GLI ESITI

«La gang degli usurai», inchiesta azzoppata tra mancanza di prove, ricorsi e archiviazioni

26 indagati su 56 sono usciti di scena

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1219

SENTENZA GIUDICE TRIBUNALE GIUSTIZIA

ABRUZZO. Erano stati definiti nel maggio del 2011 dall’accusa la «gang degli usurai»: 5 arresti, 56 indagati.

Una inchiesta partita dalla Procura di Roma dopo il suicidio di un imprenditore e che aveva scosso la Banca Popolare di Ancona perché alcuni degli indagati erano impiegati.

Le accuse pesantissime: il sodalizio, diceva la procura, si sarebbe procurato ingenti guadagni prestando denaro a piccoli imprenditori e artigiani applicando loro tassi di usura.

In altri casi avrebbero truffato ripetutamente alcune banche, con la complicità di un paio di funzionari e l'alterazione di documenti.

All’inizio del 2015, però, il primo colpo di scena.

Il pm della procura di Roma, dunque la stessa accusa, chiese l’archiviazione per 26 persone, praticamente metà degli indagati, perché «il quadro degli elementi probatori appare inidoneo a sostenere l’accusa».

Insomma, inchiesta azzoppata.

La posizione del procuratore è stata sposata anche dal gip Anna Maria Gavoni che a maggio ha decretato l’archiviazione per i 26 indagati.

«Le indagini investigative», ha scritto il giudice, «non hanno condotto alle integrazioni degli elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio. Particolarmente debole la ipotesi di sussistenza dell’elemento oggettivo della fattispecie associativa e di quello relativo ai singoli reati contestati».

Incubo finito per

Tiziano Cangini 62 anni di Novafeltria, ex direttore della filiale romana della Banca Popolare di Ancona,

Piero Salvini 78 anni di Tagliacozzo,

Attilio Di Stefano 54 anni di Cupello,

Giovanni Pignatelli 58 anni di Roma,

Andrea Ancarani 70 anni di Ancona,

Bruno Albino 75 anni di Mattuglie Croazia,

Paolo Altobelli 38 anni di Roma,

Francesca Barone 46 anni di Cirò Marina,

Salah Bekhit 64 anni dell’Egitto,

il brasiliano Sergio Ceglia di 52 anni,

Walter Federici 44 anni di Roma,

Daniele Fiucci 31 anni di Atri,

Franco Frattaroli 92 anni di Terni,

Giulio Gioacchini 60 anni di Roma,

Federico Longhi 45 anni di Roma,

Danilo Lucchini 39 anni di Roma,

Maria Marano di 37 anni di Pescara,

Orlando Pasquale 64 anni di Pietravairano,

Maurizio Pascucci 48 anni di Roma,

Pierluigi Pilichi 49 anni di Roma,

Italo Pupparo 55 anni di Alatri,

Michela Ranuzzi 57 anni di Roma,

Paolo Savelloni 52 anni di Roma,

Daniela Serto 47 anni di Roma,

Alessandro Zambelli 46 anni di Roma,

Francesco Burrofato 64 anni di Ragusa.


Ma a luglio del 2015, altro colpo di scena: la Banca Popolare di Ancona si è opposta all’archiviazione in quanto il provvedimento del gip non era stato notificato all’istituto di credito, denunciante e parte offesa.

L’avvocato Angelo Peluso ha presentato un ricorso in Cassazione chiedendo di annullare l’archiviazione per violazione del contraddittorio e dunque per aver omesso l’avviso alla persona offesa. In pratica la Banca non venendo a conoscenza dell’archiviazione non ha potuto opporsi, come era sua facoltà.

A nulla è valsa l'intervenuta prescrizione dei reati: la Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso annullando l’archiviazione e rimandando gli atti alla procura di Roma, la stessa che ritiene che le accuse per i 26 indagati non abbiano le gambe per sfociare in un processo.