FLASHBACK

L’assessore che costrinse Montedison a non inquinare fu punito dalla storia: dimenticato

Il 1972 fu un anno cruciale per Bussi e l’inquinamento: emersero criticità ma poco o nulla fu fatto.

Redazione PdN

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L’assessore che costrinse Montedison a non inquinare fu punito dalla storia: dimenticato

Giovanni Contratti



 

PESCARA. «Le più belle spiagge d'Abruzzo e il mare vengono deturpati perchè le fogne sboccano direttamente al mare e tra un po' arriva l'estate. Eppure -più o meno 10 anni fa- di promesse ne vennero fatte a Montesilvano come a Pescara; la situazione, invece, è la stessa ancora oggi. Protestano gli abitanti della zona, protestano i proprietari degli stabilimenti balneari, degli alberghi e dei ristoranti. La prossima stagione estiva proprio per questi non sarà certo delle migliori. Dopo le recenti mareggiate -dicono quelli della zona di Montesilvano- la spiaggia esiste soltanto per modo di dire, quel poco che resta è incredibilmente sporca. Numerose sono le fogne, fossi scoperti che vanno a sboccare direttamente in mare e in molti punti l'acqua è ovviamente inquinata».

 

Questo potevano leggere gli abruzzesi su ‘Il Messaggero’ del 31 marzo 1972, un quadro perfetto ancora oggi nonostante siano passati 45 anni. Dovrebbe far riflettere persino l’accenno ad una inerzia registrata già allora ( «Eppure 10 anni fa di promesse ne furono fatte…»): cioè almeno dal 1962 a Pescara e circondario le amministrazioni locali avevano in agenda il problema dell’inquinamento, degli scarichi fognari e del polo chimico di Bussi.    

Da allora sono passate molte amministrazioni, troppi politici e pochi statisti e quasi nulla è stato fatto: i problemi sono sempre gli stessi.

Nei vecchi articoli diffusi dal Forum H2o nell’occasione del decennale della “riscoperta” delle discariche di Bussi  c’è tutta la storia di un popolo e di una terra avvelenata da scarichi industriali e da istituzioni deboli, persino nel tutelare la salute pubblica di centinaia di migliaia di cittadini della Val Pescara in mezzo secolo.

Un unico amministratore pubblico volle sollevare il problema della condotta non più accettabile della Montedison, il colosso che tutti amavano perchè aveva portato centinaia di posti di lavoro a Bussi anche su indicazione dei politici locali. L’assessore Giovanni Contratti denunciò in sei mesi un inquinamento colossale dello stabilimento ma le istituzioni non si mossero. Persino dai giornali del tempo traspare l’incredulità dello stesso  Contratti di come non vi fossero reazioni di alcun genere da parte delle istituzioni e nemmeno dei cittadini. Tutti immobili.

 


DICEMBRE 1971: VELENI INTERRATI NOTTETEMPO

 In un articolo di quasi 50 anni fa si leggeva «sembra strano che fino ad oggi gli organi preposti non abbiano fatto sopralluoghi per verificare di fatto la situazione denunciata prelevando campioni, sebbene sulle modalità di prelievo degli stessi da parte dell'assessore sono state date utili indicazioni».

Da giorni infatti Contratti denunciava sversamenti di veleni ma nessuna procura e nessuna istituzione, come per esempio la Asl, si precipitarono a verificare se le cose dette fossero fondate.

L'articolista, peraltro, già a fine 1971 adombrava l’ipotesi che questa inerzia istituzionale  avrebbe potuto dare un qualche vantaggio a Montedison: come dire che nulla di quello che succede oggi è in realtà poi così originale.

La cosa più importante che raccontava l'assessore del Comune di Pescara della giunta del sindaco D’Incecco era che  fosse noto che la Montedison continuava a sotterrare nottetempo cassoni di residui della lavorazione di clorometano «per i quali nessun tecnico degli organi competenti si è premurato fino ad oggi di prendere i campioni di analizzarli. E’ ora che la Montedison faccia conoscere all'opinione pubblica quali provvedimenti intende prendere per risolvere il problema degli inquinamenti delle acque del terreno in maniera definitiva».


GENNAIO 1972: DENTRO I PESCI C’E’ TROPPO MERCURIO

Passano i giorni e a inizio 1972 una ricerca scientifica appura che nei pesci del fiume e al largo di Pescara c'è troppo mercurio, una sostanza rilasciata dallo stabilimento di Bussi.

L'assessore Contratti, ancora una volta, interviene sul punto e sostiene: «occorre fare l'analisi degli scarichi delle sostanze inquinanti e non solo le analisi delle acque nella parte terminale degli impianti. I risultati delle ricerche effettuate dall'Istituto veterinario per la pesca pubblicati da ‘Il Messaggero’ confermano l'inquinamento  del nostro fiume lungo il suo corso nella zona della vallata del Pescara. Se questi sono risultati concreti non si capisce il perché di un certo silenzio da parte di altri organi di controllo sugli inquinamenti provocati dagli scarichi delle industrie».

 

Curioso persino l'accenno alla più civile America dove impianti simili a quello di Bussi venivano già allora controllati in maniera continua e attenta e non venivano permessi scarichi diretti dei veleni nell'ambiente.

 

MARZO 1972, CONTRATTI MINACCIA DI DENUNCIARE MONTEDISON

 Nel mese di marzo si tiene una delle tante riunioni alla presenza di tutti gli esponenti degli enti locali preposti alla tutela della salute pubblica.

Così ancora una volta Giovanni Contratti assume una posizione del tutto originale rispetto ai colleghi che mettevano in risalto la mancanza di norme o di mezzi tecnici o scientifici per misurare l'inquinamento o localizzare con precisione il mercurio.

Contratti invece sembrava basarsi esclusivamente sui fatti e sulla realtà che Montedison stava continuando a sversare sostanze tossiche e questo andava fermato perchè queste modalità  avrebbero potuto provocare gravi danni all'ecosistema.



31 MARZO 1972: TONNELLATE DI RIFIUTI SMALTITI LIBERAMENTE

«Ogni settimana la Montedison sotterra 10 tonnellate diclorometano inquinando la falda freatica. E poi ci sono gli scarichi nel fiume, mercurio in particolare».  Lo denunciava per l'ennesima volta il 31 marzo 1972 l'assessore Contratti che nello stesso articolo informava i cittadini di aver saputo che lo stabilimento Montedison di Porto Marghera era stato chiuso per ordine del sindaco.  «Contratti», si legge nell’articolo dell’epoca, «non ha detto esplicitamente che l'attuale commissario di Bussi deve fare la stessa cosa ma vuol sapere cosa intendono fare le autorità competenti. Tengo a precisare che -dice- sono ormai sei mesi che vado ripetendo e denunciando i fatti che ora riassumo: finora nessuno mi ha smentito non ci sono stati interventi da parte delle autorità preposte per porre termine alla situazione denunciata. La Montedison scaricava cassoni di derivati pesanti della lavorazione clorometano nel fiume. Su mia denuncia ha iniziato a sotterrare i cassoni nel sottosuolo. L'inquinamento delle acque permane in quanto le sostanze sotterrate per meno raggiungendo la falda freatica e il fiume».

E’ interessante notare come sembrerebbe proprio in seguito alle denunce di Contratti la Montedison decise di “correre ai ripari” e interrare i rifiuti nelle discariche poi scoperte il 12 marzo 2007.

 


IL DOCUMENTO INTERNO

Un documento interno del 29 marzo 1972 della Montedison racconta perlopiù i rapporti distesi con le istituzioni locali abruzzesi con qualche piccola eccezione.

La lettera -diffusa dal Forum delle acque- era inviata per conoscenza al professore Paolo Schmidt  e a Frido Gelsinari  della Montedison presumibilmente dal direttore dello stabilimento di Bussi, Mario Perini, e illustrava gli esiti di un colloquio istituzionale avvenuto il 17 marzo dello stesso anno tra il delegato del gruppo Rosati, il sindaco di Pescara D'Incecco, presidente della Provincia Liberi e l'assessore comunale all'igiene e sanità, Giovanni Contratti.

La lettera tiene informati i vertici del colosso chimico e mette subito in risalto la differenza di approccio che hanno avuto il sindaco di Pescara ed il presidente della Provincia marcando una netta differenza invece con quello adottato dall'assessore Contratti che in quell'anno fu praticamente l'unico amministratore pubblico a pretendere la fine degli sversamenti di veleni nei fiumi e nella terra e a chiedere di bonificare le aree.

Un atteggiamento che chiaramente non piaceva al gruppo industriale.

 

Si legge: «diversa l'atmosfera del colloquio con l'assessore Contratti che è l'uomo che ha organizzato nei mesi scorsi una violenta campagna di stampa contro di noi. L'assessore ha ripetuto in sostanza le affermazioni fatte attraverso la stampa e pur comprendendo che esistono problemi di tempi di tecnologie e finanziari all'installazione di dispositivi antinquinanti ha ripetutamente affermato che la situazione è gravissima e che da parte sua controllerà minuziosamente se la Montedison attuerà quanto ha promesso».

 

C'era poi il problema dei clorometani che venivano interrati appunto nelle famose discariche Tremonti, 2A e 2B e già allora l'assessore chiaramente ipotizzava un pericolo di inquinamento della falda anche perché nei pressi c'era il punto di captazione dell'acquedotto.

 

Proprio sul punto delle discariche il report aziendale riportava i pareri dei tecnici dello stabilimenti di Bussi i quali confutavano ogni ipotesi di  contaminazione delle falde sostenendo che proprio i clorometani non sono sostanze solubili e dunque non possono di sciogliersi nell'acqua e che l'acquedotto Giardino passa molto distante ed è a una quota superiore.

Come già era emerso l'ipotesi della Montedison era comunque quella di inserire questi grossi contenitori di veleni in un ulteriore grosso serbatoio per inviarli poi a Priolo  per un eventuale riutilizzo a Marghera per la loro distruzione.

E’ chiaro che con molta probabilità quest'ultima ipotesi non trovò mai attuazione della realtà.




23 MAGGIO 1972: MONTEDISON CAMBIA METODOLOGIA DI SMALTIMENTO…

In una lettera di Contratti inviata a Montedison a maggio del 1972 si leggeva: «Prendiamo atto che i clorometani pesanti che attualmente vengono accantonati nel vostro terreno destinato alla discarica saranno immagazzinati in un serbatoio metallico avendo poi accertato la nostra tesi relativa all'inquinamento del terreno e della falda freatica.  Riteniamo necessario da parte vostra si proceda ad un più appropriato collocamento del materiale inquinante all'interno del serbatoio, misura anti inquinante da voi adottata che noi condividiamo.

 

Nella lunga lettera Contratti affronta anche il problema dell'inquinamento da piombo e delle soluzioni adottate da Montedison ma detta anche priorità assolute come quello di trattare le acque contenenti soda caustica, acido cloridrico, solventi aromatici che venivano continuamente sversate nel fiume.

 

UNA STRADA A CONTRATTI

Il Forum H2o ha voluto ricordare l’amministratore pubblico coraggioso proprio per far risaltare l’inerzia di mezzo secolo delle istituzioni.

«Contratti capì subito il pericolo per le falde e addirittura l'acquedotto riconducibile alla scellerata decisione di sotterrare le scorie industriali alla Tremonti. Purtroppo quest'ultimo avvertimento non fu ascoltato», si legge in una nota del Forum H2o, «Appare incredibile che la Val Pescara e tutti i comuni che oggi soffrono per l'inquinamento causato dalla chimica a Bussi e Piano d'Orta, a partire da Pescara, non ricordino ufficialmente con una strada, con una targa, con un premio o anche con un solo comunicato una delle poche persone che mantenne la schiena dritta davanti ad un colosso. Noi lo facciamo, perchè non dimentichiamo».