IL FATTO

Sevel. Operaio a terra ma la linea di produzione non può fermarsi

Fiom proclama sciopero dopo infortunio. Contestato invito a tornare al lavoro prima di arrivo soccorsi

Redazione PdN

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Sevel, sindacati: «troppo stress, ripristinare 40 minuti di pausa»

LANCIANO.  La Fiom proclama sciopero alla Sevel di Atessa per contestare l'ordine impartito dal responsabile Ute di tornare al lavoro mentre un operaio, appena infortunatosi, si trovava a terra svenuto in attesa dell'arrivo dei soccorsi.

A denunciare l'accaduto il segretario generale Fiom-Cgil, Davide Labbrozzi.

«Un addetto allo svolgimento delle attività di montaggio - spiega - questa mattina, ha urtato violentemente la testa su un parter prelievo sedili (braccio meccanico per il sollevamento dei sedili). Detto incidente ha provocato la perdita di conoscenza e la caduta a terra di un lavoratore che aveva appena iniziato il turno di lavoro. Ad accorgersi dell'accadimento sono stati i colleghi che immediatamente hanno dato l'allarme. Ancor prima che i soccorsi arrivassero, il responsabile di Ute ha chiesto ai lavoratori presenti di ignorare l'accaduto, di far finta di non vedere il corpo a terra e di riprendere il lavoro».

Secondo Labbrozzi «far ripartire la linea con un lavoratore sdraiato a terra è un atto inaccettabile che la Fiom contesta duramente. Detto atteggiamento è sintomo di un'azienda che surclassa l'uomo a vantaggio della produzione».

«L'adesione allo sciopero è stata importante - sottolinea - tutti d'accordo sulla protesta che mira di nuovo a dare un senso al lavoro in Sevel: 'l'individuo viene prima della produzione'. La filosofia Sevel continua a non rispettare coloro che quotidianamente permettono all'azionista di intascare una ricchezza smisurata, quella che lo stabilimento atessano produce quotidianamente. La Fiom, ancora una volta, torna a chiedere l'avvio di un confronto che mai come oggi è necessario per ristabilire il giusto valore della qualità della vita in Sevel».

«SOCCORSI SCATTATI SUBITO»

L'Azienda sottolinea che «i soccorsi sono scattati immediatamente seguendo le procedure di intervento interne. La linea è stata immediatamente bloccata per consentire di prestare la prima assistenza alla persona e, una volta attuate le manovre di primo soccorso e attivati i soccorsi attraverso l'infermeria dello stabilimento, è stata riavviata. La persona già in infermeria di stabilimento si era ripresa e avrebbe voluto tornare al lavoro, ma in via precauzionale è stata inviata per accertamenti all'ospedale. Le è stato riscontrato un trauma cranico non commotivo, prescritto un periodo di dieci giorni di riposo e mandata a casa».



«IN FABBRICA MARCHIONNE METODI DA KAPÒ»

«Ancora una volta alla Sevel di Atessa, la più grande fabbrica italiana del gruppo FCA, si verificano situazioni che dovrebbero suscitare un'ondata d'indignazione nei confronti del regime imposto in fabbrica da Marchionne. Dopo l'operaio costretto a urinarsi addosso perchè il capo non lo autorizza ad andare in bagno, è la volta del capo che ordina agli operai di non soccorrere un compagno di lavoro svenuto dopo aver sbattuto la testa. Siamo di fronte a una logica disumana e a metodi da kapò nell'ambito di un'intensificazione dello sfruttamento che non tiene conto dei più elementari diritti e della dignità di chi lavora». Questo scrive il neo segretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo. «Questi episodi non sono da attribuire a eccessi dei capi ma al clima generale che l'azienda ha imposto. Poi ci vengono a raccontare la balla che i padroni non esistono più. Questa è l'Italia senza più le tutele dell'articolo 18! Fortunatamente le lavoratrici e i lavoratori della Sevel hanno reagito con lo sciopero dimostrando che i valori della solidarietà possono essere più forti delle minacce padronali. Non bisogna lasciarli soli nella resistenza e nella difesa dei principi della nostra Costituzione che non può fermarsi - come insegnavano i padri della nostra democrazia - davanti ai cancelli della fabbrica. Di questa situazione i principali responsabili sono i partiti come il PD che in questi anni si sono schierati dalla parte di Marchionne e si sono scatenati nel cancellare tutele e diritti dei lavoratori», chiude Maurizio Acerbo.