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Nuovo Ospedale Chieti: la Asl continua a stroncare Maltauro & soci

Troppo costoso, troppo gravoso e rischio zero per il privato: «così non va»

Redazione PdN

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Nuovo Ospedale Chieti: la Asl continua a stroncare Maltauro & soci


CHIETI.  I prezzi sono troppo alti, le clausole contrattuali troppo sbilanciate verso il privato, alcune carte non sono a posto e per ora non si può andare avanti se prima non si apportano modifiche sostanziali.

Si torna a parlare del nuovo ospedale di Chieti in progetto di finanza presentato da un’Ati capeggiata da Maltauro pochi giorni prima delle elezioni regionali del 2014.

Oggi il M5s e Forza Italia con Mauro Febbo hanno diffuso ulteriori documenti della Asl che lasciano poco spazio all’immaginazione circa forzature procedurali e sostanziali.

Forzature che per la giunta regionale non costituiscono un problema e che possono essere superate.  

La procedura si è già incagliata più volte e per questo Maltauro ha chiesto un incontro il 22 febbraio con la stessa Asl la quale ha spiegato come la valutazione di fattibilità ha tempi precisi: 90 giorni per decidere sulla proposta. Questo termine non sarebbe però ancora iniziato a decorrere in quanto sono in corso ancora le verifiche formali sulle autodichiarazioni fornite dalla impresa.

Già nei giorni scorsi erano emerse alcune discrepanze tra quanto dichiarato dalla società e quanto poi era venuto fuori da alcuni controlli della stessa Asl.

Maltauro ha rappresentato le sue rimostranze ma secondo il Rup, Filippo Manci, non avrebbero fondamento giuridico.

Il Responsabile del procedimento infatti scrive «profonde perplessità sull’adeguatezza e rispondenza della stessa proposta all’interesse pubblico e sulle modalità di strutturazione della proposta, che azzera ogni rischio per la parte privata».


Sotto esame, nel merito, c’è soprattutto la convenzione (cioè il contratto) che la Asl dovrebbe firmare e che di fatto azzera ogni tipo di rischio d’impresa per il privato accollandolo tutto al pubblico.
Vecchia storia che si ripete se è vero che persino in caso di inadempimento del privato la Asl non potrebbe interrompere i pagamenti.

Follia o clausole inaccettabili?


Inoltre anche in caso di affidamento a terzi di uno o più servizi il concessionario (cioè Maltauro & soci) avrà comunque diritto a parte dei canoni imputabili al margine medio dei ricavi per servizi.


E sempre il Rup fa rilevare un aspetto sul quale si è dibattuto parecchio e che la stessa giunta e presidente della Regione in testa aveva sbandierato: «i costi uguali a quelli attuali»

Per il Rup invece i costi -che pure dovranno essere messi a gara- sono più elevati di quelli attualmente sostenuti dalla Asl e sono superiori persino a quelli individuati come medi dall’Anac.

E ancora: «la proposta prevede la coobbligazione della Asl e della Regione al pagamento dei canoni con necessità di iscrizione di tali somme nei rispettivi Bilanci di entrambi gli Enti. Ciò determina una peculiarità non rinvenibile in altri casi di Finanza di progetto scrutinati sul territorio nazionale, che azzera il rischio per la parte privata»



Vista la delicatezza della questione il Rup si spinge persino a fornire accorgimenti di stile e metodologici: «limitando i contatti con il proponente esclusivamente a quelli necessari onde evitare che modalità di interlocuzione irrituali o non previste dalla legge possano di per se stessa creare malintesi e ingenerare aspettative di natura risarcitoria da parte del proponente».

Formulazione piuttosto strana dettata di certo da qualcosa che però  sfugge ai più.  

Insomma la giunta regionale che fa gli interessi degli abruzzesi dovrebbe bollare come false queste ricostruzioni del tecnico Rup o altrimenti dovrebbe porre in essere atti chiari per difendere l’interesse pubblico nè  dovrebbe tollerare proposte così poco equilibrate oltre che miliardarie.   



«D’Alfonso e Paolucci si rassegnino. La via del PF non è percorribile, la Regione sta spendendo inutilmente tempo e risorse. Abbiamo bisogno di mettere in sicurezza i pazienti», ha commentato Sara Marcozzi (M5s) sottolineando come lo stesso Rup dica oggi  quello che loro stessi avevano denunciato in conferenze stampa di oltre un anno fa.

«Due anni», ha aggiunto, «dietro un progetto irrealizzabile dal punto di vista tecnico-amministrativo e insostenibile dal punto di vista economico-finanziario. Due anni in cui la sicurezza sismica dell'ospedale ha continuato a mostrare tutti i suoi limiti. Ospedale si, ma non in PF. Il presidente D'Alfonso ha ingenti disponibilità finanziarie sul fondo nazionale per l'edilizia sanitaria e ove questo non fosse sufficiente facesse valere le ragioni dell'Abruzzo avanti al suo presidente del Consiglio Gentiloni».


Mauro Febbo invece: «Dobbiamo constatare come sulla documentazione relativa al progetto di finanza ci siano continue carenze e incongruenze che la  stessa Asl si vede costretta continuamente a evidenziare e a chiedere integrazioni e chiarimenti. Ammesso e non concesso che sia stata certificata la regolarità fiscale e contributiva, come denunciato nell’ultima conferenza stampa di un mese fa, il Raggruppamento temporaneo di imprese  proponente (ICM), non ha ancora provveduto a far pervenire presso gli uffici tecnici della Asl l’autocertificazione sul rispetto della Legge 68/99 (sul cosiddetto collocamento obbligatorio), richiesta il 19.12.2016 e sollecitato il 07.02.2017. Anche in questo caso che si fa? Aspettiamo i comodi del Rti nel regolarizzare la sua posizione? Si vuole proseguire su una strada che da subito è apparsa lastricata di insidie – sottolinea Febbo - che non porta a nessuna soluzione concreta e soprattutto in tempi certi e rapidi come il caso richiede. Non è possibile perdere inutilmente tempo perché l’Ospedale di Chieti necessita di interventi antisismici urgenti come risulta chiaro a tutti, in primis alla Procura che ne ordinò la perizia, innanzitutto nelle due palazzine recentemente sgomberate. Intanto non può essere sottaciuto il rischio concreto di enorme contenzioso amministrativo (se non penale) qualora si decidesse  di continuare su questo progetto che ad oggi vede solo pareri contrari rilasciati a più mani. Stiamo assistendo a una situazione surreale facilmente evitabile se si volessero programmare, con una spesa sicuramente sostenibile, sia gli interventi di “ingabbiamento” delle due palazzine incriminate, che la nuova ingegneria antisismica permetterebbe se solo si volesse prenderla in considerazione, sia degli interventi di restauro per il riutilizzo dell’ex Ospedale San Camillo di Chieti che per la terza volta è stato inutilmente messo in vendita nonostante tutti sappiano che non c’è nessuno che vuole acquistarlo, ma serve solo a fini di Bilancio. In questo modo si darebbero risposte reali, concrete e tempestive al fabbisogno sanitario non solo del Chietino ma di tutta la Val Pescara, nonché anche una grossa boccata di ossigeno all’economia della Città».