L'AFFARONE

Bussi, il Comune compra le discariche 2a e 2b ad 1 euro e libera Solvay?

Oggi la firma. Toto ha presentato progetto da 300 mln

Redazione PdN

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Bussi, il Comune compra le discariche 2a e 2b ad 1 euro e libera Solvay?

BUSSI. Nelle oscure  vicende del sito inquinato di Bussi irrompe sulla scena quello che le associazioni definiscono un vero e proprio «pacco inquinato».

Con una procedura che appare unica nel panorama italiano, il Comune di Bussi intende acquistare - per un simbolico euro - le discariche 2A e 2B dalla multinazionale Solvay.

Oggi è il giorno decisivo: in sede di conferenza dei servizi sarà siglato l'accordo di programma tra Comune, Regione, Ministero dell'Ambiente e Solvay che prevede dunque il passaggio delle aree inquinate dal colosso belga della chimica al comune abruzzese.

Si tratta di terreni che risultano tra i più inquinati d'Italia, essendo ricompresi nel Sito nazionale di Bonifica di Bussi. Sono infatti abbancati centinaia di migliaia di mc di terreni frammisti a rifiuti di origine industriali, con elevatissime concentrazioni di contaminanti pericolosi sia nei terreni che nella falda sottostante.

Insomma nessuno potrebbe mai pensare che sia un ‘affare’ farsi carico di una roba del genere che, tra le altre cose, continua ad esalare sostanze pericolose.

Attualmente proprio su quest’area è in corso una gara di appalto per l'assegnazione di risorse pubbliche - circa 45 milioni di euro - finalizzate alla bonifica. L’aggiudicazione provvisori è andata all’Ati capeggiata dal colosso belga Dec-Deme e composto da Safond Martini Srl, Elios Ambiente Srl, Sidra Società italiana dragaggi Spa e Cooperativa San Martino soc.coop

Domani scadono i trenta giorni per l'assegnazione definitiva dei lavori. Si attendono sviluppi...

 



I RESPONSABILI

La società Solvay si è dichiarata “proprietario non responsabile” dell’inquinamento delle aree acquistate nel 2001 da Montedison  e, pertanto, le attività finanziate con denaro pubblico sarebbero effettuate "in danno" a soggetti inquinatori che attualmente non sono stati ancora formalmente individuati con una messa in mora.

La Provincia di Pescara, chiamata ad individuare il responsabile, su questo fronte è inadempiente dal 2007 e appare improbabile che lo trovi a breve.

Ma la legge ci dice che nell'ipotesi di mancata individuazione del responsabile, ai sensi dell'art. 250 del d.lgs 152/2006 le opere di recupero ambientale devono essere eseguite dall'amministrazione pubblica , la quale potrà però rivalersi sul proprietario del sito, nei limiti del valore dell'area bonificata.

Qual è il valore reale delle aree cedute al Comune?

Per caso si vuole con questa azione far ricadere tutti gli oneri sul pubblico?

Se così non è quali sono gli obblighi formali per la Solvay, come e quanto pagherà per rifondere le spese della bonifica?


«Non è detto che il responsabile dell'inquinamento sarà individuato in un unico soggetto», fa notare Augusto De Sanctis, «e non è neanche detto che esso sarà chiamato a corrispondere l'intera somma necessaria alla bonifica visto che è lecito prevedere una lunga fase di contrapposizione davanti alla Magistratura civile. Non aver individuato per tempo, cioè nelle fasi di definizione della progettazione degli interventi e del progetto esecutivo di bonifica, il responsabile della contaminazione da un punto di vista amministrativo potrebbe incidere anche nelle susseguenti fasi di rivalsa da parte della parte pubblica. Inoltre non è detto che tra qualche anno il responsabile della contaminazione sia solvibile».




INIZIATIVA CHE GRIDA VENDETTA

Inoltre, come fa notare il Forum dell’Acqua questa iniziativa griderebbe vendetta perché nell’iniziativa di acquisto da parte del Comune, per 1 euro, dei terreni, non si sarebbe tenuto conto dei vincoli imposti agli enti locali dal 2014 in poi per l'acquisizione di nuovi immobili al patrimonio pubblico.

Infatti, fa notare il Forum, l'articolo 12 comma 1ter del Decreto legge 98/2011  limita le acquisizioni esclusivamente agli immobili dichiarati "indispensabili".

«Da quanto abbiamo capito», spiega De Sanctis, « si vorrebbe far passare l'idea che per realizzare il progetto per la bonifica da 45 milioni di euro di fondi pubblici, ormai appaltato, sia necessario acquisire le aree. Sarebbe una vera e propria strumentalizzazione della bonifica visto che basta leggere l'articolo 49 del Testo unico sugli espropri (D.P.R.327/2001) per verificare che un progetto di interesse pubblico può essere effettuato su aree private mediante un'occupazione temporanea, senza acquisire le aree, appunto. Si fa in tutta Italia normalmente».

Secondo il Forum «paradossale» sarebbe in tutta questa vicenda anche il comportamento del  Ministero dell'Ambiente che avalla uno "strappo alla regola" rispetto a politiche generali di dismissione del patrimonio pubblico imposte proprio dallo Stato - di solito con la vendita dei gioielli di famiglia - consentendo l'esatto opposto, l'acquisizione da parte della collettività di discariche tra le più inquinate dell'intero paese, per giunta da una multinazionale.

«Non sappiamo come chiamarlo questo "affare", ma per quanto ci riguarda sa tanto di vero e proprio "pacco"», insiste De Sanctis.

Tra l'altro anche il Testo unico dell'Ambiente prevede come gestire questi casi e chiarisce che il privato non responsabile dell'inquinamento che si vede pulire il terreno di sua proprietà - in questo caso Solvay - deve rifondere il valore acquisito dal terreno. Invece il responsabile della contaminazione, che non è stato ancora identificato (la provincia di Pescara è inadempiente da 10 anni) dovrà rifondere invece i costi della bonifica.  Quindi neanche questa scusa può essere portata all'operazione.



LA LETTERA AL MINISTERO

Il Forum ha scritto al Ministero, alla Regione e al Comune affinchè recedano da «una scelta gravida di rischi per gli enti pubblici». La nota è stata inviata anche alla Corte dei Conti e alla Procura.

Tra l'altro non è stato pubblicato alcun avviso sui siti del Ministero dell'Ambiente dedicato al SIN di Bussi circa l'avvio della procedura o la convocazione di conferenze dei servizi anche se alcuni articoli di stampa parlano di oggi come data della stipula dell'accordo.

«Le procedure di legge prevedono forme di pubblicità all'avvio delle procedure anche per permettere di proporre osservazioni», sottolinea il Forum.  

«La proprietà di un'area inquinatissima pone tutti i giorni problemi rilevanti di gestione - ad esempio della falda nonchè di sorveglianza - e rischi di ogni genere, tenuto conto che con ogni probabilità ci vorranno anni di dispute, magari anche davanti ai tribunali, prima di individuare il responsabile della contaminazione e dirimere le vertenze circa gli importi da versare allo Stato».

Un primo tentativo del Ministero dell'Ambiente del 2013 di imporre ad Edison la bonifica immediata proprio delle discariche 2A e 2B fallì miseramente davanti al Consiglio di Stato nel 2015 per un errore formale.   

 


E TOTO INSISTE

Intanto il gruppo industriale abruzzese Toto ha manifestato ufficialmente nei giorni scorsi  l'intenzione di investire circa 300 milioni di euro nel sito di Bussi per la realizzazione di un'officina per la manutenzione di materiale rotabile, linee produttive per manufatti prefabbricati in cemento e di uno stabilimento per la produzione del cemento: il tutto con una previsione di nuova occupazione di circa 300 persone. Il primo passaggio ufficiale c'è stato n nella sede della Regione a Pescara in una riunione convocata alle otto del mattino, alla presenza del presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, del sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, e dei dirigenti dell'azienda. In quella sede è stato formalizzato il terzo soggetto interessato a investire sull'area, dopo le proposte presentate dagli imprenditori Alberto Filippi e Donato Todisco, il primo individuato dal Comune, e il secondo che ha acquisito il polo chimico della Solvay, che hanno già avviato gli iter per l'insediamento.

«Quando si parla di bonifica e reindustrializzazione molti fanno le chiacchiere, a me piace fare i fatti» ha spiegato Lagatta sull'esito dell'incontro. Nelle prossime settimane si dovrebbe intensificare l'azione procedurale che sfocerà in un accordo di programma.

«Oggi è possibile realizzare l'officina per la manutenzione di materiale rotabile e lo stabilimento per la fabbricazione di grandi manufatti prefabbricati in cemento armato. In futuro, se sarà possibile, si farà anche lo stabilimento per la produzione del cemento. Su questo c'è stata unità di visione anche con il presidente D'Alfonso» - spiega Lagatta, che nel corso dell'incontro ha ribadito la contrarietà del Comune al cementificio ma soprattutto alla cava di inerti, osteggiati anche dagli ambientalisti, che insieme alle altre due realizzazioni costituiscono il progetto di reindustrializzazione del sito presentato da Toto che è anche concessionario delle autostrade A24 e A25 che interessano Abruzzo e Lazio.

Secondo quanto fatto intendere dal sindaco, sulla richiesta del Comune ci sarebbe stata un'apertura da parte della società. Sempre stando a quanto si è appreso, si prospetta un'azione di coordinamento degli interventi di tutti e tre gli investitori, che in tempi e modi diversi realizzeranno i loro progetti sul sito dove dieci anni fa è stata scoperta la mega discarica dei veleni.


Sinistra Italiana condivide la posizione del Forum.


«Abbiamo attivato i nostri deputati per fare un'interrogazione urgente al ministro dell'Ambiente, crediamo che la vicenda rappresenti un precedente gravissimo che vada fermato», ha detto il segretario regionale di Sinistra Italiana Daniele Licheri. «Ci attiveremo ad ogni livello per continuare ad osteggiare acquisizione da parte della collettività di discariche tra le più inquinate dell'intero paese, per giunta da una multinazionale responsabile dell'inquinamento e chiedendo che finalmente parta la bonifica senza nessun tipo di ricatto», conclude Licheri.