizzazione di una posta attiva inesistente».

 


Dunque: «In base al principio dell’equilibrio dinamico, la Regione Abruzzo è chiamata, pertanto, a rideterminare il bilancio dell’esercizio 2013 in modo da accertare il risultato di amministrazione secondo canoni costituzionalmente corretti».


E questo è il minimo perchè la Corte sancisce l’incostituzionalità di una serie di norme contabili

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 7, commi 1, 2 e 3, della legge della Regione Abruzzo 10 gennaio 2013, n. 2, recante «Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2013 e pluriennale 2013-2015 della Regione Abruzzo (Legge finanziaria regionale 2013)»;

2) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, della legge della Regione Abruzzo 10 gennaio 2013, n. 3 (Bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2013 - Bilancio pluriennale 2013-2015);

3) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1, della medesima legge reg. Abruzzo n. 3 del 2013;

4) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 11 della medesima legge reg. Abruzzo n. 3 del 2013;

5) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 15, comma 3, della medesima legge reg. Abruzzo n. 3 del 2013;

6) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 16 della legge della Regione Abruzzo 16 luglio 2013, n. 20, intitolata «Modifiche alla legge regionale 10 gennaio 2013, n. 2 recante “Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2013 e pluriennale 2013 - 2015 della Regione Abruzzo (Legge Finanziaria Regionale 2013)”, modifiche alla legge regionale 10 gennaio 2013, n. 3 recante “Bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2013 - bilancio pluriennale 2013-2015” e ulteriori disposizioni normative».


Ora oltre il caos dei conti c’è anche quello normativo da mettere a posto.

 Alessandro Biancardi