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Arresto Colasante: l’imprenditore con la passione per editoria, calcio e sanità

Varie le ‘scalate’ tentate nel corso della sua carriera

Redazione PdN

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Arresto Colasante: l’imprenditore con la passione per editoria, calcio e sanità

Colasante

LANCIANO. Antonio Colasante è un imprenditore frentano, nato a Guardiagrele, con interessi nel mondo della sanità (appalti per il lava-nolo della biancheria, per le pulizie e manutenzione), nell’editoria e nel settore delle costruzioni.

Da sempre molto conosciuto nell'ambiente imprenditoriale e della politica frentana.

Tante le ‘scalate’ tentate nella sua decennale carriera. Alle fine del 2015 avrebbe voluto rilevare la Virtus Lanciano, squadra della sua città, poco prima dell’addio dei Di Maio.

Valutò carte e documenti poi non se ne fece più niente. Le indiscrezioni giornalistiche raccontavano una storia, i Di Maio negavano: «mai un incontro, mai un sms, mai una email, un fax o una telefonata».

Dopo la notizia che la società avrebbe lasciato il calcio professionistico l’imprenditore frentano, si disse, avrebbe potuto attivarsi intervenendo a rilevare la società, ma non avvenne mai.

E non era la prima volta che Colasante tentava il colpo calcistico: nel 2008 pensò anche al Pescara.

Erano i tempi dell’imprenditore salernitano Gerardo Soglia che voleva mettere nelle mani dell’imprenditore lancianese il 50% circa delle quote. Sembrava quello il primo passo verso il disimpegno dei Soglia che poi effettivamente di lì a poco lasciarono.

Qualche anno dopo, era il 2013, Colasante tentò l’acquisto di Villa Pini di Vincenzo Angelini insieme a Carmine De Nicola, il “rettore” dell’Iri School college che si era aggiudicato, per poi perderla, la casa di cura privata. Anche De Nicola poi è finito nelle grinfie della giustizia per presunti reati finanziari.

Nello stesso anno fece scalpore l'iniziativa di Colasante  di costruirsi in via Eraldo Miscia un eliporto privato vicino a case, scuole e negozi. I permessi erano tutti in regola ma la città si oppose.

Colasante chiese anche di poter effettuare la recinzione del terreno per poter costruire un hangar dove parcheggiare il velivolo. E poi c’è stata anche la parentesi giornalistica: editore di Abruzzo Oggi, chiuso dopo un lungo braccio di ferro con i giornalisti che passarono molti mesi senza stipendi.


Piccoli sfizi per un imprenditore aggiudicatario di appalti milionari come quello sbloccato nel 2014 dal Consiglio di Stato 36 milioni di euro per le manutenzioni per 5 anni degli ospedali di Pescara, Penne e Popoli.

Ad aggiudicarsela fu la Omnia servitia, (in Ati con il Cns di Bolagna, coop vicina a Salvotore Buzzi) costituita nel 2003, con sede in via Ragazzi del ’99 a Pescara che si occupa di «manutenzione, riqualificazione e razionalizzazione energetica degli impianti tecnologici, termici e idrici» e impiega 23 dipendenti. La società è controllata dalla Colasante Holdyng di cui l’imprenditore è socio unico.

Non sono mancati anche guai giudiziari. Nel primi anni del 2000 nel mirino della procura frentana finì la gestione del servizio appaltato dalla Asl di Chieti, nel quadriennio 2002-2005, costituita in associazione temporanea di imprese (Ati) con una società di Ferrara.

Si trattava del cosiddetto servizio di lavanolo (lavaggio e noleggio) svolto negli ospedali di Ortona e Guardiagrele. I reati contestati erano quelli di falso e truffa ai danni della azienda sanitaria di Chieti.

Oggi una nuova inchiesta che si intreccia nuovamente con l’azienda sanitaria.


DA TANGENTOPOLI IN POI ASCESA INARRESTABILE

Telemax ricorda che Colasante è noto alle cronache locali per essere stato arrestato già due volte in passato nell’era di mani pulite.

Primo arresto a Chieti nel 1992, quando il futuro sindaco picconatore Nicola Cucullo denunciò i lavori di ripavimentazione di corso Marrucino con la basolata realizzata in maniera difforme dal capitolato d’appalto; secondo arresto relativo a lavori pubblici da 2,7 miliardi di vecchie lire per il dissesto idrogeologico nel Comune di Archi, con finanziamento della protezione civile.

Colasante -ricorda sempre Telemax- rimase coinvolto anche in un’altra inchiesta per abusi edilizi a Sant’Eusanio del Sangro. Dopo oltre vent’anni e una ricca carriera con interessi economici nazionali e sedi commerciali aperte a Roma, Milano e Catania, di nuovo le manette ai polsi: stavolta a Lanciano, nella sua villa bunker di via don Minzoni, per aver gonfiato le fatture della Asl di circa un milione e 700 mila euro sul dovuto, il cui ammontare era appena di 500 mila euro.

 Stupefacente che di queste storie non vi sia traccia sul Web e negli archivi dei giornali...