PETROLIO

Nuovo pozzo petrolifero in Molise, dal Ministero il via libera

D’Orsogna: «un altro pezzo d’Italia sacrificato al dio petrolio»

Redazione PdN

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Nuovo pozzo petrolifero in Molise, dal Ministero il via libera

La zona

CAMPOBASSO.  Il 29 marzo scorso il Ministero dell'Ambiente ha dato la compatibilità ambientale ad un nuovo pozzo in Molise.

Si chiama Torrente Tona 26 dir ed appartiene alla Adriatica Idrocarburi SpA, una spinoff dell'Eni con sede a San Giovanni Teatino in Abruzzo.

La notizia la conferma Maria Rita D’Orsogna dalle pagine del suo blog. Per questo pozzo sono state autorizzate la perforazione e la messa in produzione, spiega D’Orsogna. Il pozzo fa parte del campo Masseria Verticchio e si trova nel comune di Rotello, in provincia di Campobasso, fra terreni agricoli e stradine di campagna.

Non e' il primo pozzo ad essere qui trivellato, anzi Torrente Tona 26 sarà il 23-esimo buco della zona. Molti degli altri pozzi della concessione Masseria Verticchio sono dismessi, altri sono ancora attivi.

«Un altro pezzetto di Italia sacrificato al dio petrolio», denuncia D’Orsogna.

Tutto questo a 3.5 chilometri dai Siti di Interesse comunitario "Boschi tra fiume Saccione e Torrente Tona" e a 5 chilometri dal "Torrente Tona". Secondo il ministro dell'ambiente, Gianluca Galletti, non ci sono interfenze con i siti protetti, nè sulla flora, vegetazione, habitat e fauna.

 

La regione Molise ha risposto con "Valutazioni tecniche e prescrizione": «il che vuol dire una sola parola: sì», fa notare D’Orsogna.

«E infatti, la Adriatica Idrocarburi, cioe' l'ENI vestita da agnello marino», continua la professoressa abruzzese, «ha risposto alle valutazioni della regione Molise e si e' arrivati alle "controdeduzioni". Cioe' l'Adriatica Idrocarburi ha avuto la prima e l'ultima parola. Democratico vero?»

Da parte della popolzione è arrivata invece una sola prescrizione: «Come sempre fanno ridere e non sono bene articolate», fa notare D’Orsogna che si è però sofferta su una frase che definisce inquietante: "Tale piano dovra' tenere conto anche delle indicazioni fornite dalla regione Molise, in particolare per quanto riguarda la concentrazione di possibili radionuclidi associati alla produzione di olio e gas."

«Che cosa significa?», continua D’Orsogna. «Hanno paura che ci possano essere componenti radioattive? E alla gente cosa dicono? E se li trovano, cosa faranno? E la regione Molise aveva questo timore e gli ha detto sì con prescrizioni??»

La Professoressa ricorda lo scandalo di qualche anno fa in cui proprio nei pozzi dismessi del Molise, a Cercemaggiore, trovarono radioattivita' «fuori da ogni grazia» a causa dei riversamenti di «petrol-monnezza».

Tutto cio' che l'ENI-Adriatica Idrocarburi estrae da Torrente Tona viene mandato al Centro Oli Torrente Tona, sempre nel comune di Rotello, a Campobasso. La centrale e' anche nota come "Centrale Agip": «qui c'e' la desolforazione ed il petrolio viene poi mandato tramite autobotti a Taranto, per essere raffinato ulteriormente», sottolinea D’Orsogna.

 

Il gas invece, dopo la desolforazione, resta a Rotello e viene mandato alla vicina centrale di Generazione Energia Elettrica Torrente Tona, sempre dell'Adriatica Idrocarburi ma gestito dalla "Cefla Gest" dal 1998.


LO «SCANDALO TUTTO ITALIANO»

Siccome il gas e' considerato "uno scarto" del Centro Oli, fa notare D’orsogna, lo stesso e' considerato fonte rinnovabile perche' energia "recuperabile", e quindi tale impianto gode di incentivi come impinato CIP 6.

«E' questo uno scandalo tutto italiano», contesta la professoressa abruzzese. «In principio l'idea era che chi produce energia elettrica da fonti rinnovabili o assimilate ha diritto a rivenderla al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) a un prezzo superiore a quello di mercato, circa un sovrapprezzo del 6-7%, il quale costo viene interamente pagato dalle bollette dei consumatori. Nella parola "assimilate" ci finisce un po’ di tutto, fra cui il gas dell'ENI di Rotello, che paghiamo noi».

«ERRORI ESILARANTI O PIETOSI?»

A firmare l’unica osservazione arrivata era stato Augusto De Sanctis (citato sulla pagina dedicata con il nome sbagliato di ‘Francesco’ De Sanctis) che aveva denunciato, tra le altre cose, «errori clamorosi nella nomenclatura, interi paragrafi scritti con il copia-incolla», errori «che non so se definire esilaranti o pietosi».

«Siamo arrivati talmente in basso», diceva De Sanctis, «che il Ministero pare ignorare che il consesso nazionale degli ornitologi.