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Appalto bonifica Bussi, la gara con il dirigente indagato e il super presidente

Salvi e De Lise personaggi chiave

Redazione PdN

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AREA INDUSTRIALE DI BUSSI

ABRUZZO. Una gara che stenta a decollare e che adesso potrebbe avere una nuova battuta d’arresto. E’ quella sulla bonifica di una parte delle discariche di Bussi (quelle denominate 2A e 2B, area a monte della Solvay): per ora l’apertura delle buste è stata rinviata a data da destinarsi per ragioni ufficialmente non dichiarate.

 Già perché su quel bando da 40 milioni di euro  lanciato nel 2015 dall’allora commissario Adriano Goio (deceduto da circa un anno) aleggiano una serie di intoppi e qualche dubbio di troppo.

Trascorsi due anni non si è arrivati ancora all’apertura delle buste.

L’ultima novità in ordine di tempo: il responsabile unico del procedimento Silverio Salvi, nominato lo scorso 23 dicembre, è nella lista degli indagati nell’ambito della nuova inchiesta condotta dalla procura di L’Aquila sull’appalto per la ristrutturazione di Palazzo Centi. Non è ancora chiaro se l’avviso di garanzia costerà il posto a Salvi, ingegnere, 63 anni, funzionario della Regione Abruzzo e responsabile dell'Ufficio tecnico pianificazione risorsa e Concessioni derivazione acqua pubblica della Regione Abruzzo. Non si escludono sue dimissioni.

Non si sa nemmeno che cosa realmente a Salvi gli si contesta e con quali prove, di certo però il clima già complicato non viene agevolato dalle nuove notizie che arrivano ogni giorno e che parlano di accuse per reati molto gravi che coinvolgono per ora una trentina di persone tra esponenti politici, dirigenti e imprenditori.

Due mesi fa, pochi giorni prima di Natale, Salvi aveva preso il posto lasciato vacante -dopo appena un mese- del sostituto del più longevo  Mario Dari Salisburgo, ex braccio destro del commissario Goio, anche in questo caso l’avvicendamento non è stato motivato.

Intanto al momento nulla si sa dell’apertura delle buste, già rimandata più volte. L’ultima comunicazione parla di un rinvio «a data da destinarsi».    



LA FRETTA E I SOLDI

Nel recente incontro del 1° febbraio il dirigente del Ministero Laura D’Aprile ha ricordato che la gara è stata bandita a dicembre del 2015 senza integrale copertura degli importi.

Una svista non da poco e non senza ripercussioni ma prima di qulche giorno fa pare che nessuno se ne fosse accorto.

Per questo proprio D'Aprile ha richiesto alla Regione la disponibilità di integrare la cifra.  

A fronte di una necessità di 45.970.000 ce ne sono in cassa 45.560.420. Per la Regione, Franco Gerardini ha confermato l'esistenza del fondo Masterplan Abruzzo (60 milioni di euro) destinato agli interventi di bonifica del Sin.

Altra  questione riguarda le aree soggette agli interventi che sono poste a gara: i terreni sono di proprietà della Solvay e la società ha più volte ribadito di non prestare acquiescenza all'iniziativa commissariale, comunque realizzabile, senza che l'area passi alla disponibilità pubblica, ovvero al Comune di Bussi.


Il sindaco Salvatore La Gatta si era dichiarato d'accordo con il passaggio al Comune delle aree anche di quelle interne all'area dello stabilimento fortemente inquinate.

Ma su tutto fino ad ora ha giocato un clima poco collaborativo creato forse da troppe spinte sotterranee e interessi confliggenti quasi mai chiari ma che si muovono dietro le quinte.

Lo si evince da dati di fatto inoppugnabili: uno tra tutti il tempo trascorso, e poi la scarsa volontà di fare in fretta, scoperte tardive, procedure raffazzonate, retromarce, proposte “improvvise”, ricorsi al Tar e malumori persistenti.

Insomma fossero stati tutti d’accordo sul vero urgente e necessario obiettivo finale (la bonifica) ci si sarebbe comportati diversamente.

Sulla gara e il futuro del maxi appalto incombe però anche il ricorso al Tar della Toto Holding che si è rivolta ai giudici amministrativi proprio per chiedere lo stop alla gara.

Il gruppo Toto contesta la legittimità del bando  per la violazione dei principi di buon andamento, per eccesso di potere, travisamento dei fatti, sviamento di potere, perplessità ed illogicità manifesta e difetto di istruttoria. Una lista lunghissima e un’unica richiesta: fermare tutto.

La gara d’appalto infatti per il gruppo abruzzese sarebbe illegittima e brucerebbe fondi pubblici che potevano essere risparmiati.

 La società contesta, tra le altre cose, che sia stata ignorata la loro proposta di bonifica e reindustrializzazione (con cementificio e cave) avanzata a luglio 2016  e sia stata invece sposata una soluzione parziale.


Già, perchè la proposta Toto è stata semplicemente ignorata e non, eventualmente, scartata con motivazioni chiare?


Cinque, comunque, i raggruppamenti di impresa ammessi alla gara:

- Hera Ambiente Spa (mandataria) e Fedele Di Donato Srl, Cericola Srl, Autotrasporti Pensiero Srl, Ms Isolamenti Spa, Angelo De Cesaris Srl (mandanti);

- Ambienthesis Spa (mandataria) e De Cristofaro Srl, Germani Srl (mandanti);

- Dec - Deme (mandataria) e Safond Martini Srl, Elios Ambiente Srl, Sidra Società italiana dragaggi Spa, Cooperativa San Martino soc.coop. (mandanti);  

- Ecologica Spa (mandataria) e Ireos Spa, Semataf Srl, Trs Servizi Ambiente Srl (mandanti);  Vittadello Intercantieri (mandataria) e Acr di Reggiani Albertino Spa (mandante).

 


LA VECCHIA GUARDIA

Se si dovesse andare avanti comunque, con o senza Salvi, si potrà comunque contare su un supervisore di un certo livello come Pasquale De Lise, 79 anni, nominato presidente della Commissione di gara e  presidente emerito del Consiglio di Stato.

I giornali di tutta Italia hanno coniato negli anni una lunga serie di definizioni per decriverlo: da «potentissimo boiardo di Stato», al più folkloristico «Pasqualino sette poltrone» per via dei numerosissimi incarichi. Descritto come un «cavaliere dai modi eleganti e monumento di discrezione».

Di vero e certificato (anche dal suo curriculum) c’è che in 50 anni ha ricoperto tutti i ruoli apicali della giustizia amministrativa, è stato capo gabinetto presso il ministero del Bilancio, della Programmazione economica, dei Trasporti, per 3 volte al ministero del Tesoro; capo ufficio legislativo di una infinita lista di ministeri, è stato membro di tutte le Commissioni che contano, ha espresso pareri per la riforma del sistema delle Autorità indipendenti e le riforme istituzionali.

Nel 2006-2007 ha dato il suo nome al nuovo codice degli appalti,  nel novembre 2011 ha chiuso l'arbitrato che opponeva l'Anas e Impregilo-Condotte, il consorzio appaltatore del macrolotto 5 sulla Salerno-Reggio Calabria che si è visto riconoscere oltre 300 milioni di euro.

Nel 2010 su consiglio di Silvio Berlusconi fu eletto presidente del Consiglio di Stato, l’organo più alto della giustizia amministrativa.

Non è uno dei volti noti che compaiono sulle cronache nazionali ma il suo nome nel 2010 è finito sui giornali per colpa di un assegno da 250 mila euro nei giri della cricca Balducci-Anemone.

«Non mi viene in mente niente, cascò dalle nuvole, «è roba del 2009 quando ho acquistato una casa all’Argentario», disse.  

Lui era "consultore" della congregazione "Propaganda Fide" per l'amministrazione del suo patrimonio immobiliare (che Balducci e Anemone utilizzavano come "catalogo" per comprare la compiacenza di professionisti vari).

Mai indagato ma la notizia creò qualche imbarazzo al Governo Monti dal momento che qualche mese prima  il Consiglio dei ministri, su proposta di Corrado Passera, lo avevano nominato nuovo direttore generale dell'Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali.

Con De Lise, scriveva Carlo Bonini per Repubblica, «il giro Balducci-Anemone e la struttura della Ferratella hanno sempre fortuna. Un esempio? Il 12 ottobre 2009, il magistrato fa sapere a Balducci di aver depositato un’ordinanza che respinge il ricorso di “Italia Nostra” per l’annullamento della sanatoria delle violazioni urbanistiche e amministrative relative alle opere per i Mondiali di Nuoto di Roma del 2008 (ne ha beneficiato anche il “Salaria sport village” di Anemone)”.

L’espresso nel 2012 ha calcolato il patrimonio immobiliare intestato a lui, alla moglie Gabriella Speranza, alle figlie: decine di milioni di euro nelle zone top dell’immobiliare italiano. Solo a Roma 112 vani che varrebbero ben oltre 20 milioni di euro. Poi ci sono le proprietà in Costa Smeralda, tre villette all’Argentario e Cortina d’Ampezzo.

Se davvero si vuole raggiungere l’obiettivo della bonifica e risolvere un problema di decenni sarebbe opportuno dissipare ogni ombra, comprese quelle del passato, ed evitare di ripetere gli stessi errori favoriti  da profonda opacità  nella gestione di milioni di euro in affidamenti diretti a favore di ditte con legami troppo pericolosi.