LE REGOLE

D’Alfonso il lobbista vola alto: «per finanziamenti ad aeroporti via vincoli europei»

Il Governo italiano dovrebbe fare pressione per cambiare le regole del libero mercato

Redazione PdN

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D’Alfonso il lobbista vola alto: «per finanziamenti ad aeroporti via vincoli europei»

ROMA. «Ieri a Roma in Conferenza delle Regioni ho nuovamente rilanciato l'esigenza di rendere oggetto di esenzione dai cosiddetti "aiuti di Stato" sia i sostegni al funzionamento degli aeroporti minori sia gli investimenti che vengono fatti per mantenere in vita i porti».

Il presidente Luciano D’Alfonso non demorde e continua la sua attività per far in modo che i finanziamenti milionari che vengono erogati da enti pubblici verso le società di gestione di porti e aeroporti siano considerati di fatto eccezioni rispetto alla regola generale degli aiuti di Stato.

Si tratta di un principio largamente accettato che è alla base delle attuali regole economiche mondiali e mira a tutelare i principi del libero mercato e della libera concorrenza.

Da alcuni mesi, però, partendo dalla situazione di particolare dissesto di fatto della Saga, la società che gestisce l’aeroporto d’Abruzzo, l’attuale governatore della Regione Abruzzo ha ingaggiato una monumentale battaglia lobbistica senza precedenti che coinvolge la principale compagnia di volo low cost, tutta la filiera politica (anche trasversale al Pd) che parte da Pescara, arriva a Roma e punta dritta a Bruxelles. L’obiettivo è quello di cambiare le regole visto che, quelle in vigore, sono state anche maltrattate finora e si ritiene che pongano vincoli troppo stringenti (nello specifico per finanziare direttamente vettori e per continuare a finanziare ad libitum il disavanzo delle società in perdita).
Per questo motivo D’Alfonso fa sapere, con il consueto orgoglio, di aver presentato e di «aver fatto approvare»  un ordine del giorno riguardante la modifica del Regolamento UE n. 651/2014 che dichiara alcune categorie di aiuti «compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato e del Regolamento UE».

Con l’ordine del giorno approvato la Conferenza si «invita il Governo a condividere anche a livello politico la posizione delle Regioni e delle Province autonome sul Progetto di Regolamento della Commissione recante modifica del Regolamento UE n. 651/2014 e a sostenerla in tutte le sedi negoziali europee, in particolare per quanto riguarda i seguenti aspetti: l’introduzione di una ulteriore categoria di aiuto esclusa dall’obbligo di notifica previsto dai Trattati per gli ‘aiuti al funzionamento degli aeroporti’ (art. 56 bis) e l’inclusione del cosiddetto dragaggio di manutenzione tra i costi finanziabili nell’ambito della nuova categoria di aiuti in esenzione per gli investimenti a favore dei porti marittimi (art. 56 ter)».

Per ora, dunque, questo documento dovrebbe impegnare il governo nazionale -che già ha dimostrato di essere precisamente orientato sulla stessa lunghezza d’onda- per poi perorare la causa in ogni sede internazionale europea affinchè si convinca la Commissione europea ad accettare le “eccezioni abruzzesi”.

Per ora segnali a parte della Commissione non ce ne sono stati, anzi negli ultimi mesi sono continuate le sanzioni nei confronti di chi ha violato quegli stessi principi che si vogliono cambiare e non sembra che a livello europeo si sia ancora avuto il coraggio di aprire il dibattito sul punto.

Il prossimo 28 novembre il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio chiuderà la posizione italiana in merito alla seconda consultazione aperta dalla Commissione Europea sulle modifiche al Regolamento UE n. 651/2014.

Per il piccolo governatore (che fa prove tecniche da ministro ed europarlamentare) di una piccola regione, di uno dei tanti paesi dell’Europa, si tratterebbe  di «un’occasione preziosa per semplificare e ridurre gli oneri a carico delle amministrazioni regionali, un’iniziativa fondamentale considerata la situazione critica di alcune realtà portuali e aeroportuali che abbisognano con urgenza di sostegno pubblico».

Eppure, con buona probabilità, sarebbe bastato solo un quarto dello sforzo per mettere in piedi tutta questa mastodontica e utopistica macchina  per amministrare semplicemente saggiamente le società pubbliche che si pretende di finanziare e soprattutto non ci sarebbe stata alcuna «situazione critica» da sanare.

Ma si sa, spesso, chi guarda troppo lontano non vede le cose che ha sotto il naso.