L'INCHIESTA

Inchiesta su Accord Phoenix, sigilli e indagati per truffa

Finanza acquisisce documentazione

Redazione PdN

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 Accord Phoenix, «10,7 mln di soldi pubblici per realizzare un impianto inutile»

 


L'AQUILA.  La Procura della Repubblica dell'Aquila ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di reato di truffa sulla vicenda di Accord Phoenix, l'azienda di trattamento di rottami elettronici che dovrebbe riassumere 128 persone dell'ex polo elettronico aquilano. L'indagine è coordinata dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza del capoluogo, comandato dal tenente colonnello Sergio Aloia.

Al momento gli inquirenti mantengono uno strettissimo riserbo sulle attività d'inchiesta. Secondo quanto si è appreso, comunque, ci sono già persone iscritte nel registro degli indagati.

Nella giornata di lunedì, in serata, una trentina di finanzieri si era presentata in sede, acquisendo documenti per tutta la notte.

Stamani i sigilli: l'azienda è, insomma, al momento chiusa, anche se da quanto si è appreso ci sarà istanza di dissequestro.

Accord si è insediata con un investimento privato mai ben stimato, tra 35 e 50 milioni di euro, e con una quota di fondi pubblici di 10,8 milioni concessi dall'agenzia Invitalia e resi disponibile dalla delibera Cipe numero 135, sul quale ora si è concentrata l'attenzione della procura, anche grazie a una serie di esposti presentati per denunciare possibili illeciti. A supportare i controlli, anche alcuni finanzieri del nucleo Pt di Pescara e un elicottero. Al corrente della notizia, ma ancora sprovvisti dei dettagli, i sindacati.

«Siamo stati chiamati dai dipendenti mandati a casa, sappiamo solo che è stata chiusa l'azienda e che è arrivata la Finanza, domani alle 10 in un incontro sindacale cercheremo di saperne di più», ha spiegato Alfredo Fegatelli della Fiom.


STORIE E MISTERI

Nel luglio 2015 l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa (Invitalia), di proprietà del Ministero dell'Economia e delle Finanze, firmò un contratto di sviluppo con la Accord Phoenix, per realizzare un nuovo stabilimento nell'ex polo elettronico de L'Aquila, con un investimento complessivo di 35,8 milioni di euro, di cui 10,7 concessi da Invitalia, come si legge sul portale della stessa agenzia.

I fondi, oggetto del contratto, afferiscono al plafond previsto dalla delibera Cipe n. 135 per la ripresa delle attività produttive nella zona del cratere, all'indomani del sisma abruzzese del 2009.

Il progetto dell'azienda internazionale, attiva nel comparto del trattamento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), prevede l'insediamento di un impianto nel territorio aquilano, presso l'ex polo elettronico del capoluogo abruzzese, dotato di una capacità operativa particolarmente elevata per il comparto, nonché rispetto alle altre aziende già attive nel settore.

Si tratta di una capacità operativa pari a 60.000 tonnellate all'anno, per certi aspetti, «sproporzionata rispetto alle reali esigenze di mercato nel comparto della raccolta, gestione e lavorazione dei RAEE».

Secondo alcune ricerche il mercato potenziale nel raggio di 150 chilometri non supererebbe le 24mila tonnellate.

Ma c’è anche un problema di libera concorrenza e di aiuti di Stato in quanto nell’area lavorano una ventina di aziende che si sono sviluppate esclusivamente con capitali privati.



Della società si parla almeno dal 2013 quando la Accord Phoenix presentò alla Regione un progetto per la realizzazione di un impianto di «messa in riserva e trattamento di RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e altri rifiuti non pericolosi (cavi elettrici)».

Anche allora ci furono promesse e aspettative poi deluse. Anche il dibattito politico si occupò della nuova società.

Il “cattivo” Giorgio De Matteis provò a rovinare la festa al primo cittadino Massimo Cialente sponsor anche allora dell’iniziativa industriale.

Controllando le visure camerali De Matteis scoprì che la sede legale era  a L'Aquila e risultava composta da due società, una con sede a Cipro e l'altra con sede a Londra.

Una srl costituita nel 2012 e registrata nel 2013, con un capitale sociale di 10mila euro, di cui ne risultano versati solo 2.500. Il consiglio d'amministrazione era formato dal presidente, un cittadino inglese di origini indiane, e da due italiani.

Dalle carte emerse che il presidente era un indiano, Shankar Ravi Santeshivara, e i due soci il commercialista milanese Ademo Luigi Pezzoni e il marchigiano Francesco Baldarelli.

Pezzoni è uno dei nomi che si trovano nella scalata all'Alitalia e Baldarelli, ex eurodeputato del Pds poi esponente del Pd, è stato ex direttore generale ed ex presidente di Sin, Sistema informatico nazionale per lo sviluppo dell'agricoltura.

Di fatto i reali proprietari della Accord, beneficiari anche di 10mln di euro pubblici, sono schermati da un trust a Cipro e a Londra, due zone che fanno della riservatezza la loro principale ricchezza finanziaria.