NEL BICCHIERE

Falda Gran Sasso inquinata: emergenza idrica e acqua da potabilizzatore

Provvedimento urgente della giunta. Informazioni carenti e situazione delicata

Redazione PdN

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Falda Gran Sasso inquinata: emergenza idrica e acqua da potabilizzatore

Gran Sasso


PESCARA. La Giunta regionale con una nota ha comunicato di aver «approvato il provvedimento con il quale viene autorizzato un approvvigionamento idrico di emergenza consentendo all'Ente di governo dell'ambito teramano, fino alla data del 15 aprile 2017, la captazione di acqua nella misura massima di 100 l/s dall'opera di presa di "Venaquila" per la distribuzione idrico-potabile, previo trattamento nell'impianto di potalizzazione di Montorio al Vomano. La giunta ha dichiarato lo stato di emergenza idrica nel comprensorio teramano dopo la disposizione cautelativa emessa della Asl di Teramo per le acque provenienti dai laboratori del Gran Sasso dell'INFN».

Il provvedimento ha ridotto la disponibilità idrica della sorgente del traforo che non è più in grado di garantire i volumi necessari per l'acqua potabile.

La Ruzzo, cioè il gestore dell'acqua del teramano, ha spiegato all'Ansa che il provvedimento nasce dal ritrovamento lo scorso 2 settembre di tracce di solventi nelle acque provenienti dalla condotta del Gran Sasso.

Il sistema di controllo che effettua analisi ha immediatamente bloccato l'immissione dell'acqua nel circuito della Ruzzo: la Asl ha vietato il prelievo di questa acqua e il divieto si protrae per precauzione ancora oggi, nonostante ulteriori analisi non abbiano più riscontrato problemi.

La Ruzzo per poter reintegrare la portata idrica ha dovuto chiedere per legge alla Regione di poter captare l'acqua dal Vomano con un potabilizzatore.

«Vorrei tranquillizzare i cittadini, perchè l'acqua è sempre stata potabile», ha spiegato il presidente Ruzzo Antonio Forlini. Il provvedimento della Regione reitera quindi il precedente di settembre.

«Ma desidero comunque capire cosa sia successo il 2 settembre - è il commento del sindaco di Teramo Maurizio Brucchi - i sistemi hanno funzionato, ma è chiaro che qualcosa è successo e serve chiarezza. Non credo si possa restare così, senza risposte».

Una maggiore informazione chiara sull’accaduto e sui livelli di inquinamento ma anche ulteriori particolari sull’incidente sarebbero doverosi da parte di tutte le istituzioni coinvolte. E finora sono mancate persino notizie sommarie e tempestive.

Nessuna informazione sul sito della Ruzzo e naturalmente nessuna delibera della giunta regionale è stata ancora pubblicata sul sito istituzionale.


FORUM H2O: «CASO INCREDIBILE TUTTO ITALIANO»


INterviene anche il Forum H2o che conferma che non si reperiscono sul Web atti ufficiali  (analisi; delibere, lettere ecc.sui siti WEB delle istituzioni).


Secondo il Forum il primo problema è il ritrovamento stesso di questa sostanza contaminante.

Nel sistema autostrada-laboratori-acquedotto, dopo lo scandalo del 2002, furono spesi oltre 50 milioni di euro proprio per la messa in sicurezza e la separazione dei sistemi idrici di captazione e scarico delle acque.

Il Commissario governativo che gestì i lavori era Angelo Balducci.


«I lavori sono stati efficaci o persistono criticità e commistioni tra acque che devono obbligatoriamente avere destinazioni diverse e devono essere separate?», si domanda Augusto De Sanctis che poi rispetto all’incidente del 2 settembre scorso vuole sapere: «come è stato gestito l'evento visto che i Laboratori di Fisica Nucleare sono classificati ufficialmente come Impianto a Rischio di Incidente Rilevante in base alla direttiva comunitaria Seveso? Evidenziamo che esiste un piano di emergenza con una precisa filiera di responsabilità e azioni da mettere in campo, compresa la comunicazione alla popolazione che evidentemente non c'è stata».

E sono ancora tanti gli aspetti oscuri: «chi era a conoscenza della vicenda? Al di là delle eventuali responsabilità per l'accaduto e l'esatta provenienza della sostanza, è scattato il Piano di Emergenza anche per verificare l'esatta provenienza della perdita del solvente? Chi è stato avvertito (laboratori; società di gestione autostradale, prefettura, procura) nell'immediatezza? Le analisi di cui si parla sono quelle che avvengono ogni 15 minuti con allarme in automatico, sistema che fu introdotto con i lavori di messa in sicurezza? Perchè non è stata avvisata la popolazione, nonostante sia espressamente previsto dal piano di emergenza?»  



Il terzo problema è relativo al fatto che i fatti avvengono in un Parco nazionale e che si parla di contaminazione di acque che sarebbero state messe a scarico.

Quell'acqua, se non è andata fortunatamente nella rete idropotabile è comunque finita nell’ambiente.


«Il quarto problema» conclude, «riguarda la trasparenza e l'informazione della popolazione. Il Decreto 31/2001 sulla potabilità delle acque e la Direttiva Seveso impongono agli enti di assicurare una tempestiva informazione della popolazione, anche quando non ci sono pericoli immediati. Una questione di civiltà, ci viene da dire. Perchè non è stata avvisata la popolazione e non sono stati messi a disposizione i documenti come i referti analitici e gli atti attestanti le procedure seguite in quei giorni? In generale ci pare di poter dire fin da ora che è letteralmente fantascienza come è stato trattato il caso da parte delle autorità, visto che stiamo parlando di una captazione di 100 litri/secondo che viene a mancare, con la dichiarazione di stato di emergenza, in un sistema che teoricamente dovrebbe essere al massimo grado di sicurezza».


Nei laboratori sono usate negli esperimenti centinaia di tonnellate di sostanze quali nafta pesante e pseudocumene (sinonimo di 1,2,4 trimetilbenzene). Inoltre ci sono  due tunnel autostradali che attraversano una montagna piena d'acqua.



ORA LA RUZZO SPIEGA

«All’inizio di settembre, nelle captazioni del versante Aquilano, furono rilevate tracce di un Diclorometano (un solvente utilizzato spesso per rimuovere vernice e\o grassi, ed anche nell’industria alimentare ndr), seppur ampiamente sotto i parametri di legge», si legge in una nota diffusa oggi dopo le 11.30, «prudenzialmente, sia Ruzzo Reti che il SIAN della ASL di Teramo hanno effettuato analisi sul pozzetto di derivazione situato in prossimità del Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso; tali analisi hanno confermato che non vi erano superamenti dei parametri di legge, ma, prudenzialmente, avendo le analisi del SIAN evidenziato qualche lieve anomalia, lo stesso SIAN ne ha disposto il non utilizzo fino a nuovo provvedimento. A valle di tale episodio Ruzzo Reti ha, inevitabilmente, dovuto integrare il mancato prelievo dal Gran Sasso (ca 100 l/s) continuando ad utilizzare l’acqua potabilizzata nell’impianto di Montorio al Vomano, che, al contrario, in quel periodo dell’anno, solitamente viene chiuso per effettuare le manutenzioni periodiche».

Nelle settimane seguenti Ruzzo Reti -spiega sempre la nota- ha continuato ad effettuare analisi di laboratorio volte a verificare la qualità dell’acqua captata nel medesimo pozzetto, pur non immessa in rete, e non è mai stato rilevato alcun tipo di problema. Dunque, ha sollecitato il SIAN a consentirne il riutilizzo. Il SIAN, prudenzialmente, non ha consentito la reimmissione in rete; quindi, necessariamente, Ruzzo Reti ha dovuto chiedere alla Regione Abruzzo il prolungamento del cosiddetto ”Stato di emergenza idrica” propedeutico all’autorizzazione alla captazione delle acque che debbono essere poi trattate dall’impianto di potabilizzazione di Montorio al Vomano.

Tale indispensabile proroga nell’utilizzo del potabilizzatore ha indotto altresì Ruzzo Reti ad avanzare istanza risarcitoria nei confronti del Laboratorio di Fisica Nucleare per via dei maggiori costi sopportati nel processo di potabilizzazione.

«Si ribadisce quindi che non è mai accaduto che acqua contaminata sia stata immessa in rete e che i sistemi di controllo sia di Ruzzo Reti che degli organi preposti al controllo non consentirebbero il verificarsi di tale fattispecie».


INTERROGAZIONE DEI 5 STELLE

«Davvero sconcertante il silenzio della Regione e della Asl sullo sversamento di sostanze inquinanti dai laboratori dell’INFN nella condotta del Gran Sasso ed altrettanto sconcertante che la Ruzzo reti minimizzi l’accaduto con la scusa che si tratti di un episodio accaduto la scorsa estate. L’inquinamento comunque c’è stato ed è necessario spiegarne le conseguenze e gli effetti», commenta il consigliere del M5S, Riccardo Mercante, che ha depositato una interrogazione alla Giunta diretta a far luce sui recenti accadimenti ed a conoscere le reali condizioni della sorgente del Gran Sasso. «Ci sono voluti più di tre mesi – ha spiegato Mercante – per essere informati dello sversamento di sostanze tossiche, che sembrerebbero le stesse che, nel lontano 2003, determinarono lo stato di emergenza ambientale, da parte dei laboratori del Gran Sasso. Nessuno, Asl e Regione in primis, si è degnato di far sapere ai cittadini cosa stava accadendo e tantomeno che le acque destinate all’uso quotidiano fossero inquinate. Una omissione gravissima visto che, in questo caso sono in gioco la salute e l’incolumità pubblica ed era, quindi, un preciso dovere, da parte delle Autorità, informare tutti sin dalla scorsa estate, da quando, cioè la Asl ha constatato l’inutilizzabilità delle acque».

«Per anni – ha continuato Mercante – ci hanno decantato i pregi e le qualità delle acque della sorgente del Gran Sasso. Adesso, invece, si scopre, e solo perché hanno dovuto dichiarare lo stato di emergenza idrica, che le acque sono inquinate, che non sono sufficienti a coprire l’intero fabbisogno e che bisogna ricorrere ad altri bacini previo trattamento nel potabilizzatore di Montorio al Vomano. Ci obbligano, in sintesi, a pagare di più per avere in cambio un’acqua di minore qualità».


I LABORATORI INTERROMPONO L’UTILIZZO DEL SOLVENTE

L’Infn, i laboratori del Gran Sasso spiegano in una nota che «il 1 settembre 2016 è pervenuta ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell'INFN una nota della AUSL Teramo in cui si comunicava che, nel corso delle ordinarie attività di monitoraggio sui campioni di acqua provenienti dalla rete idrica sotterranea del Gran Sasso, era stata riscontrata una traccia di diclorometano in uno dei punti di captazione situati nei pressi dell'entrata dei Laboratori sotterranei, lungo l'autostrada A24. Contestualmente la AUSL informava che, a scopo cautelativo, sarebbe stata sospesa l'immissione in acquedotto delle acque provenienti da tale captazione. A seguito della segnalazione da parte della AUSL, i LNGS hanno verificato l'utilizzo del diclorometano, un solvente di uso comune altamente volatile, impiegato in quei giorni per operazioni di pulizia dalla colla di alcune componenti dei rivelatori. I Laboratori hanno quindi immediatamente sospeso l'utilizzo del solvente, e provveduto a monitorare le acque, con numerosi prelevamenti di campioni, non riscontrando più, sin dai giorni immediatamente successivi alla segnalazione, tracce del solvente.

Nessuna ulteriore comunicazione in merito - conclude la nota - è pervenuta ai Laboratori del Gran Sasso né da parte delle Autorità competenti né di Ruzzo Reti SpA».

In seguito alla segnalazione della AUSL Teramo  i Laboratori «hanno immediatamente sospeso, provvedendo a monitorare le acque, con numerosi prelevamenti di campioni, non riscontrando più, sin dai giorni immediatamente successivi alla segnalazione, tracce del solvente».