IL PROCESSO

Mare-Monti, la giustizia è lenta: prescritti i fatti contestati di 20 anni fa

Presunti reati cancellati dal tempo. Record negativo sei anni per arrivare al dibattimento

Redazione PdN

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Mare-Monti, la giustizia è lenta: prescritti i fatti contestati 20 anni fa

PESCARA. Prosciolti per intervenuta prescrizione il presidente della giunta abruzzese, Luciano D'Alfonso, gli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto, e gli altri sette imputati del processo riguardante la realizzazione della strada statale 81, nota come Mare-Monti. Lo ha deciso, lunedì mattina, il Tribunale di Pescara. Restano in piedi le accuse relative ai presunti reati contestati alle società (reati che non si prescrivono).

Esito scontato e preventivato da anni per una inchiesta che può vantare diversi record negativi che non fanno onore alla giustizia: nel 2010 gli arresti (ma si indagava già da anni) e dalle manette al dibattimento sono trascorsi sette anni con numerosi errori di notifiche e problemi procedurali.

L’incredibile di questa inchiesta è che vengono contestati a D’Alfonso comportamenti tenuti quando era presidente della Provincia di Pescara (mandato terminato nel 1999) ma nel frattempo è stato sindaco per due volte, ha superato i guai giudiziari ed è diventato presidente della Regione: un arco di tempo quasi pari ad una generazione.

La giustizia lenta e poco attenta ha così permesso la prescrizione dei reati a carico degli indagati anche se le prove a carico sembravano rilevanti tanto da portare gli inquirenti a dire di avere le prove delle tangenti e di soldi in società estere in paradisi fiscali.

D'Alfonso, accusato di falso e truffa, era imputato come detto nelle vesti di ex presidente della provincia di Pescara. Oltre al presidente della Regione e agli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto, escono definitivamente di scena, sempre grazie alla prescrizione, anche il progettista della strada Carlo Strassil, arrestato per questa vicenda il 19 aprile 2010; l'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, responsabile del procedimento (coinvolto nell'inchiesta di Firenze sulla cricca dei Grandi appalti della Maddalena); Valeria Olivieri, commissario straordinario; Cesare Ramadori, del cda della Toto; Paolo Lalli, direttore dei lavori; Michele Minenna, dirigente Anas; Angelo Di Ninni, incaricato dalla provincia di Pescara di valutare l'incidenza ambientale della variante.


Erano accusati, a vario titolo, di corruzione, truffa aggravata, falso ideologico, concussione. Il procedimento sulla strada fantasma, le cui indagini presero il via nel 2008 e vennero condotte dalla forestale, ruota attorno a un appalto che, secondo l'accusa rappresentata dal pm Gennaro Varone, sarebbe stato stravolto per renderlo vantaggioso per l'impresa Toto. Per le societa' e gli enti coinvolti il processo riprendera' invece il prossimo 30 maggio.


LE SOCIETA’ IMPUTATE

Il processo in realtà continua come prima per stabilire se siano stati compiuti reati da imputare alle società secondo la legge 231 del 2001 che prevede sanzioni per le società in caso di violazioni di legge.

Sanzioni che possono andare da 25.800 euro a 1,5 mln di euro.

La spada di Damocle pende sulle società Toto Spa e la CRA Spa di Strassil. Nello specifico si cerca di provare il rapporto corruttivo anche grazie ad un appunto con le presunte tangenti trovato durante le perquisizioni del 2009.

A difendersi anche la società R&L, Ricerche e laboratori srl , di Ardea (Rm).

La Toto Costruzione spa è accusata di «avere ottenuto indebiti vantaggi dalla commissione del reato di truffa commessa da persone aventi compiti di rappresentanza (Toto Alfonso, Toto Paolo), in mancanza dell’adozione di modelli di organizzazione e vigilanza idonei a prevenire reati della specie di quello per cui si procede».

Stesse accuse anche per le altre due società che sarebbero state avvantaggiate dai reati presunti di corruzione.

Nonostante i problemi di salute sarà ascoltato anche uno dei teste giudicati rilevante e l’unico ad aver raccontato retroscena.

Si tratta del geometra Giuseppe Cantagallo. Sulla sua testimonianza si accese lo scontro nel processo Housework tra il pm Varone e l’avvocato dei Toto, Augusto La Morgia: il primo aveva chiesto di acquisire il verbale della testimonianza del geometra, il secondo si era opposto e il tribunale aveva disposto di poter ascoltare Cantagallo, interrogandolo nella abitazione di quest’ultimo perchè gravemente malato.

La testimonianza poi saltò per rinuncia dello stesso pm.

PrimaDaNoi.lit nell’ottobre 2011 aveva già riportato il contenuto di quel verbale che raccontava di fatto la dimestichezza e la disinvoltura che esisteva tra enti pubblici (controllori) e ditta privata (Toto- controllante).



IL TESTIMONE

Già prima, in fase di indagine (settembre del 2009) Cantagallo venne ascoltato per quattro ore dagli uomini della Forestale di Pescara e dai carabinieri di Penne che stavano indagando sulla Mare-Monti.

Dopo circa 10 anni dall’inizio delle procedure amministrative che riguardavano la Mare-monti, nell’anno 1996, Cantagallo fu contattato dall’ingegner Capone perchè «c’era la volontà politica per la riattivazione del progetto preliminare e definitivo della Mare-Monti». L’allora presidente della Provincia di Pescara, Luciano D’Alfonso, «premeva per la redazione del progetto esecutivo e mi convocò in Provincia», ha raccontato l'uomo. «In quell’occasione, precisamente l'8 aprile del 1999, presenti io, Luciano D’Alfonso, Rocco Petrucci, il geometra Leombroni della Provincia e l’Ingegner Rossini, venne decisa la revoca dell’incarico ai professionisti precedentemente nominati dalla Comunità Montana e contestualmente l’incarico fu affidato all’Ing. Rossini che doveva effettuare solamente il calcolo delle strutture in cemento armato (muri, viadotti e ponti)». Al professionista», ha raccontato sempre Cantagallo, «fu stabilito di erogare un compenso di 30 milioni delle vecchie lire», mentre a lui fu affidato l’incarico “a parole” per la redazione dell’intero progetto esecutivo.



«TI AFFIDEREMO ALTRI INCARICHI DIRETTI»

Relativamente al compenso –raccontò sempre Cantagallo agli investigatori- quegli amministratori «decisero che io sarei stato pagato secondo la parcella professionale spezzettando il progetto esecutivo nelle varie fasi di progettazione (piano particellare degli espropri, computo metrico estimativo, piano di sicurezza, ecc.) che mi sarebbero state assegnate ciascuna con determina dirigenziale quale affidamento diretto. Inoltre, mi fu promesso l’affidamento di altri incarichi».

Gli investigatori hanno raccolto prove che indicherebbero l’interessamento di D’Alfonso verso l’opera anche quando non era più presidente della Provincia e dunque non più competente. Dalle agende dello stesso Strassil che avrebbe accumulato soldi all’estero (soldi sequestrati) emergerebbero anche alcuni incontri segreti avuti proprio con D’Alfonso quando era sindaco.

D’Alfonso ha annunciato di rinunciare alla prescrizione ma la sua rinuncia dovrà essere ratificata dal tribunale.