STORIE PARALLELE

Il miracolo di Prati Di Tivo. 18 gennaio: l’altra valanga sull’hotel in zona a rischio

Donna estratta dopo pochi minuti rimasta illesa. Danni alla struttura disabitata

Redazione PdN

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Il miracolo di Prati Di Tivo. 18 gennaio: l’altra valanga sull’hotel in zona a rischio

Prati di Tivo sommersa dalla neve

PIETRACAMELA (TE). C’è valanga e valanga, e ci sono hotel  ed hotel costruiti in piena zona a richio. C’è l’evento catastrofico che finisce con il suo carico di morte sui giornali del mondo e c’è quello che per miracolo non provoca vittime e sembra arrivare a fatica sui giornali.

In effetti della valanga di Prati di Tivo se n’è avuta notizia parzialmente quasi subito tramite i social poi però più nulla.


Erano le 18.53 del 18 gennaio e Mirko De Luca che è bloccato in cima  a Prati di Tivo scrive su Facebook:

«SITUAZIONE DRAMMATICA bloccati con oltre tre metri e mezzo di neve, senza luce (solo adesso siamo riusciti a far partire il gruppo elettrogeno del mio Albergo) è scesa una grossa valanga fino al Residence “Prati di Tivo”, fortunatamente senza conseguenze almeno alle persone e per finire il TERREMOTO... Grazie a Paolo Romelli che con il gatto delle nevi è riuscito a portare tutte le persone bloccate in casa e negli alberghi in piazza… Stiamo bene e passeremo la notte tutti qui alla “Gran Baita” e aspettiamo i SOCCORSI...!!!».

   

Di più non si è saputo per molti giorni anche se la notizia è stata comunicata alla prefettura di Teramo.

In realtà, il 18 gennaio (proprio lo stesso giorno della strage dell’Hotel Rigopiano avvenuto alle 16.50), poco dopo le scosse delle 10.20, una grande massa di neve è scivolata giù fino al grande edificio che racchiude il Residence e un albergo chiuso da anni. Nella zona tutti ritengono che la valanga sia una diretta concausa del sisma avvertito distintamente più volte quel giorno.

La neve -che nella notte era caduta abbondantissima e che in alcuni punti superava ampiamente i 3 metri e mezzo- è scivolata giù e per fortuna aveva già esaurito la sua carica distruttiva ed aveva già rallentato molto quando ha impattato l’edificio.

Nonostante questo l’urto è stato forte e devastante: la neve è riuscita a sfondare qualche tramezzo e gli infissi provocando danni e qualche crollo al seminterrato -garage dove si trovavano le uniche tre persone, colte di sorpresa.

Una donna è rimasta coinvolta e sepolta per pochissimi minuti, risucchiata dalla neve davanti gli occhi del marito, il custode dello stabile.

Nessun problema grave oltre la grande paura.


L’episodio che anticipa di diverse ore la slavina devastante di Rigopiano si è inserito nel bel mezzo dell’ “emergenza Abruzzo” e del blackout che anche a Pietracamela è stato particolarmente severo insieme al resto della catena di disservizi e svarioni degli enti deputati ai servizi essenziali come la sicurezza pubblica, la viabilità ed i soccorsi.

Dopo la valanga il signor Ponzio Podeschi, custode del Residence disabitato, sua moglie e sua figlia si sono rifugiati nel vicino albergo “La Gran Baita” dove insieme ad un’altra decina di persone sono rimasti completamente isolati per almeno due giorni.

Lo stesso sindaco Michele Petraccia ha detto di aver avuto notizia della valanga due giorni dopo quando, grazie ad un gatto delle nevi, è riuscito a raggiungere la zona di Prati di Tivo distante dal centro abitato e irraggiungibile.  

Nessun tentativo di non far trapelare la notizia che, invece, secondo diversi testimoni è arrivata subito al centro operativo al lavoro presso la prefettura di Teramo dove hanno tirato un sospiro di sollievo per la scampata tragedia.

Un bel sospiro di sollievo perchè davvero poteva verificarsi una incredibile odissea dei soccorsi che avrebbero impiegato molte ore per raggiungere il luogo della valanga come poi succederà alla carovana partita alle 19 dello stesso giorno per raggiungere Farindola e Rigopiano in 10 ore. Due storie con molti punti in comune.

Nel caso di Prati di Tivo nessun ferito e nessuna carovana dei soccorsi o turbine richiamate in tutta fretta per tagliare i muri di neve; così l’intero paese di Pietracamela è potuto rimanere tranquillamente isolato, sommerso e abbandonato a se stesso per altri giorni.

Ancora oggi la situazione è difficile tanto che sull’edificio colpito non è stato ancora possibile fare un sopralluogo tecnico approfondito.


«HO ESTRATTO MIA MOGLIE SUBITO»

Ponzio Podeschi, custode del residence abitato solo nei week end  e dai turisti nei periodi di vacanza era con la moglie e la figlia il 18 gennaio ed erano gli unici in tutto il grande edificio che comprende l’ex hotel chiuso da anni.

«Eravamo nei pressi del garage davanti allo stabile e non ci siamo accorti di nulla e non abbiamo sentito alcun rumore», racconta Podeschi a PrimaDaNoi.it, «all’improvviso è arrivata la valanga. La neve ha lambito e colto di sorpresa anche mia moglie che è stata travolta mentre io ero a meno di un metro. Per fortuna solo spavento, poi, l’ho tirata fuori subito. Non ci siamo fatti nulla. Nessun allarmismo. Poi siamo andati alla “Gran Baita” fino a sabato per non stare a casa nostra dopo il terremoto. Per questo non abbiamo potuto fare nessuna verifica allo stabile se non diversi giorni dopo e solo da fuori. La neve copre ancora l’edificio».

La struttura è infatti avvolta da tre metri di neve su tutti i lati e la valanga quel giorno non si distingueva anche perché non era possibile raggiungere la parte posteriore del residence.

Podeschi racconta poi dell’isolamento per giorni, del blackout, del gruppo elettrogeno e del gatto delle nevi di Paolo Romanelli che li ha raggiunti. Una avventura che sembra essere vissuta senza eccessivo panico ma forse i tanti giorni trascorsi hanno contribuito a smaltire la paura.


«Per fortuna non è successo nulla», conclude il custode, «siamo stati fortunati perchè ci è arrivata la coda della valanga ed ha provocato danni solo al piano terra, mentre la struttura agli altri piani non ha subito conseguenze. Sono qui da 40 anni e non ho mai visto una valanga così».

   


«LA MAPPA INDICA UN RISCHIO VALANGHE IN QUEL LUOGO»   

Vero: mai una valanga era arrivata fino al residence ma molte altre volte si è avuta notizia in zona di valanghe che non hanno provocato danni. «Da queste parti abbiamo una cultura delle valanghe da decenni», dice Antonio Riccioni, esercente di alcune strutture turistiche ed ex direttore degli impianti, «sono state studiate, rilevate, censite  ed inserite tutte nella carta valanghe della zona. Qui possono verificarsi ma sappiamo come prevederle e come difenderci».


Già, la carta del rischio valanghe che a Pietracamela, non solo esiste, ma è anche abbastanza aggiornata e stropicciata, rispolverata proprio ieri dalla commissione comunale valanghe, l’organismo previsto dalla legge del 1992 che pare essere stato dimenticato in molti comuni ma non a Pietracamela dove esiste e funziona da anni.

La cosa singolare è che la stessa carta che illustra le zone in cui c’è un pericolo valanghe  dice che la zona del residence è a rischio, come dire che quella struttura è stata costruita in un luogo poi non del tutto sicuro. Allora costruire dove c’è pericolo non è raro...

Come è stato possibile?

«E’ una cosa che mi riservo di approfondire», ci dice il sindaco Michele Petraccia alla guida del municipio (con sede provvisoria dal  terremoto del 2009) da sette mesi, «le confermo che la carta valanghe pone un rischio elevato proprio in quella zona in certe condizioni e non saprei dirle come e perchè si è costruito autorizzando una struttura turistica. Quello che le posso dire è che proprio ieri abbiamo riunito ancora la commissione valanghe e pur in presenza di pareri non concordi ho preferito applicare un principio di precauzione ed ho chiuso gli impianti di Prati di Tivo a malincuore».

Una precauzione che in sette mesi il sindaco non aveva avuto perchè non aveva nevicato e che i suoi predecessori hanno attuato poche volte.

Una scelta felice quella del sindaco visto che poi il servizio Meteomont ha diramato una allerta anche per il vento forte e, dunque, gli impianti sarebbero stati chiusi comunque.

  

«VOGLIO APPROFONDIRE»

Sulla valanga il sindaco Petraccia racconta di averlo saputo due giorni dopo perché, pur avendo un appartamento nel residence, il 18 gennaio era isolato giù insieme a tutto il resto del paese senza luce, gas e telefoni, irraggiungibile come tutti gli altri paesi di montagna.

«So che comunque la comunicazione della valanga è stata data subito alla centrale della prefettura», ha confermato il primo cittadino, «grazie ad Antonio Riccioni un esercente della zona che fa parte anche della centrale operativa. In zona io personalmente sono potuto arrivare due giorni dopo solo grazie al gatto delle nevi perchè la strada era impraticabile. Per fortuna non ci sono state conseguenze per la valanga ma mi riprometto di approfondire l’argomento e di sentire tecnici ed esperti anche perchè come le ho detto anche io ho comprato un appartamento lì. Di sicuro però sul rischio valanghe ora si inserisce anche la variabile terremoto che ne aumenta la possibilità e anche questo deve essere valutato e inserito nella carta del rischio. Le dico però che come Comune abbiamo una attenzione elevata per le valanghe e anche i nostri impianti sciistici sono stati costruiti tenendo conto del rischio valanghe e sono protetti con i più moderni sistemi. Oggi dato il rischio elevato ho preferito chiudere impianti».

Le precauzioni non sono mai troppe, a volte meglio che siano superflue piuttosto che non adottarle.

Spesso è la differenza che passa tra la vita e la morte.

Proprio per questo andrebbe chiarito come fu possibile costruire in pieno zona a rischio.



Alessandro Biancardi


NUOVA SLAVINA: MIRACOLO BIS, PERICOLO SCAMPATO

Ore 9 nuova slavina che lambisce gli impianti di risalita. Nessun danno e nessun ferito solo grazie alla precauzione presa ieri dal primo cittadino di vietare l’apertura... per pericolo valanghe.

La neve si è fermata alla base dell’impianto della seggiovia quadriposto della pista da sci Fonte Cristiana.

Il pericolo segnalato dall’allerta Meteomont era di 3 su una scala di 5.

Lo scenario avrebbe potuto essere molto diverso se gli impianti fossero stati aperti.

La valanga avrebbe però preso una strada imprevista perché il canalone era già occluso dalla neve caduta nelle ultime settimane.

Il sindaco Petraccia ha informato la Protezione civile.

Questa seconda slavina in un arco di tempo così ristretto e un evento verificatosi con un livello di allarme medio dovrebbe far riflettere anche in futuro sul principio di precauzione.