CARTA CANTA

Inchiesta Caronte: stipendio degli operai accreditato sulla carta poi ceduta al datore di lavoro

Svelato il trucco ingegnoso per mettere a posto le “carte” e sfruttare gli operai

Redazione PdN

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Inchiesta Caronte: stipendio degli operai accreditato sulla carta poi ceduta al datore di lavoro

L'AQUILA. Costringevano l'operaio di turno «ad attivare una carta di credito/debito prepagata a lui intestata, dove veniva accreditato il relativo stipendio e le competenze accessorie», carta che si facevano consegnare assieme al codice pin «effettuando successivi prelevamenti di somme di denaro fino a raggiungere gli interi importi accreditati per poi provvedere successivamente a pagare al dipendente predetto, un importo di gran lunga inferiore rispetto a quello indicato in busta paga, gli stipendi in contanti, anche con acconti o con bonifici bancari di importo variabile».

Ecco come, secondo l'ordinanza del giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella, venivano vessati circa 70 operai al lavoro nella ricostruzione post-terremoto 2009, come scoperto nell'inchiesta "Caronte" della direzione distrettuale antimafia dell'Aquila.

In pratica se le autorità competenti si fossero limitate ad un normale controllo delle carte tutto sarebbe risultato ok perchè gli stipendi venivano accreditati regolarmente con i relativi accessori previsti per legge. Solo in seguito ad una indagine penale e dunque grazie a pedinamenti e ad intercettazioni però si è potuto scoprire l’ingegnoso trucco.



E tra i fondi ripresi c'erano anche gli 80 euro di bonus previsti dal governo Renzi. L'indagine ha portato alla luce fenomeni di estorsione, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nell'ambito della ricostruzione, con 4 arresti domiciliari, 5 interdizioni dal lavoro per 6 mesi e altri 9 indagati a piede libero, per un totale di 18 iscritti nel registro degli indagati. Giovedì prossimo, 6 aprile, scatteranno i primi interrogatori al palazzo di Giustizia del capoluogo per i 4 ai domiciliari. Le ipotesi di reato sono estorsione aggravata e continuata in concorso e di violazione del decreto Antiriciclaggio (dlgs 231/2007) per l'uso di carte altrui.

Le indagini svolte dai carabinieri hanno consentito di verificare i movimenti caso per caso, con accrediti e prelievi dalle carte che vanno da poche centinaia di euro fino a 15 mila euro per singolo operaio.

A eseguire i versamenti erano agenzie interinali, imprese edili o persone fisiche.

Come si legge nell'ordinanza, che ha accordato le misure su richiesta dei sostituti procuratori antimafia David Mancini e Roberta D'Avolio, gli indagati approfittavano «dello stato di necessità, indigenza ed estrema difficoltà economica in cui versavano le maestranze di origine casertana da loro reclutate, gestite, sfruttate e dirette».

Gli indagati potranno ora fornire eventuali prove a loro difesa e spiegare la loro versione dei fatti.