LA SENTENZA

Case fantasma a Sharm el Sheik, condanna definitiva per imprenditore teramano

L’accusa è quella di truffa

Redazione PdN

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Case fantasma a Sharm el Sheik, condanna definitiva per imprenditore teramano

TERAMO. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa per Fabrizio Pompizii, 45 enne promotore immobiliare di Campli, uno dei cinque che nel 2010 venne coinvolto nella maxi indagine avviata dai carabinieri.

L’accusa era quella di truffa: secondo quanto ricostruito nel corso del processo l’uomo  si faceva pagare appartamenti mai costruiti. Una trentina i clienti raggirati ma nel corso degli anni solo uno si è costituito parte civile nel processo.

Secondo l'accusa Pompizii si sarebbe presentato come costruttore edile che operava nella località turistica egiziana di Sharm El Sheik. Il teramano aveva prospettato ai clienti un illusorio affare immobiliare relativo all'acquisto di un appartamento all'interno del "Grand Azure Resort Tropicana", ottenendo la consegna di 7 mila euro.

Il primo sentore del raggiro saltò fuori dopo che i clienti presero accordi con Pompizii per un viaggio e un soggiorno "esplorativo" a Sharm El Sheik. L’imprenditore si offrì di occuparsi delle prenotazioni necessarie, dietro versamento delle somme di denaro per i biglietti e per l’alloggio, ma poi riferì di non avere trovato disponibilità di voli e di alberghi.

L'appartamento promesso in vendita si è rivelato poi inesistente: la struttura che avrebbe dovuto comprenderlo era risultata destinata interamente ad Hotel.

Insomma le case reclamizzate anche su internet e vendute a decine di professionisti teramani non esistevano.

I carabinieri parlarono subito di 34 vittime ma solo una, come detto, decise poi di costituirsi parte civile in giudizio.

In primo grado Pompizii era stato già condannato ad un anno e tre mesi per truffa. In appello la pena era stata ridotta (escluse la rilevanza della recidiva) ma era stato confermato il giudizio di responsabilità. Una nuova conferma è arrivata adesso dalla suprema corte.