CHE SORPRESA

Corte Costituzionale boccia ancora legge regionale anti Snam

Ancora un invasione di campo inefficace per contrastare il metanodotto

Redazione PdN

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Corte Costituzionale boccia ancora legge regionale anti Snam

Matteo Renzi

PESCARA. Nessuno potrà dire che non si sia tentato il tutto per tutto. Persino varare leggi palesemente in contrasto con norme elementari  (e la Costituzione) e solo per poter dimostrare la propria contrarietà. E’ successo ancora, questa volta la Corte Cotituzionale ha bocciato la legge   che tentava di delocalizzare la centrale Snam posizionandola in una zona industriale e più lontano dal centro abitato.

Un tentativo che dire goffo è poco visto che già al momento della discussione tutti sapevano che la legge sarebbe durata poco e si è trasformata in un doloroso autogol. Ma tanto bastò per poter far dire alla maggioranza di centrosinistra che era contraria alle imposizioni del governo nazionale (di centrosinistra). Un gioco delle parti che serve a poco e che certifica una volta di più tutte le incongruenze di progetti mastodontici calati e imposti dall’alto come nel caso del gasdotto Snam che si snoda per centinaia di chilometri nelle zone più a rischio sismico senza che questo possa destare riflessioni suppletive.


Ma cosa dice la Corte Cotituzionale?

«La disposizione, che affida alla Regione la competenza a stabilire le distanze di sicurezza dei nuovi metanodotti, si pone in contrasto con l'espressa riserva allo Stato della determinazione dei criteri generali tecnico-costruttivi e delle norme tecniche essenziali degli impianti di produzione, trasporto, stoccaggio e distribuzione dell'energia».

Il presidente  Paolo Grossi, che ha dichiarato illegittima la legge regionale dell'8 giugno 2015, numero 13, attraverso la quale la Regione Abruzzo aveva inteso disciplinare le aree di collocazione e le distanze di sicurezza nella posa dei metanodotti, al fine di garantire l'incolumità pubblica.

Nello specifico, è stato bocciato il primo articolo del testo, nella parte che introduce l'articolo 1.2, commi 1 e 2 : in base al primo comma della legge, «le centrali di compressione e di spinta del gas funzionali sono localizzate, in ottemperanza alle disposizioni del Piano regionale della qualità dell'aria, nelle zone industriali della Regione dove l'impatto ambientale e il rischio sismico sono minori»;

in base al secondo comma, «fatte salve le norme nazionali, relative alle distanze di sicurezza dei metanodotti della rete nazionale esistente, per i nuovi metanodotti la Regione stabilisce distanze di sicurezza tali da salvaguardare l'integrità fisica delle persone stabilendo distanze che crescono in proporzione all'aumentare del diametro delle condotte e della loro pressione d'esercizio secondo l'allegata tabella e le note per condotte con categoria di posa».

Nel testo venivano poi specificati valori e parametri.

Dunque la Regione ha invaso le materie di esclusiva competenza dello Stato.

La legge regionale era stata impugnata dal Governo, con la Regione Abruzzo che aveva rinunciato a costituirsi in giudizio.

Stesso spettacolo andato in scena anche nel 2013 quando fu dichiarata incostituzionale un’altra legge, sempre riguardante il gasdotto e che in qualche modo mirava a contrastare le imposizioni governative.

Errare è umano ma farlo scientemente e reiteratamente è più che diabolico.